Champions League, l'ossessione di Pep Guardiola

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Paolo Ciarravano

Paolo Ciarravano

©Getty

Il Manchester City sfida il Real Madrid negli ottavi di Champions League. Guardiola prova l'assalto al trofeo vinto l'ultima volta nel 2011 sulla panchina del Barcellona. Contro i suoi rivali di sempre Pep proverà a cominciare la marcia verso la finale di Istanbul. Real Madrid-Manchester City in diretta su Sky Sport Football mercoledì alle 21.00

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Da allenatore Pep la Champions l’ha vinta al primo colpo. Da vero predestinato. Lui che l’aveva vinta già da giocatore nel 1992: nel vecchio Wembley contro la Sampdoria di Vialli e Mancini quando ancora si chiamava Coppa Campioni. Con il Barcellona, naturalmente. Il primo successo da allenatore arrivò alla sua prima stagione sulla panchina del Barca: a Roma nel 2009 contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson, Rooney e Cristiano Ronaldo. Gol di Eto’o e Messi, di testa. Il terzo del tridente d’attacco era Henry. Quella sera di maggio Yaya Tourè faceva il difensore centrale. A centrocampo un terzetto da leggenda: Xavi, Busquets, Iniesta.

 

Il secondo trionfo nel 2011 ancora a Wembley, nel frattempo ristrutturato, ma ancora contro lo United e Ferguson, dopo aver eliminato il Real Madrid in semifinale. Un’esibizione memorabile, per una squadra forse irripetibile. Rispetto a Roma c’era Mascherano in difesa al posto di Yaya Tourè, Sulle fasce Dani Alves e Abidal. In attacco Messi era accompagnato da David Villa e Pedro. Risultato: segnarono tutti e tre. Da allora per Pep la Champions è diventata un’ossessione.

 

Sono passati 9 anni. Nel frattempo ha vinto tutto con Bayern e Manchester City a livello nazionale, ma mai in Europa. Adattando la sua filosofia di gioco ai campioni che aveva a disposizione. Altro che dogmatico. Al Barcellona sosteneva che “il centravanti è lo spazio”. Uno spazio che Messi riempiva come nessuno al mondo. Al Bayern il centravanti è stato Lewandowski, potente e inarrestabile come un carrarmato. Al City Aguero, agile e scattante, innescato soprattutto dalle verticalizzazioni di De Bruyne e dai lampi di Sterling. Risultato? Sette trofei vinti al Bayern, inclusi i 3 titoli di campione di Germania, 5 trofei conquistati al Manchester City comprese le due vittorie consecutive in Premier League. Una doppietta che nella terra dove è nato il calcio non si verificava da dieci anni. Ma in Champions sono arrivate solo delusioni.

 

Alcune estremamente cocenti. Nel 2014 con il Bayern venne eliminato nettamente in semifinale dal Real Madrid di Ancelotti lanciato verso la vittoria della “decima”. Un dolore doppio per un catalano orgoglioso e indipendentista come lui. Nel 2015 sempre con il Bayern si arrese al Barcellona di Luis Enrique in semifinale con cinque gol segnati da Messi e Neymar tra andata e ritorno. L’anno successivo ancora fuori in semifinale, ancora contro una spagnola: l’Atletico Madrid di Simeone. Con il Manchester City non si è neppure avvicinato al traguardo: fuori agli ottavi contro il Monaco di Jardim tre anni fa, ai quarti contro il Liverpool di Klopp due anni fa e ancora agli ottavi l’anno scorso contro il Tottenham di Pochettino con tanto di gol-qualificazione negato dal Var nel finale. Dopo sei anni negli ottavi Guardiola ritrova il Real Madrid in una sfida stellare e al tempo stesso potenzialmente senza appello. Almeno per i prossimi due anni in Champions League, qualora venisse confermata la sentenza Uefa sul FFP. Contro una maledizione che dura da nove anni e contro i suoi rivali di sempre. Per Pep non sarà una sfida come le altre.

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