Salisburgo, maledizione Champions: 11 tentativi falliti nei preliminari

Champions League

Luca Cassia

Ancora un assalto fallito dagli austriaci, eliminati nelle qualificazioni alla Champions per l'11^ volta consecutiva. Clamoroso l'harakiri contro la Stella Rossa: avanti 2-0, gli uomini di Rose incassano l'uno-due serbo in 60 secondi. Dall'avvento della proprietà Red Bull nel 2005 il Salisburgo ha sempre fallito l'accesso al tabellone principale

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C’è il Benfica che espugna Salonicco facendosi beffa per il momento di Béla Guttmann, missione compiuta anche dal PSV che si sbarazza del Bate Borisov. Prima di loro feste per Ajax ai gironi dopo 4 anni, Aek Atene che mancava dal 2006 e addirittura Young Boys che prenota un posto nell’Europa che conta per la prima volta assoluta. Chi manca all’appello? Sicuramente non il Salisburgo, suo malgrado protagonista di una maledizione che ha dell’assurdo. L’ennesimo dramma è andato in atto alla Red Bull Arena, casa degli austriaci che mancano per l’11^ volta consecutiva l’accesso alla fase principale della Champions League. Ebbene sì: dall’avvento della nota proprietà legata alla bevanda energetica, i campioni d’Austria mettono le ali in patria (9 titoli conquistati dal 2005) ma versano fiumi di lacrime ad un passo dal tabellone della competizione continentale più importante. L’ultima beffa è targata Stella Rossa, avversaria nel playoff bloccata sullo 0-0 nel primo atto a Belgrado. Secondo round davanti al proprio pubblico mai così conscio dell'impresa, d’altronde la squadra di Rose era reduce dalla semifinale di Europa League eliminando tra le altre Real Sociedad, Borussia Dortmund e soprattutto Lazio con un pazzo match di ritorno in casa. Purtroppo per loro, sarà ancora l’Europa League la realtà d’appartenenza nella nuova stagione.

Avanti 2-0 con la doppietta di Dabbur, attaccante israeliano già a segno 9 volte (4 solo nei preliminari di Champions), il Salisburgo accusa un blackout tra il 65' e il 66' che porta al bis di Ben Nabouhane. È questo sconosciuto 29enne di Comore a spegnere i sogni degli austriaci, lui come il portiere Borjan che nel finale para tutti gli assalti dell’incredula banda Rose. Nessun miracolo casalingo, solo l’ennesima delusione che va ad iscriversi all’elenco dei flop estivi a partire dal 2006: preventivabili le prime eliminazioni contro Valencia e Shakhtar Donetsk, avversarie superiori peraltro battute nei confronti d’andata. Va detto che nel corso degli anni la regina d’Austria è cresciuta per brand, organico e disponibilità economiche: ecco perché i successivi passi falsi contro le israeliane Maccabi Haifa (2009) e Hapoel Tel Aviv (2010), seguiti dall’ingiustificabile uscita contro i lussemburghesi del Dudelange nel 2012, erano davvero complicati da digerire. Non vanno dimenticati il tonfo contro il Fenerbahce (2013), il doppio smacco targato Malmö fino alle croate Dinamo Zagabria (2016) e Rijeka (2017). Difficile quantificare le delusioni con una doppia cifra, bilancio aggiornato ad 11 dopo l’harakiri contro la Stella Rossa a qualificazione in tasca. Nient’altro che un incubo, "incredibile" per dirla come l'account Twitter del club. Se alla vigilia scherzavano sulla legge dei grandi numeri, la città di Mozart resta avvolta dalle sinfonie del celebre compositore. Altro che la musichetta della Champions.

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