Juve-Atletico, le chiavi tattiche della sfida

Champions League

Dario Pergolizzi

La storia recente della Champions League ci ha abituati a rimonte incredibili, ma i bianconeri devono risolvere alcuni problemi emersi nella gara d'andata per dare forma alle speranze di raggiungere i quarti di finale

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Nel corso degli ultimi mesi i problemi della Juventus sono emersi in maniera sempre più chiara. La Juve è diventata una squadra più insicura, sempre più incapace di determinare il contesto per gli avversari, che di settimana in settimana, pur con approcci molto differenti tra loro, sono riusciti sempre a incrinare qualche aspetto della struttura bianconera, in fase di possesso o non possesso. Questo, di conseguenza, vale anche e soprattutto nelle sfide di cartello come l’ottavo di ritorno contro l’Atlético Madrid: durante la partita di andata, oltre alle difficoltà tattiche e tecniche, è stato sorprendente vedere la Juventus soccombere anche sotto la prospettiva psicologica, quella che in questi anni ha spesso consentito alla squadra di Allegri di superare limiti tecnici o tattici nei confronti delle rivali più quotate.

All’Allianz Stadium i padroni di casa saranno chiamati a un’impresa che, considerati i chiari problemi strutturali di questo primo trimestre del 2019, sembra impossibile. Ma di rimonte insperate è piena la storia della Champions League, soprattutto recente, e allora proviamo a mettere nero su bianco qualche chiave fondamentale che potrebbe consentire alla Juventus di mettere subito la partita su un piano favorevole e riacciuffare i quarti.

Differenziare le giocate sulla trequarti

L’Atlético Madrid ha costruito il suo ciclo sull’abilità nel controllo degli spazi davanti alla propria area di rigore, attraverso l’utilizzo di un 4-4-2 ordinatissimo, che ha come obiettivo quello di coprire le linee di passaggio per poi attivare le pressioni individuali solamente al palesarsi di determinati inneschi. A differenza di altre squadre che hanno messo in difficoltà la Juventus in quest’ultimo periodo, la squadra di Simeone non è asfissiante nel pressing collettivo sulla metà campo avversaria, anzi talvolta lascia costruire l’azione quasi senza disturbare i difensori centrali e il mediano centrale. La Juve si ritroverà quindi all’interno di un piano gara equivalente a quello dell’andata, con un baricentro alto a causa di questa scelta di pressing ma parecchia difficoltà nel trovare verticalizzazioni e ricezioni pulite tra le linee, sia per una mancanza insita nell’identità tattica e tecnica di questa squadra, sia per l’abilità dell’Atlético nel collassare sul pallone all’interno nel blocco centrale.

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La mappa dei passaggi bianconeri nell'ultimo terzo di campo nella gara d'andata

All’andata, la Juventus non è riuscita quasi mai a trovare una verticalizzazione sulla trequarti.

La soluzione migliore per provare ad aprire qualche varco nella cassaforte di Simeone potrebbe dunque essere sfruttare i suoi stessi punti di forza. I “Colchoneros” iniziano ad aggredire in maniera più diretta il portatore soprattutto quando il pallone arriva in posizione laterale, all’altezza dell’ala o dell’esterno di centrocampo. In queste situazioni le catene laterali dell’Atlético escono in pressione rapida e tutta la squadra slitta in copertura sullo stesso lato, cercando di proteggere lo spazio immediatamente alle spalle di chi esce in pressione per non concedere buchi all’avversario in caso di dribbling o superamento della pressione. La grande densità intorno al portatore rende spesso difficile per quest’ultimo provare un cambio di campo veloce e pulito che possa sorprendere l’Atlético sul lato debole, lasciato naturalmente scoperto, e dunque ogni tentativo di sorprendere la testuggine sull’altro fronte è raramente efficace, perché i biancorossi sono abili e rapidi nel ritardare la giocata e scivolare al contrario.

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La fase difensiva dell'Atleti nella gara d'andata

Una tipica situazione della partita di andata, con il pressing dell’Atlético attivato su palla laterale, in superiorità numerica e con tutti i giocatori sulla trequarti controllati. Per i bianconeri sarà necessario smarcarsi meglio e più rapidamente in questi frangenti se vorranno sorprendere i “Colchoneros”.

La Juve dovrà quindi evitare di cadere nella trappola e provare ad accettare la partita uomo su uomo, forzando il palleggio corto sul lato forte e attirando a sé i giocatori più esterni dell’Atletico, per poi provare a sorprenderli alle spalle e proseguire l’offensiva nei corridoi intermedi, gli half-space. Per riuscire a sfruttare questi spazi la Juve è chiamata a velocizzare il palleggio e gli smarcamenti durante la proiezione offensiva, e soprattutto a occupare con gli uomini giusti le distanze che si verranno a creare, per pochissimi secondi, tra i “Rojiblancos”, peraltro già parzialmente minati nelle certezze difensive dalle defezioni di Filipe Luis (infortunato), Thomas e Diego Costa (squalificati). Rendersi più credibili nelle azioni manovrate sui corridoi centrali e intermedi porterebbe di conseguenza anche una maggiore imprevedibilità nell’utilizzo del lato debole, rendendo i cambi di gioco improvvisi della Juventus meno leggibili.

Gli uomini giusti al posto giusto

Essere certi del sistema di gioco scelto da Allegri in queste occasioni è sempre difficile: la Juve potrebbe riprovare a utilizzare un 4-3-3 cambiando gli interpreti rispetto all’andata, virare su un più spregiudicato 4-2-3-1 o provare a ritrovare più sicurezza nell’offensiva attraverso un sistema basato sui tre centrali, per agevolare la marcatura preventiva di Griezmann e Morata, prendendo dunque campo in maniera più tranquilla.

Al di là della scelta dello schieramento, per Allegri sarà importante riuscire a ottimizzare le giocate dei suoi uomini migliori per avere più possibilità di sfruttare i rari errori dell’Atletico. Con Pjanic ormai deputato a dare fluidità e rapidità al primo palleggio e le mezzali tendenti a scappare in avanti per provare a sbilanciare l’avversario (anche se contro il Napoli abbiamo visto qualche piccola novità in questo senso), la Juventus non è più riuscita ad arrivare velocemente col pallone negli spazi tra le linee di centrocampo e difesa avversarie, soprattutto nelle partite in cui Joao Cancelo non è stato impiegato per infortunio o scelta tecnica. Rinunciare a un mediano per aggiungere un calciatore capace di muoversi meglio nelle situazioni di intasamento centrale potrebbe essere una soluzione percorribile, e le alternative non mancano: Bernardeschi e Douglas Costa quando schierati a destra sono abili nel prendersi il centro convergendo palla al piede, mentre Dybala è forse più abile nel trovare la ricezione in posizioni già più interne.

Cristiano Ronaldo, nel corso della stagione, è tornato a prendersi qualche responsabilità di cucitura dei reparti in più rispetto agli ultimi anni, ma il suo apporto in questo senso è concentrato sulle ricezioni nelle zone più esterne (lo abbiamo visto anche diverse volte sulla fascia destra), per cercare il cross o il tiro. Se da una parte questo tipo di approccio consente alla Juve di avere più verticalità di “pensiero” grazie alle caratteristiche del suo 7, dall’altra, senza un adeguato accompagnamento sui canali di mezzo, la squadra di Allegri diventa più prevedibile e perde di efficacia anche nell’attacco sui cross e i traversoni. In questo senso, il livornese dovrà capire se vale ancora la pena di impiegare Mandzukic dal primo minuto: all’andata il croato è stato letteralmente tagliato fuori e non è riuscito a fungere nemmeno da sfogo sicuro sulle palle alte, anche a causa della grande abitudine di tutto l’Atlético a questo tipo di giocata.

Sarà importante il ritorno di Cancelo dal primo minuto, soprattutto alla luce dell’assenza di Alex Sandro sulla fascia sinistra. Il portoghese non ha ancora ritrovato i picchi di inizio stagione, ma può essere una fonte di gioco temibile anche su tracce interne, che venga schierato a destra o a sinistra. Bernardeschi, oltre a un’intesa abbastanza evidente con Cristiano Ronaldo, potrebbe offrire un bagaglio tecnico più credibile di Matuidi sul centro-sinistra, ma se dovesse contendere il posto a Dybala potrebbe essere costretto ad aiutare troppo la squadra nel palleggio centrale. Spinazzola ha dato segnali molto incoraggianti nella partita contro l’Udinese, e la sensazione è che se la Juve dovesse optare per una difesa a 3 uno tra quelli a beneficiarne di più sarebbe proprio lui.

Insomma, provare a giocarsela con i più rapidi e tecnici in campo contemporaneamente sembra essere la strada invocata, oltre che da gran parte del tifo juventino, dalla squadra stessa. Per ritrovare coesione e convinzione, Allegri potrebbe anche sacrificare alcuni dei suoi dogmi, così come accaduto in passato, oppure insistere sulla via maestra sperando che l’ordine naturale delle cose riporti le performance a un livello di competitività accettabile. In entrambi i casi, i correttivi apportati da una gara all’altra sono uno degli indicatori principali delle qualità di un allenatore: saper leggere lo stato di forma psicofisica dei suoi giocatori e individuare le situazioni di gioco più delicate si rivelerà cruciale per valutare la stagione della Juventus, ma soprattutto del suo allenatore, oggi più vicino che mai alla fine del suo percorso in bianconero.

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