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27 novembre 2013

Da "caso" a goleador, Llorente ci riprova con il Copenaghen

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Fernando Llorente ha segnato due gol in questa Champions League, entrambi contro il Real Madrid

Due mesi fa contro i danesi, avversari di stasera , l'esclusione dello spagnolo suonò come una bocciatura. Ora tocca a lui e a Tevez avvicinare i bianconeri agli ottavi. Ecco la storia della rinascita del "Re Leone"

di Roberto Brambilla

Juventus-Copenaghen, due mesi dopo. 69 giorni dal match di andata che sembrano una vita. Almeno per l'attaccante bianconero Fernando Llorente. Che da quel 17 settembre, quando nella prima giornata di Champions con il risultato sull'1-1 Antonio Conte preferì inserire Sebastian Giovinco, è passato dal ruolo di “riserva-della-riserva” a quello di spalla ideale per El Apache Carlos Tevez. Ecco la rinascita del numero 14 bianconero.


Un avvio difficile – L'approccio di Nando con la Juventus non è stato tra i più semplici. Arrivato a luglio a parametro zero dopo un anno praticamente “a mezzo servizio” (l'allenatore dell'Athletic Bilbao Marcelo Bielsa gli concedeva in pratica solo spezzoni di partita) il navarro, classe 1985, ha pagato, oltre alle normali difficoltà di ambientamento, una preparazione fisica intensa a cui era poco abituato, l'adattamento a un modo di giocare molto diverso da quello dell'Athletic (dove lui era l'unica punta) e un reparto in cui la concorrenza è forte. Risultato? Un giocatore “imballato” che nei primi due mesi ha trovato poco spazio nelle rotazioni di Conte e che ha fatto fatica a inserirsi nei meccanismi della Juventus. Un minuto alla prima di Serie A con la Sampdoria, panchine contro Torino, Inter, Lazio e Copenaghen, due partenze da titolare e un solo lampo, il gol pesante che regala il 2-1 e la vittoria alla Juventus in casa contro il Verona, il 22 settembre.

La svolta del Bernabeu– Difficoltà di inserimento e prestazioni non all'altezza delle aspettative che non hanno però tolto a Llorente la fiducia di Antonio Conte, nonostante le voci che avrebbero voluto già una partenza dello spagnolo a gennaio. Complici gli infortuni di Quagliarella e soprattutto di Vucinic l'allenatore bianconero ha schierato "Il Re Leone" titolare. In campionato contro la Fiorentina e soprattutto nel match di Champions League contro il Real Madrid al Santiago Bernabeu. Contro i blancos, ai quali con la maglia Athletic aveva già fatto gol cinque volte, Llorente ha giocato 50 minuti e ha segnato la rete del momentaneo (e inutile) 1-1 della Juventus. Un gol “di rapina” e buoni movimenti al fianco di Carlitos Tevez, nella coppia d'attacco bianconera.

Champions e campionato, Llorente sempre presente (o quasi) – Il gol del Bernabeu è il segnale della crescita dello spagnolo. Nel 3-5-2 di Conte il navarro diventa la spalla fissa di Tevez, giocando tutte le partite da titolare tra campionato e Champions, tranne il turno infrasettimanale con il Parma. E proprio nel ritorno contro il Real Madrid segna un altro gol fondamentale, il colpo di testa che da alla Juventus un fondamentale 2-2 che consente ai bianconeri di rimanere in corsa per la qualificazione agli ottavi. Poi in Serie A le reti che sbloccano le partite di Napoli e di Livorno e soprattutto un ruolo definito nello scacchiere tattico di Antonio Conte. Llorente è l'uomo d'area di rigore (il suo bottino, 5 gol, è lo stesso di David Trezeguet nella sua stagione d'esordio, il 2000-2001) ma anche quello che fa salire la squadra, crea spazi e fa le sponde ai compagni che si inseriscono. Un giocatore importante che in questi sette mesi, oltre a cercare il primo scudetto della carriera, proverà a guadagnare la fiducia di Vicente Del Bosque per andare a Brasile 2014, dopo le convocazioni per le amichevoli contro Ecuador e Guinea Equatoriale.