Liverpool, sembra Yesterday: e se nasce una bambina poi la chiameremo "Roma"

Champions League

Alfredo Corallo

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La semifinale di Champions tra Liverpool e Roma sarà anche una sfida canora tra due delle tifoserie più calde d'Europa: la leggendaria "You'll never walk alone" contro gli inni romanisti di Antonello Venditti, poi imitato da Corrado Guzzanti alla festa scudetto del Circo Massimo con lo strip della Ferilli. Nel 1984, peraltro, quando i club si affrontarono per la finale dell'Olimpico, uscì anche "Chiedi chi erano i Beatles" degli Stadio, uno strano scherzo del destino...

LIVERPOOL-ROMA, LA DIRETTA LIVE

"Ieri, l'amore era un gioco così facile da giocare. Ora ho bisogno di un posto dove nascondermi. Oh, io credo nel passato". L'altra? "Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla. Come pini di Roma, la vita non li spezza, questa notte è ancora nostra...". Se la buttassimo sulla poesia non ci sarebbe storia: Roma batte Liverpool (almeno) 1-0. Se, poi - magicamente - quelle stesse parole risuonassero nella lingua della regina, allora... la musica cambierebbe drasticamente: "Yesterday, love was such an easy game to play, Now I need a place to hide away, Oh I believe in yesterday". Ma non è certo un mistero - lo era 50 anni fa, quando nelle scuole italiane non tutti studiavano l'inglese e google translate sapete, non esisteva! - che i testi dei Beatles non fossero dei sonetti di Shakespeare, e forse fu anche per questo che i Reds "snobbarono" il repertorio dei baronetti di casa nella scelta dell'inno. Pare - inoltre - che i Fab Four non si sbilanciassero sulla loro fede calcistica per un preciso diktat dell'agente, preoccupato di scontentare la piazza, divisa tra Liverpool e Everton. Sì, nel video di "Help!" sono avvolti da un evidente sciarpa biancorossa e John Lennon da bambino sognava di diventare un giocatore del Liverpool; ma è anche vero che Paul McCartney fu avvistato più volte dalle parti di Goodison Park a tifare per iToffees... 

You'll never walk alone

Nel dubbio Bill Shankly, storico allenatore dei Reds, conquistato dalla cover dei "Gerry and The Pacemakers" (siamo sempre nell'epoca beatlesiana, intorno al 1963) contagiò l'ambiente a tal punto che "You'll never walk alone" oggi è anche la scritta all'entrata dello Shankly Gate di Anfield Road e compare sul logo ufficiale del club. Perché sarà la Kop, la tifoseria dei Rossi, il primo vero ostacolo che i ragazzi di Eusebio Di Francesco dovranno affrontare nell'andata della semifinale di Champions. È sulle ali dei loro canti, sull'onda di quel "Non camminerai mai sola" che Salah, Firmino, Mané e tutta la banda di Jurgen Klopp "danzano" che è un piacere moltiplicando le energie a ritmi vertiginosi, gasati già dal coro iniziale che non ha mai lasciato indifferente nessun avversario, compresa la notte di lacrime e preghiere del 30 maggio 1984 all'Olimpico. 

Grazie (lo stesso) Roma 

E ancora più commovente fu la reazione dei tifosi giallorossi, che si videro soffiare nel loro tempio la Coppa più desiderata ma che non mancarono di cantare la più struggente delle versioni di "Grazie Roma", in Curva Sud come al Circo Massimo, dove l'anno precedente avevano festeggiato lo scudetto e Venditti adesso aveva programmato uno show in due puntate: prima e dopo la finale, sperando nella grande festa che festa non fu, rovinata dai balletti di Grobbelaar e dai rigori "stonati" di Conti e Graziani. Quella sera presentò le nuove "Ci vorrebbe un amico" e - appunto - "Notte prima degli esami" con quei versi che suonarono come un presagio: "Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni. Notte di sogni, di coppe e di campioni...". 

Chiedi chi erano i Beatles

E sempre per uno strano segno del destino in quel 1984 gli Stadio di Gaetano Curreri incisero "Chiedi chi erano i Beatles", musicando un testo del poeta bolognese Roberto Roversi che parlava di un confronto tra generazioni, gli stessi padri e figli che - per esempio - avevano sognato di condividere l'emozione di una giornata indimenticabile, accomunati dalla fede per la Roma: "Voi che li avete girati nei dischi e gridati/voi che li avete aspettati ascoltati bruciati e poi scordati/voi dovete insegnarci con tutte le cose non solo a parole/chi erano mai questi Beatles/chi erano mai questi Beatles". Era stato proprio un tifoso romanista a lanciare la band emiliana di Lucio Dalla con "Borotalco" nel 1982 e le loro "Grande figlio di puttana" e "Chi te l'ha detto?": quel Carlo Verdone che nel 1965 era stato tra i fortunati  spettatori dell'unico concerto dei Beatles al Cinema Adriano (1.500 lire per un biglietto era una cifra esorbitante per il tempo). Finché, 40 anni più tardi, il 10 maggio del 2003 Paul McCartney non ricreerà quella magia al Colosseo, in beata solitudine. 

Roma Roma Roma (core de' sta città)

Ma se il Liverpool - come detto - non "approfittò" dei suoi quattro concittadini illustri, la Roma ha invece attinto a piene mani dal suo cantautore "principe" riscuotendo un successo internazionale. Per il settimanale France Football l'inno di apertura "Roma Roma Roma" è uno dei più belli d'Europa, secondo soltanto (indovinate a quale?) a You'll never walk alone. Tra le altre Venditti ha scritto anche "Tradimento e Perdono" dedicata al compianto capitano di quella Roma Agostino Di Bartolomei; e "Correndo correndo" per Sebino Nela, che sarà lo spunto per il libro di Luca e Marcello Lazzerini ("Correndo correndo... con Antonello Venditti. Fra calcio e musica") nel quale l'artista ci rimanda alle origini delle sue canzoni "calcistiche" e di cui riportiamo alcuni stralci. 

"Feci «Roma Roma» nel 1974 circa. Era stranissimo che un «compagno» scrivesse una canzone che non fosse dedicata all'impegno. A qualcosa di palpabile, ma fosse invece quasi di adesione completa, acritica, di amore totale verso una squadra di calcio. E invece anche quella era una canzone politica. Scoperta dopo. Perché quando dico «gialla come er sole rossa come er core mio», l'hanno inteso tutti il significato. Tanto è vero che questa canzone subì ostacoli. La storia di questo grido d’amore, di questo inno che aveva dignità di canzone, perché prima c'erano tanti «paparapapà», è stata abbastanza tormentata. È stata la prima ad essere messa allo stadio, non c'erano precedenti nella cultura italiana. Fu diffusa in occasione della partita Roma-Fiorentina del '74 e la Roma prese una multa perché la canzone non fu trasmessa all’inizio e fu considerata perciò un'interruzione della partita. E siccome scattò dopo il primo goal della Roma, che non segnava da tempo, un goal di Prati credo, la gente restò attonita: non sapeva cosa fosse".

Quando scrissi «Roma Roma» la squadra era quella del presidente Anzalone. E anche la squadra di calcio partecipò al coro: anche quella fu la prima volta. Quando arrivò Viola, che era un pacifico democristiano, «rosso come il core mio» non lo gradì tanto e la cosa incredibile fu che la canzone venne tolta dallo stadio e sostituita con due canzoni di Lando Fiorini. La Roma vinse lo scudetto senza la mia canzone. Poi, alla fine, quando Viola capì che io non ero un avversario politico, tantomeno volevo diventare presidente della Roma, nell'83, dopo la conquista del titolo, tornai allo stadio con «Grazie Roma». In «Ci vorrebbe un amico» faccio riferimento a una storia d’amore finita male, dove evoco, per descrivere il mio stato d'animo, una aspro confronto calcistico: «è stata una partita, va bene hai vinto tu, e tutto il resto è vita». Poi ce n'è un'altra antichissima che si chiama «Dove» dall'album «L'orso bruno», nel cui testo cito la Roma e un calciatore, Valerio Spadoni. Qui dico «La Roma ha perso domenica e chi se ne frega mancava Spadoni». Nella frase «C'è un cuore che batte nel cuore di Roma» non c'è un vero e proprio riferimento calcistico, ma laddove si parla nelle mie canzoni di vittoria o di sconfitta, l'analogia è sempre con il calcio, come, per esempio, nel verso «Notte di coppe di campioni». 

E se nasce una bambina poi...

Per celebrare il terzo scudetto - quello di Totti e Capello - Venditti compose "Che c'è", cantandola il 24 giugno del 2001 al Circo Massimo nella serata dello "strip" di Sabrina Ferilli e della strepitosa performance di Corrado Guzzanti al pianoforte, una festa che i romanisti sperano di rivivere molto presto, con una promessa: che "se nasce una bambina poi la chiameremo Rrrooma". 

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