Higuain: "Il mio idolo? Ronaldo il fenomeno"

Champions League
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In una lunga intervista concessa al The Guardian, Gonzalo Higuain si racconta. Obiettivi professionali e di vita, la sua filosofia e il rapporto con le critiche. E nel giorno di Barcellona-Juventus, una promessa: "Quest'anno riproveremo a vincere tutto"

Due settimane possono essere davvero lunghe, specialmente quando il campionato si ferma e la convocazione in Nazionale non arriva. Gonzalo Higuain ha appena sperimentato l’attesa, scalpitando e allenandosi a Vinovo. Perché la prima sosta per gli impegni delle Nazionali è un po’ il preludio all’inizio vero e proprio di stagione: pronti, via, non si respira tra una partita e l’altra. Campionato, Champions League. Il respiro profondo, Higuain, ha avuto il tempo di farlo. Prima di immergersi: subito gol con il Chievo, oggi è già tempo di un nuovo inizio: la Champions League chiama, Gonzalo vuole rispondere “presente”. E in questa intervista al Guardian comincia a farlo a parole: e per lui, che di solito non parla molto, forse contano davvero. Dagli insegnamenti del padre Jorge, all’idolo Ronaldo. Passando per l’Higuain fuori dal campo, un po’ filosofo, a quello in campo, sempre determinato.

Papa Jorge e l'idolo Ronaldo

“Mio padre Jorge era un difensore, quindi mi ha detto tutto quello che ai difensori non piace. Quindi ho avuto sin dall’inizio un vantaggio, mi ha svelato alcuni segreti. Quali? Beh, se sono segreti…”. Segreti poi traslati in campo, viene da pensare che ogni gol sia dunque frutto di quell’insegnamento. E dello studio di altri modelli: “Ronaldo, quello brasiliano. Ho guardato i suoi gol 2 milioni di volte, per me è il migliore di sempre con ampio margine”. Dubbi pochi, anche su cosa significa essere un grande attaccante: “Avere sempre l’immagine del gol in mente. Non vivo il gol come un’ossessione, ma come un dovere: è il mio compito”. Se poi, come afferma il Pipita, non pesa nemmeno la pressione… “La pressione la sento da quando sono in prima squadra al River Plate. Ma l’ho sempre voluta, è il motivo per cui gioco a calcio: chi non riesce a gestirla non ama questo sport. Il calcio è pressione costante, ogni giorno”.

"Champions League, ci riproveremo"

Pressione che spesso fa rima con critiche. E anche qui Higuain stupisce: “Segni per sette partite consecutive, poi ne sbagli due e dicono che sei in crisi. Ma questo capita a chi è forte, giusto? Tutti sono abituati a vederti segnare tanti gol e quando non lo fai per due partite, si sorprendono. Questa in realtà è una cosa bellissima, simpatica”. Vincere, un’altra cosa bella. La più bella, per il numero 9 bianconero: “Se giochi bene e vinci è meglio, ma giocare bene e non vincere, alla fine non ti lascia niente”. Eppure qualche finale di troppo è andata male… “Vincere le finali è stupendo, ma è importante anche riuscire a raggiungere il traguardo di giocarle. La Juve ad esempio ne ha giocate due di Champions League in tre anni, una cosa molto difficile da fare. Qui si gioca per vincere tutto, quella è la mentalità. Ti viene detto quando oltrepassi la porta per la prima volta. L’anno scorso ci siamo andati vicini, quest’anno ci riproveremo”.

L'uomo Gonzalo

Non c’è soltanto un Higuain calciatore però: per Gonzalo l’uomo e il professionista vanno di pari passo. “Ci sono valori importanti: a livello umano vorrei essere un buon padre per mio figlio, quando ne avrò uno, e un uomo per bene.  Se sei a posto con te stesso, porti energia positiva e 8 volte su 10 ti andrà bene. Ecco perché credo che come agiamo a livello umano sia molto importante. Molte persone invece non lo fanno e credono che il lavoro sia più importante di come ci si comporta sul lato umano”. Una filosofia che si riflette sul calcio: “La mia filosofia sul calcio è essere felici nel fare ciò che si fa. Quando dicono che sei uno dei migliori al mondo, devi comportarti allo stesso modo di quando dicono che sei ‘morto’. Presto attenzione solo alle persone che vogliono il mio bene: i compagni, lo staff. Se mio padre o l’allenatore o il mio presidente dicono qualcosa, mi interessa. Non se lo fa qualcuno che non mi conosce e che non parla per aiutarmi. Voglio lasciare il mio nome tra i più grandi di questo sport. Per farlo devi avere l’umiltà di voler crescere ancora. Come Buffon, che ha 40 anni e vuole ancora migliorare”.

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