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Il fatturato Ajax non conta: "Mai visto i soldi segnare un gol"

Champions League

Vanni Spinella

La celebre frase del "Profeta" Cruijff diventa più attuale che mai: il club di Amsterdam programma, costruisce talento in casa e lo rivende, portando avanti un modello vincente che affonda le sue radici nei secoli, quando gli olandesi erano i mercanti più abili del mondo

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Il giorno dopo, possiamo dirlo con certezza: è stato il trionfo di un modello vincente. Lasciamo perdere per un attimo la tecnica sopraffina dei Tadic e dei de Jong, la maturità calcistica dei van de Beek (21 anni) e dei de Ligt (19 anni). Loro hanno dominato sul campo, ma fuori c’è chi ha costruito tutto un sistema che gira a meraviglia ormai da decenni. E senza bisogno di far girare troppi soldi.

Il paradosso apparente è proprio questo: come fa un club che nella classifica dei fatturati dell’ultimo anno non compare nemmeno tra i primi 20 a issarsi tra le prime 4 d’Europa? La risposta la diede anni fa Cruijff, con una delle sue tante massime diventate leggenda: “Mai visto un sacco di soldi segnare un gol”. C’è tutta una filosofia dietro a questo condensato di saggezza del Profeta del gol e del calcio totale, alla luce degli ultimi risultati più Profeta che mai. C’è la storia di un club che nel suo ormai stranoto centro di allenamento produce e seleziona talento con rigore scientifico, quasi si trattasse di una di quelle merci che i mercanti olandesi del 17° secolo esportavano nel mondo dopo aver caricato le loro navi. Ecco, a voler trovare un fondamento storico, le radici di questo Ajax potrebbero risalire addirittura a quell’epoca d’oro in cui gli olandesi si distinguevano come abili mercanti e famosissimi cartografi. Oggi quasi nessuno rivende il prodotto meglio di loro (de Jong già ceduto al Barcellona per 75 milioni, de Ligt pronto a essere ceduto a chi ne sborserà altrettanti, tutti gli altri pezzi pregiati in vetrina col cartellino del prezzo ben in vista) e i ragazzi che escono da quel vivaio hanno conservato l’abilità dei loro avi nel disegnare trame sul campo che sembrano accuratissime mappe.

Sia chiaro: il modello prevede che la produzione possa avere delle annate-no. Sono messe in preventivo, basta saperlo e non allarmarsi quando accade. Per il resto si continua a sfornare talento prodotto in casa e a rivenderlo per far posto a quello ancor più fresco che spinge per emergere, programmando e organizzando con lo sguardo sempre rivolto oltre l’orizzonte. Un sistema che si autoalimenta e che genera minicicli vincenti alternati a pause fisiologiche.

Numeri a confronto

I numeri sono forse la cosa che impressiona maggiormente: tornando alla frase di Cruijff, il confronto con il fatturato della Juventus è impietoso. L’ultima classifica degli introiti stilata da Deloitte vede i bianconeri all’undicesimo posto tra le potenze europee (un anno fa erano decimi, a scavalcarli è stato il Tottenham) con un fatturato che sfiora i 395 milioni di euro (394.9m €); l’Ajax non è presente neanche nelle prime 20 posizioni, con i suoi 91,9 milioni di euro, quasi un quarto. Nella top-ten, Real e Barça in vetta e comunque sul podio da anni, le “big six” inglesi a scambiarsi qualche posizione ma sempre in classifica, il solito e solido Bayern Monaco, il Psg degli sceicchi. L’Ajax viene dopo club come Schalke04, Newcastle, West Ham, ma anche dopo le nostre italiane: l’Inter con i suoi 280,8 milioni di euro, la Roma (250m), il Milan (207,7m). Il Napoli, uscito quest’anno dalle prime 20, nel 2017/18 fatturava circa 200 milioni di euro, oltre il doppio degli olandesi. Un messaggio chiaro per noi italiani. Il raffronto tra il valore delle rose, poi, conferma una delle vecchie leggi del calcio, da sempre materia inspiegabile attraverso i numeri: se il valore di mercato complessivo dell'Ajax è di 419,45 milioni di euro (dati Transfermarkt), tutta la Juve ne vale 782,50, quasi il doppio, con Ronaldo e Dybala messi assieme che da soli fanno circa 200 milioni. Noi italiani, tradizionalmente santi, poeti e navigatori, ci siamo aggrappati proprio ai miracoli di Ronaldo, alla creatività di Dybala, alle rotte disegnate da Allegri. Ma alla fine hanno vinto i mercanti.