Stella Rossa-Napoli, le chiavi della sfida di Champions

Champions League

Alfredo Giacobbe

La Stella Rossa non si qualificava in Champions League da 26 anni e ha faticato anche nei turni preliminari di questa estate. Anche se non ha molta qualità, non sarà comunque un avversario morbido per il Napoli

STELLA ROSSA-NAPOLI LIVE

La Stella Rossa che si è qualificata per la prima volta alla fase a girone della Champions League è lontana anni luce dalla squadra che si laureò campione d’Europa a Bari nel 1991. Prosinecki, Jugovic, Mihajlovic e Savicevic, che formavano la cerniera di centrocampo di quella squadra, erano soprattutto giocatori tecnici, che trattavano la palla con i guanti. Gli odierni protagonisti in maglia biancorossa non hanno certo l’abilità tecnica tra i loro punti di forza, ma hanno di certo altre qualità.

L’avventura europea della Stella Rossa è iniziata addirittura l’11 luglio e non è stata una vera e propria cavalcata trionfale. I serbi hanno superato i lettoni dello Spartaks, segnando due gol negli ultimi dodici minuti della partita di ritorno; hanno battuto nettamente i lituani del Suduva; hanno superato solo ai supplementari gli slovacchi dello Spartak Trnava; infine hanno avuto ragione del più quotato Salisburgo solo grazie alla regola dei gol segnati fuori casa.

La Stella Rossa è una squadra con difetti evidenti, che ha soprattutto difficoltà a costruire un gol. Ciò nonostante, per alcune squadre può costituire un problema: il suo blocco difensivo può essere difficile da scardinare; nei match casalinghi ha dalla sua la forza del dodicesimo uomo.

Mi auguro che per la Champions League una mano di vernice l’abbiano data.

Scontata la squalifica – la Stella Rossa ha giocato l’andata contro il Salisburgo a porte chiuse – il Marakana di Belgrado sarà esaurito per tutti i match della fase a gironi: la vendita dei tagliandi delle tre partite casalinghe si è conclusa in sole tre ore.

Cosa temere della Stella Rossa

Nel suo lungo cammino, la Stella Rossa si è fatta soprattutto apprezzare per la solidità difensiva. Nominalmente la squadra di Milojevic si schiera con un 4-4-1-1 in entrambe le fasi. Quando non è in possesso della palla, la Stella Rossa bada a comprimere lo spazio tra le linee restando compatta verticalmente, e fa lo stesso nella direzione ortogonale, per proteggere il centro del campo e lasciare sfogo agli avversari sulle fasce.

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Come difende la Stella Rossa

Lo scivolamento difensivo della squadra serba, che mira a difendere il centro concedendo i passaggi sulle fasce.

Contro il Salisburgo, che nella partita di ritorno si è schierato con il rombo a centrocampo e ha utilizzato la spinta dei terzini in ampiezza, la Stella Rossa ha utilizzato gli esterni di centrocampo in una posizione ibrida, quasi a formare una linea difensiva a cinque. In realtà l’ala dal lato debole si abbassava sulla linea difensiva per compensare l’uscita del terzino dal lato della palla, in modo da ricostituire la linea a quattro in ogni momento della partita.

I giocatori della Stella Rossa fanno poi molta densità nella zona della palla, soprattutto nei momenti in cui il possesso non è chiaramente dell’una o dell’altra squadra. Il portiere Borjan preferisce spesso calciare lungo piuttosto che servire la palla appena fuori la sua area di rigore, e i suoi compagni si raggruppano intorno al punto di caduta della palla per guadagnare il possesso ad altezze diverse da quelle che potrebbero raggiungere col palleggio.

La Stella Rossa non è, infatti, una squadra dalla costruzione sofisticata, come siamo ormai abituati a vedere, soprattutto in Champions League. I serbi impostano partendo dal basso malvolentieri e l’uscita che più spesso riescono a trovare è l’appoggio a sinistra sul terzino sinistro Rodic, che è una sorta di regista occulto per la squadra di Belgrado.

Una volta che ha controllato il pallone e che può alzare la testa, Rodic ha di solito due possibili giocate nei piedi: o il calcio lungo verso la prima punta, soprattutto quando in campo c’è Pavkov, il centravanti da battaglia che di solito Milojevic inserisce dalla panchina quando c’è da alzare il livello dell’aggressività in campo; oppure in alternativa Rodic gioca rasoterra in diagonale sul movimento a venire incontro di Ben, che poi può puntare la difesa, se è libero di girarsi, oppure servire l’inserimento dell’ala col suo piede mancino.

Con così poche frecce nella propria faretra, la Stella Rossa deve fare affidamento su tutte le situazioni di palla inattiva. Anche quelle da lontanissimo: il gol qualificazione di Ben è arrivato da una punizione battuta in area da Krsticic quasi dall’altezza della linea di metà campo. Se Ancelotti fosse estremamente preoccupato da questi frangenti di gioco potrebbe valutare l’innalzamento dell’altezza media del suo undici base, mediante l’inserimento di giocatori fisicamente strutturati come Fabian Ruiz a centrocampo o come Maksimovic o Luperto nelle posizioni occupate solitamente da Hysaj e Mario Rui.

I punti deboli dei serbi

La strategia difensiva della Stella Rossa è dispendiosa, non solo dal punto di vista fisico, e una distrazione può costare il gol ai serbi.

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La difesa della Stella Rossa va facilmente in crisi

Gli scivolamenti laterali e le uscite alte dei terzini a coprire l’uomo in possesso del pallone non sono sempre effettuati con i tempi giusti. Nell’immagine, l’uomo in fascia crossa subito dopo il primo controllo, serve il taglio del centravanti nel cuore dell’area senza alcuna interferenza da parte del terzino Stojkovic. Il centrale numero 5 Degenek vede il taglio alle spalle dell’altro centrale, Savic, ma non lo segue: una catena di errori che costano il gol alla Stella Rossa.

Ben è il giocatore da temere nelle fila avversarie, è quello che ha nella testa e nei piedi più varianti di gioco che lo rendono imprevedibile, soprattutto quando si inserisce in area tardi rispetto ai tempi di gioco dell’azione. Ma, al di là dell’attaccante comoriano, il gioco degli altri componenti del reparto offensivo è piuttosto monodimensionale. Tanto che le maggiori minacce arrivano spesso dalle discese di Rodic sulla fascia sinistra o del suo omologo Stojkovic sull’altro lato, più che dagli esterni di centrocampo. Anzi, se il Napoli dovesse riconquistare palla in occasione delle sortite offensive dei terzini potrebbe poi attaccare lo spazio alle spalle di Rodic o Stojkovic trasmettendo palla velocemente sul movimento interno-esterno di uno degli attaccanti.

L’attitudine della Stella Rossa a creare densità nella zona della palla può dare vantaggi, ma anche dei problemi di stabilità difensiva. Avanzando, infatti, la difesa comprime ulteriormente gli spazi per gli avversari. Gli uomini della linea difensiva, però, sono tutt’altro che rapidi sugli appoggi e possono essere battuti con un pallone lanciato in profondità sopra le loro teste. Sono così consapevoli di questa loro debolezza che alcune volte scappano verso la propria porta con un tale anticipo da creare spazi per le ricezioni tra le linee.

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Il 4-4-2 del Napoli contro la Fiorentina

Contro la Fiorentina, Ancelotti è passato al 4-4-2 senza però rinunciare a occupare lo spazio tra centrocampo e difesa avversaria, con Zielinski, Mertens e Insigne. Proprio quelle ricezioni possono creare problemi alla difesa della Stella Rossa.

Una squadra tecnica come il Napoli potrebbe ottenere un vantaggio grazie al palleggio nello stretto. Anche perché, nella tensione alla riconquista del pallone, quelli della Stella Rossa si disordinano con facilità. In una situazione del genere, con i partenopei che escono dalla pressione in palleggio, la nuova posizione di Insigne nel 4-4-2 varato contro la Fiorentina, in associazione con il lavoro di una punta capace di correre in verticale senza palla, può creare ai serbi molti problemi.

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