Grandi imprese, 3-3 e 4-4: la Juve a Wembley "conta" sulla sua Storia

Champions League

Alfredo Corallo

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La Juve è al debutto ufficiale a Wembley, ma negli incroci tra il calcio italiano e gli inglesi nel "Tempio" sono stati tanti i bianconeri protagonisti, da Capello a Zoff, Vialli e il Trap, un motivo di ottimismo in più per i tifosi juventini nella sfida di Champions con il Tottenham, ripensando anche al 4-4 di Boniperti con il "Resto del Mondo" e a quel 3-3 dell'Under 21 di capitan Chiellini...

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"Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che l'Italia stesse vincendo per venti a zero e che aveva segnato anche Zoff, di testa, su calcio d'angolo...". Il 14 novembre del 1973 Dino Zoff non si spinse a tanto, ma giocò sul serio una partita epica all'Old Wembley, nel vecchio Tempio poi demolito per fare spazio all'attuale casa del Tottenham, quando Fabio Capello e i "camerieri" azzurri - perché così i giornali britannici ci chiamarono simpaticamente alla vigilia del match - servirono ai nobili palati di sua maestà la frittatona più indigesta, una "purga" degna della migliore "Corazzata Kotiomkin" di fantozziana memoria.

E il portiere friulano era in campo anche 10 anni più tardi, il 2 marzo del 1983 a Birmingham, contro l'Aston Villa: è da allora, pensate, che la Juve - al debutto ufficiale stasera a Wembley dall'unico precedente nell'amichevole della scorsa estate persa 2-0 proprio con gli Spurs - è da 35 anni che la Juventus non torna con una vittoria dal "suolo" britannico negli scontri a eliminazione diretta. Ma non mancano, appunto, dei trascorsi nella storia del calcio italiano (con tanti illustri bianconeri protagonisti) che autorizzano i tifosi juventini e gli uomini di Allegri all'ottimismo nel ritorno degli ottavi di Champions, chiamati a vincere contro i londinesi del "piemontese" Pochettino per avere la certezza di andare avanti dopo il il 2-2 di Torino. Vincere o replicare il 2-2 per acquisire almeno i supplementari, o pareggiare 3-3, 4-4...

E il portiere friulano era in campo anche 10 anni più tardi, il 2 marzo del 1983 a Birmingham, con l'Aston Villa: da allora, pensate, la Juve non torna con una vittoria dal "suolo" britannico negli scontri a eliminazione diretta, sebbene non manchino appunto dei precedenti nella storia del calcio italiano (con tanti illustri bianconeri protagonisti) che autorizzano i tifosi juventini e gli uomini di Allegri all'ottimismo nel ritorno degli ottavi di Champions, stasera a Londra, chiamati a vincere per avere la certezza di andare avanti dopo il il 2-2 di Torino con gli Spurs del "piemontese" Pochettino. 

Il 4-4 del "pioniere" Boniperti 

La leggenda vuole che dietro il 2-1 di 35 anni fa con i Villans - a firma di Paolo Rossi e Zibì Boniek - ci fosse lo zampino di Giampiero Boniperti, che aveva convinto il suo allenatore Giovanni Trapattoni a schierare un attaccante in più: e chi, in effetti, meglio del presidente onorario e icona della Vecchia Signora, poteva conoscere i segreti del Football d'Oltremanica, lui che fu il primo calciatore italiano a ricevere l'onore di giocare a Wembley, invitato per i 90 anni della Federcalcio inglese in occasione della sfida tra Inghilterra e Resto del Mondo. 

Boniperti che, peraltro - schierato al fianco del "milanista" Nordahl - realizzò una doppietta quel 21 ottobre 1953, due gol in meno di mezzora, un record. "Ricordo che ci portarono allo stadio il pomeriggio precedente alla partita - racconterà - fu quel giorno che lo vidi, per la prima volta. Vuoto, dava le vertigini, alto, immenso. Il giorno dopo giocammo: dall'uscita degli spogliatoi al centro del campo ci saranno stati più o meno 300 metri. Tanti, ma indispensabili per abituarsi a 120 mila spettatori, un muro umano. Necessari per abituarsi a quell'urlo che ho ancora nelle orecchie. Quello fu il «mio» Wembley, una sensazione fantastica, un'emozione che non mi abbandonerà mai. Credo che un calciatore che non abbia mai giocato a Wembley e al Maracanà non possa dirsi un giocatore completo".

Per la cronaca finirà 4-4, una delle possibilità che, come detto, alla Juve stasera non dispiacerebbero...

Buffon fa rima con 2-2 (e con Paròn)

Qualche anno più tardi, il 6 maggio del 1959, in amichevole, anche la Nazionale fece il suo debutto all'Empire Stadium - costruito in appena 300 giorni per la Grande Esposizione dell'Impero Britannico del 1924 - e indovinate chi c'era in porta? Buffon... Lorenzo Buffon, del Milan, cugino di secondo grado del nonno di Gigi. L'Italia, guidata da un altro mito bianconero - Giovanni Ferrari - rimontò il doppio svantaggio e uscì con uno storico 2-2 grazie ai gol di Sergio Brighenti e Amos Mariani, coppia d'attacco del Padova di Nereo Rocco, il Paròn, che nel 1963 sarà sulla panchina del Milan campione d'Europa, quello di Cesare Maldini e Gianni Rivera, vittorioso a Wembley contro il Benfica di Eusebio, ribaltato dalla doppietta di José Altafini

Scusi, chi ha fatto palo?

Rivera era in campo anche nel 1973, per la prima, leggendaria vittoria dell'Italia a Wembley, consegnata all'eternità dal gol dello juventino Capello (che poi sarà anche ct dell'Inghilterra) e tramandata alle nuove generazioni dall'immortale capolavoro del maestro Luciano Salce, il "Secondo tragico Fantozzi", nella scena del "programma formidabile" che il nostro eroe aveva in mente per la sera della partita, che ancora oggi recitiamo come un mantra: "Calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero...".

Se la telefonata di Filini e la visione "forzata" della Corazzata Potëmkin-Kotiomkin guasterà i piani del ragioniere, il vero incubo per il sampdoriano Paolo Villaggio si materializzerà realmente il 20 maggio del 1992, sempre a Wembley, quando il sogno dei blucerchiati dei vari Boskov, Mancini e Vialli (che si rifarà) di vincere la Coppa dei Campioni s'infrangerà in finale sul Barcellona di Johan Cruijff e Pep Guardiola, "vittime" del destro armato di Rambo Koeman. 

Italian style

Il futuro juventino Luca Vialli avrà di che consolarsi appena un anno dopo con la sua Cremonese: già, i grigiorossi allenati da Gigi Simoni potranno vantare per sempre di essere stati il primo club italiano a "profanare" il Tempio, vincendo per 3-1 nella finale con il Derby County la Coppa Anglo-Italiana, il 27 marzo del 1993 (affermazioni ripetute da Brescia e Genoa nel '94 e '96), aprendo di fatto la strada al trionfo del Parma di Nevio Scala in Coppa delle Coppe con lo stesso risultato appena due mesi più tardi, il 12 maggio a spese dei belgi dell'Anversa. 

Ma la rivincita di Vialli - che alzò l'ultima Champions della Juve nel '96 - avrà tutto un altro sapore nel suo periodo al Chelsea, da giocatore e allenatore, insieme a "Magic Box" Gianfranco Zola, Roberto Di Matteo e Carlo Cudicini: a Wembley solleverà per ben due volte la FA Cup, nel '97 e nel 2000 con l'accoppiata Coppa-FA Charity Shield, decisa proprio da un gol del centrocampista di origini svizzere, che da boss dei Blues conquisterà una Champions e un'altra FA Cup nel 2012. 

We are the Champions

Lo stesso Di Matteo - esonerato all'indomani del 3-0 subito dalla Juve di Conte nei gironi di Champions -  titolare in quella che rimane la vittoria più prestigiosa dell'Italia a Wembley contro i Leoni, il 12 febbraio del 1997, nel cammino verso i Mondiali francesi: in quel caso fu il compagno di squadra Zola a determinare la sfida, sulle orme di Capello; come il portiere juventino Angelo Peruzzi sigillò i pali "alla Zoff", assicurando l'impresa agli azzurri di Cesare Maldini. Tra gli eroi di quella battaglia anche "Soldatino" Di Livio, che ripeterà il trionfo in maglia viola nel 1999, quando la Fiorentina di Batistuta e del Trap scriveranno un altro pezzo di storia italiana a Wembley contro l'Arsenal di Vieira, Henry e Bergkamp. 

Pazzo di Wembley: il 3-3 di capitan Chiello 

Quella della Fiorentina resterà l'ultima vittoria di una squadra italiana nel vecchio Wembley, buttato giù nel 2003. Ricostruito dalle fondamenta e inaugurato nel 2007 con la gara ufficiale del 24 marzo tra l'Under 21 inglese e i nostri azzurrini, proprio così: e azzurro sarà il primo gol, dell'allora viola Giampaolo Pazzini, che battezzò il nuovo impianto dopo appena 28 secondi, chiudendo con una tripletta da sogno. Ricordate chi era il capitano di quell'Italia? Giorgio Chiellini, con l'immancabile benda alla testa (c'era anche Simone Padoin, l'amatissimo "talismano" dei tifosi bianconeri). E il risultato finale? 3-3. Stasera basterebbe, Boniperti non si offenderà se per una volta vincere non sarà l'unica cosa che conta. 

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