Atletico Madrid-Juventus, le chiavi tattiche della sfida

Champions League

Dario Pergolizzi

Probabilmente è l'ottavo più equilibrato di questa Champions League: quella di Simeone non sembra più la squadra granitica di qualche anno fa, ma resta sempre un avversario molto pericoloso per la Juve

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Atlético Madrid – Juventus è probabilmente l’ottavo di finale più incerto di questa Champions. Nonostante la squadra di Simeone forse non abbia più la forza mentale di qualche anno fa, le sue caratteristiche possono ancora rappresentare un rischio notevole per la Juventus, soprattutto nelle sue nuove vesti da possibile favorita.

Com’è cambiato l’Atleti

Simeone ha cercato di modellare la versione 2018/19 dei suoi “Colchoneros” puntando su una più diffusa qualità offensiva all’interno della rosa, grazie agli innesti di ali rapide e tecniche come Gelson Martins (ceduto però in prestito a gennaio), Thomas Lemar e del centrocampista Rodri. Il ritorno di Diego Costa lasciava presupporre un’ulteriore crescita della produzione in attacco, sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo.

Per buona parte della stagione, però, l’Atlético ha palesato una certa dose di prevedibilità nelle fasi di attacco posizionale e una minore incisività nella gestione delle transizioni difensive, pur rimanendo piuttosto efficace nelle fasi di difesa posizionale. Simeone ha dunque riconfermato nuovamente l’ormai iconico 4-4-2 con la linea di centrocampo formata principalmente da mediani (con almeno un finto esterno), lanciando definitivamente Thomas Partey in veste di titolare.

L’efficacia offensiva, però, rimane un problema. Negli ultimi tempi Griezmann è sembrato meno implacabile sotto porta, forse anche a causa del suo maggiore apporto allo sviluppo della manovra, soprattutto nelle fasi di possesso consolidato. In tutto questo hanno sicuramente pesato le assenze prolungate di due giocatori chiave delle scorse stagioni, Koke e Filipe Luís, ma rimane abbastanza sorprendente la non completa integrazione tecnica dei nuovi acquisti.

In questo senso, l’innesto di Morata potrebbe a medio termine rivelarsi una scelta consona, date le caratteristiche dello spagnolo, rapido in campo aperto e sufficientemente associativo con un’altra punta di movimento, una soluzione diversa dall’acciaccato Diego Costa, ma che la Juventus non può certo permettersi il lusso di sottovalutare. Gli interrogativi, però, rimangono, e sarà curioso vedere quale delle due squadre sceglierà un approccio più reattivo per non concedere opportunità all’altra, influenzandone di conseguenza anche l’atteggiamento.

Le ultime difficoltà della Juventus

La Juventus, nelle partite disputate tra dicembre e gennaio, ha mostrato evidenti difficoltà nell’affrontare squadre abili ad organizzare il pressing alto, pertanto Simeone potrebbe forse optare per un Atlético più aggressivo e alto sul campo. Nel caso in cui l'Atlético puntasse a non sbilanciarsi col pressing in avanti, però, ciò non comporterebbe automaticamente un maggiore numero di occasioni per la squadra di Allegri: anche quest’anno i "Colchoneros" sono particolarmente abili nel controllo degli spazi tra le linee. Allo stesso tempo, poi, la Juventus sembra aver perso quell’inerzia qualitativa sulla trequarti che l’aveva resa pericolosissima nei primi mesi della stagione, grazie ai rapidi scambi di posizione e una circolazione più pulita.

Anche la prestazione dei singoli nei rispettivi reparti di centrocampo farà la differenza. Quello di Allegri, nelle gare sopracitate, ha dato segnali abbastanza negativi anche nei suoi uomini migliori. Bentancur e Matuidi, pilastri della Juventus di ottobre, sono stati spesso poco lucidi con la palla e imprecisi negli smarcamenti, e potrebbero soffrire la densità centrale avversaria, a partire dall’intensità di Thomas. Pjanic, pur rimanendo il più adatto a giocare in posizione centrale davanti alla difesa, ha avuto anch’egli dei momenti di approssimazione, ovviamente influenzati anche dalle scelte dei tempi di gioco dei suoi compagni vicini. Emre Can ha alternato performance maiuscole in coppia ad altre anonime o persino dannose nel trio. Khedira sembra tornato dall’infortunio in una buona forma psico-fisica, ma Allegri ultimamente ha legato la sua presenza anche a quella di Dybala e Cancelo, probabilmente identificando un problema di equilibrio generale nello schierare tutti e tre contemporaneamente.

Il tedesco sarà fuori per un problema fisico e Allegri ha dichiarato che Dybala giocherà al 100%. A questo punto l’esclusione del terzino potrebbe sembrare una misura cautelativa un po’ troppo estrema, considerate le difficoltà offensive incontrate dai padroni di casa in questa stagione e il peso specifico dei due nella qualità delle risalite del campo della Juventus. L’approccio di Simeone potrebbe dunque mettere a nudo sia la farraginosità della costruzione bassa, sia la difficoltà nel trovare canali centrali per la rifinitura dei bianconeri.

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Il pressing della Lazio contro la Juve

Una delle situazioni più sofferte dalla Juventus in questa stagione.

La sensazione è che la Juve abbia i mezzi per ribaltare occasioni di questo tipo, ma stia attraversando un momento di scarsa lucidità. Nell’immagine qui sopra, ad esempio, Alex Sandro forzerà la verticalizzazione su Dybala per uscire in fretta dalla propria metà campo, anziché appoggiarsi a uno dei difensori o al portiere.

In occasione del gol subito da Gervinho allo scadere, invece, nel 3-3 rocambolesco ottenuto in casa contro il Parma, Cáceres si disinteressa del pallone dopo averlo scaricato su Mandzukic, costringendo quest’ultimo a un uno contro tre molto complicato che gli rendeva difficile anche solo pensare di spazzare lontano il pallone. Non volendo concedere un corner o una rimessa, forse memore anche della furia di Allegri per la punizione dal limite concessa alla Lazio nel recupero, Mandzukic opta per una scelta rischiosissima e tutta la difesa viene colta di sorpresa. Certo, delle responsabilità ce l’hanno anche Cáceres e Spinazzola, che avrebbero potuto muoversi in direzione del compagno per dargli una linea di passaggio pulita.

È possibile che i due non siano ancora del tutto integrati nei meccanismi di squadra (Cáceres è arrivato solo a gennaio, mentre Spinazzola ha giocato solo una manciata di minuti in stagione) ma più in generale c’è la sensazione, come abbiamo visto contro la Lazio, che la difesa juventina non sia sicura nell’eludere il pressing avversario con il palleggio. Un’insicurezza che, se sommata alla tendenza dei centrocampisti di andare spesso in profondità per allungare l’avversario, può risultare in una difficile risalita del pallone.

Ovviamente la partita contro l’Atlético sarà un’importante prova del nove per quanto riguarda la qualità effettiva della manovra di costruzione della Juventus, che è apparsa molto instabile nelle ultime settimane: le difficoltà sono state causate solo dall’assenza degli uomini chiave o è un problema strutturale? Forse Allegri non può davvero fare a meno in questo momento di alcuni singoli: Cancelo è una risorsa primaria per l’uscita palla a terra e la creazione di superiorità numerica; Dybala è una cassaforte sulla prima ricezione; Pjanic un velocizzatore della trasmissione; Bonucci fornisce anche la precisione sul lungo e Mandzukic una scappatoia sul centro-sinistra, in alternanza con Ronaldo.

Ad oggi, la Juventus ci restituisce l’idea di una squadra complessivamente molto forte, che ha espresso il suo potenziale in maniere differenti (basti pensare alle partite contro il Manchester o il Valencia rispetto a quelle contro l’Inter o la Roma), ma di cui ancora fatichiamo a identificare un’identità offensiva, a parte ovviamente l’implacabilità di Ronaldo. Questo può essere un bene, sotto forma di imprevedibilità. Di contro, però, la Juventus non deve commettere l’errore di sottovalutare i suoi punti deboli, che un allenatore minuzioso e preparato come Simeone non si lascerà sfuggire.

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