Tottenham-Borussia Dortmund, le chiavi tattiche

Champions League

Fabio Barcellona

Tutte e due le squadre devono rinunciare ad alcuni dei loro giocatori più forti (Kane, Alli e Reus). Pochettino ha forse più soluzioni e maggiore esperienza, ma il gioco di Favre è collaudato e ha garantito al BVB una stagione al di sopra delle aspettative 

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Il cammino che ha portato Tottenham e Borussia Dortmund agli ottavi di finale di Champions League è stato piuttosto diverso. I tedeschi, in maniera sorprendente, hanno vinto il proprio girone mettendosi alle spalle l’Atlético Madrid, grazie soprattutto alla vittoria casalinga per 4-0 contro gli uomini di Simeone. Il percorso degli “Spurs” è stato invece più tortuoso: dopo due sconfitte nelle prime due partite, hanno finito per centrare la qualificazione grazie a un gol di Eriksen a 10 minuti dalla fine nello scontro diretto con l’Inter, al pareggio all’ultima giornata al Camp Nou e al contemporaneo 1-1 casalingo dei nerazzurri contro il PSV Eindhoven.

Il cammino degli "Spurs" in questa Champions League.

L’ottavo tra Tottenham Hotspur e Borussia Dortmund è però uno dei più equilibrati di questa edizione di Champions League, e mette di fronte due squadre tatticamente interessanti, oltre a una discreta quantità di talento.

Il sorprendente Borussia di Lucien Favre

Dopo la fallimentare esperienza dell’anno passato con Peter Bosz, sostituito a metà stagione da Peter Stöger, la dirigenza giallonera ha deciso di affidare la panchina a Lucien Favre, ex allenatore di un ottimo Borussia Mönchengladbach e reduce da due anni al Nizza, portato al terzo posto della Ligue 1 nella stagione 2016/17.

L’impatto di Lucien Favre è andato oltre anche le più rosee aspettative. Oltre alla vittoria del proprio girone di Champions League, il Borussia Dortmund è in testa alla classifica anche in Bundesliga con 5 punti di vantaggio sul Bayern Monaco, sconfitto lo scorso 10 novembre per 3-2 nello scontro diretto giocato nella Ruhr. La squadra è profondamente cambiata dalla scorsa stagione. Sono andati via Batshuayi, Gonzalo Castro, Sahin, Schürrle, Sokratis e Yarmolenko e, nel mercato di gennaio, il giapponese Kagawa. Sono invece arrivati in giallonero il ventiduenne centrale Diallo, il ventenne terzino marocchino del Real Madrid Achraf Hakimi, i due centrocampisti Delaney e Witsel, l’ala danese Bruun Larsen e il centravanti Paco Alcácer.

Il cambio di allenatore e il profondo rinnovamento tecnico hanno portato grosse novità tattiche. Lucien Favre ha subito puntato sul 4-2-3-1 e su una squadra che ama difendersi posizionalmente con un blocco medio-basso, che preferisce gli attacchi in transizione e, in ogni caso, uno stile di gioco piuttosto verticale dopo una preparazione bassa dell’azione che può anche essere lenta e paziente. Il pressing che ha caratterizzato il Borussia di Klopp, ma anche di Tuchel e dei suoi successori, si è abbassato radicalmente ed è diventato meno intenso e più selettivo, lasciando così ampi spazi in cui la velocità dei giocatori offensivi di Favre può esprimersi.

L’allenatore ha puntato molto sui migliori giovani a disposizione: in difesa, accanto al veterano terzino destro Piszczek, nel ruolo di centrale si sono alternati Diallo, Akanji (22 anni) e Zagadou (19), mentre il ruolo di terzino sinistro è generalmente occupato da Hakimi. Oltre che in difesa, la gioventù è concentrata anche nel ruolo di esterno alto: i più impiegati sono stati finora il talentuosissimo recordman di dribbling in Bundesliga Jadon Sancho a destra, e il più verticale Brunn Larsen a sinistra. I primi cambi sono rispettivamente lo statunitense Pulisic e il portoghese Guerreiro. Se il ruolo di trequartista è di proprietà assoluta di Marco Reus, 13 gol e 6 assist in campionato, nel ruolo di centravanti si sono alternati Mario Götze, più abile a supportare il palleggio, e Paco Alcácer, letale in fase di finalizzazione specie da subentrato. Il vero motore della squadra è sui due interni, Witsel e Delaney, abili in entrambe le fasi di gioco, con il primo più orientato al mantenimento della posizione e il secondo più mobile e propenso ad attaccare gli spazi.

Con ben 51 reti messe a segno in 20 partite il BVB è il miglior attacco della Bundesliga a fronte del quarto posto nella graduatoria degli expected goals e, addirittura, dell’undicesimo posto in quello dei tiri realizzati. I dati sembrano indicare quindi un attacco capace di prendere tiri di buona qualità e con ottime capacità di finalizzazione. Lo stile di gioco offensivo dei gialloneri risponde a principi precisi che preferiscono l’attacco della profondità alla ricerca dell’aggiramento degli avversari. Per questo motivo la squadra di Favre è ampiamente ultima per cross tentati in Bundesliga, una risorsa statisticamente inefficiente per creare occasioni ad alta probabilità di realizzazione. Solo il Barcellona, nei migliori cinque campionati europei, crossa meno del Borussia Dortmund. Il BVB ha realizzato 51 gol su azione a dispetto dei 35 previsti dal modello degli expected goals. Un’overperformance guidata dalla straordinaria media di Paco Alcácer, che ha messo ha segno 12 reti, più di 6 in più delle 5.8 previste.

Alcácer aveva deciso anche lo scontro diretto contro il Bayern entrando dalla panchina.

I problemi degli “Spurs” di Pochettino

Mauricio Pochettino è ormai giunto alla quinta stagione di fila sulla panchina del Tottenham Hotspur. Se le qualità del tecnico argentino sono quasi universalmente riconosciute, il non aver vinto neanche un trofeo in tutti questi anni lascia un senso di incompiutezza al suo ottimo lavoro. In campionato gli “Spurs” si sono assestati al terzo posto, con ben 10 punti di vantaggio dalla quinta e a 5 lunghezze dalle capolista Liverpool e Manchester City. Difficilmente il Tottenham potrà seriamente competere per il titolo e il distacco dagli inseguitori rende la qualificazione alla prossima Champions League un traguardo alla portata della squadra di Pochettino.

Fuori dalla FA Cup e dalla Coppa di Lega, la stagione degli “Spurs” pare avere preso una piega simile a quelle passate, a meno che dalla Champions League non giunga un’iniezione di adrenalina nelle vene del destino del Tottenham. L’anno scorso i “Lilywhites” si fermarono agli ottavi, perdendo in casa la gara di ritorno contro la Juventus dopo essere andati in vantaggio con Son nel primo tempo. Raggiungere i quarti sarebbe un risultato storico per gli “Spurs”, secondo solo alla semifinale persa contro il grande Benfica di Eusebio nell’edizione 1961/62. A complicare i piani di Pochettino sono però gli infortuni di Harry Kane e Dale Alli. Entrambi dovrebbero essere assenti per la gara di andata, mentre ci sono buone probabilità, in special modo per Kane, di recuperare l’efficienza fisica per la gara di ritorno.

L’assenza contemporanea di Kane e Alli priva il Tottenham dell’intero asse centrale del reparto d’attacco, in cui i movimenti del centravanti sull’intero fronte offensivo sostengono il palleggio della squadra e aprono gli spazi agli inserimenti del trequartista. Senza questi meccanismi ampiamente oliati, Pochettino dovrà scegliere se rimpiazzare Kane con il suo sostituto naturale Fernando Llorente o impiegare uno tra Lamela, Son o Lucas Moura al centro dell’attacco. Lo spagnolo non ha però la capacità di coprire l’intera porzione di campo coperta abitualmente da Kane, né la possibilità di attaccare la profondità abbassando la difesa avversaria.

Nella partita interna della settimana scorsa contro il Newcastle, Pochettino ha impiegato come centravanti Lucas Moura, con risultati a dire il vero piuttosto deludenti. Solo con l’ingresso di Llorente il Tottenham è riuscito a segnare e a vincere la partita contro la squadra di Rafa Benítez. Proprio il gol vittoria di Son, giunto dopo una sponda di Llorente verso l’attaccante coreano, dopo una palla lunga e alta giocata proprio sul centravanti spagnolo, fornisce una chiave per comprendere i problemi degli “Spurs” in assenza di un giocatore da usare come riferimento avanzato per agevolare la risalita del campo e per penetrare nel cuore della retroguardia avversaria. In definitiva, Kane risulta insostituibile sia per il suo valore assoluto che per la quantità e varietà di lavoro che svolge in campo al servizio della squadra, che nessun altro giocatore a disposizione di Pochettino è in grado di garantire.

La sfida tattica

Se Pochettino dovrà fare a meno di Kane e Alli, Favre dovrà invece rinunciare per un problema muscolare al suo miglior giocatore, Marco Reus. Probabilmente il tecnico svizzero sostituirà Reus con Mario Götze in posizione di trequartista, impiegando Paco Alcácer come centravanti. Dietro, il Borussia dovrà privarsi dell’infortunato Akanji e l’altro centrale Zagadou rimane in dubbio.

Probabile quindi, come nelle ultime partite, l’impiego del centrocampista Julien Weigl nel cuore della difesa accanto a Diallo. Se Favre difficilmente abbandonerà il suo 4-2-3-1, Pochettino, come suo solito, dovrà scegliere tra una linea difensiva a 3 e una a 4, entrambe nell’arco delle soluzioni tattiche del tecnico argentino. Potrebbe non essere un’ipotesi campata in aria l’utilizzo di una linea a 3 per meglio contrastare la velocità degli esterni offensivi del Borussia. Se in fase puramente difensiva Trippier e Davies (o Rose) possono soffrire i dribbling e la rapidità di Sancho, Pulisic, Guerreiro o Bruun Larsen, la difesa a 3 potrebbe garantire una copertura più ravvicinata dei due laterali bassi degli “Spurs” con i difensori centrali. Una linea arretrata a 3 assicurerebbe, inoltre, una buona base di copertura in fase di transizione negativa contro i letali contrattacchi del Borussia Dortmund. Più avanti, la consueta sensibilità e duttilità tattica di Christian Eriksen potrebbe rendere flessibile lo schieramento degli Spurs per adattarlo alle esigenze della partita.

Per la squadra di Favre la difficoltà maggiore sarà invece quella di trovare la stabilità difensiva che pare smarrita dopo i 6 gol subiti nelle ultime 2 partite. L’assenza di Kane e di Alli sarà di certo un vantaggio per la retroguardia tedesca, ma gran parte delle chance di qualificazione dei gialloneri rimangono sulle spalle della capacità della linea difensiva di arginare la fisicità e la tecnica dell’attacco avversario. In assenza di Reus, buona parte delle responsabilità cadranno sulle spalle dell’ottimo Witsel, l’uomo più esperto a cui i giovani del Borussia dovranno e vorranno affidarsi.

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