Check-up al calcio italiano: cosa c'è dietro la debacle in Champions
l'analisiIntroduzione
Qual è lo stato del calcio italiano ad oggi? Dopo l’eliminazione di Napoli nella fase a gironi, Inter e Juventus nei playoff e Atalanta negli ottavi dell’attuale Champions League, lo studio di Sky Sport – con Capello, Boban, Costacurta, Del Piero e Condò -ha analizzato il momento della Serie A dal punto di vista tecnico e tattico, in confronto col resto d’Europa.
Il primo focus - coi dati di Luca Mastrorilli – riguarda il tempo effettivo: è il primo passo per parlare di intensità e qualità. Quanto tempo c’è per “esprimere” questi due fattori? Siamo ultimi in Europa, dato sempre più in calo. E il dato dei falli certamente non aiuta: per ogni interruzione si spendono 27 secondi, molti di più rispetto ai 22 in Champions.
Poi l’intensità: quanto e come si corre? Il dato che impressiona è che, mentre gli altri campionati negli ultimi anni sono cresciuti, i nostri numeri sono gli stessi da 5 anni. È una questione di motore dei giocatori o forse anche di spazio che nel nostro campionato (non) si ha per andare forti?
Infine, la qualità, rappresentata dai dribbling, che vediamo essere sempre più decisivi in Europa. Siamo l'ultima lega nei primi 9 campionati europei per dribbling, e il dato è in crollo totale negli ultimi anni. Perché dribbliamo meno? Mancano giocatori da dribbling, e i dati ci dicono che il sistema di gioco più usato in Italia non valorizza esterni offensivi e trequartisti, anzi.
Un’analisi profonda, arricchita dalle opinioni dei talent di Sky Sport su tutti i temi e sul cambiamento che il nostro calcio dovrebbe mettere in atto. Qui sopra il video integrale, di seguito l’approfondimento a schede
Quello che devi sapere
Capitolo primo: il tempo, in Italia si gioca troppo poco
Come detto partiamo da qui, dal tema del "tempo"; un punto di partenza fondamentale per mettere in campo i capitoli due e tre della nostra analisi, e cioè l'intensità e la qualità. Subito la domanda chiave: quanto tempo si gioca in Italia? O meglio: in Italia si gioca troppo poco? La risposta — dati alla mano — è sì.
Guardiamo la grafica qui sotto: quella di sinistra illustra il tempo effettivo per competizione. Cioè quanto si gioca 'per davvero' nei vari campionati europei e in Champions. Domina proprio la Champions, dove ritmi e intensità sono sempre più alti anche 'ad occhio nudo'. I dati lo confermano: 56 minuti e 43 secondi è il tempo effettivo. Seguono tutti gli altri campionati top: Bundes 56'33'', Ligue 1 56'31'', Premier 55'31'', Liga 55'10'' e, in fondo al gruppo, la Serie A, con 54 minuti e 10 secondi di media di tempo effettivo.
Un dato — per di più — in progressivo calo nelle ultime dieci stagioni del nostro campionato: da una percentuale di tempo effettivo del 59,9% nella stagione 2016/17 a un record negativo di 55,3% della stagione in corso. Mai così basso.
Le squadre italiane (in Champions) giocano di più
Ecco un altro dato che serve a far riflettere e stimolare il pensiero critico: se prendiamo in considerazione le quattro squadre italiane presenti in questa Champions (anche se ormai eliminate), scopriamo che la loro percentuale di tempo effettivo in coppa è superiore rispetto a quella del campionato. Come a dire che il problema non sia localizzato sui singoli club, ma sulla Serie A stessa.
L'Inter passa dal 57 al 61% di tempo effettivo tra Serie A e Champions; il Napoli dal 57 a 60%, la Juve dal 58 al 59% e l'Atalanta dal 58 al 60%.
Il problema dei falli e quei 27 secondi per ogni interruzione
Lo ha detto anche Marten de Roon nell'intervista post partita a Sky dopo il ko col Bayern Monaco: "Il gap del calcio italiano con quello europeo? È una domanda difficile, ma un tema è che, in Champions, il gioco non si ferma mai e si fischia molto meno. Guida in Lazio-Milan mi è piaciuto molto, ha fatto correre. Possiamo partire da questo, cioè giocare un po' di più e un po' meno tatticamente". Ecco, i numeri supportano quanto detto dal centrocampista olandese.
I falli per partita registrati in Serie A, infatti, sono notevolmente superiori al confronto di Premier (campionato simbolo per ritmo e intensità) e Champions League. Nella stagione in corso la media del campionato italiano è di 25,9 falli per partita, sono invece 22,4 in Champions e 21,7 in Premier. Non solo, salvo la stagione 2021/22, il dato dei falli in Serie A è sempre andato in aumento.
E poi le perdite di tempo, altra sintesi efficace: 27 secondi. È questo il dato del tempo medio che si 'perde' attualmente in Serie A per ogni interruzione di gioco — sia un gol, una rimessa, un fallo, un rinvio o un fuorigioco. In aumento negli anni e sensibilmente superiore alla media della Champions, dove attualmente è di 22 secondi 'persi'. Pensate a quante interruzioni ci sono in ogni partita di calcio e immaginate quanto quei cinque secondi in più (ogni singola volta) impattino sul ritmo delle partite…
Capitolo primo, i commenti: "Le perdite di tempo sono preoccupanti"
Quindi la discussione nello studio Sky di questi numeri. Paolo Condò lo sottolinea: "Di tutti questi numeri il dato sulla perdita di tempo è il più preoccupante. In Champions nessuno resta per terra e si gioca sempre". Capello conferma: "Chi l'ha fatto stasera (mercoledì) — alludendo a qualche perdita di tempo dei giocatori del Galatasaray ad Anfield — si è preso una marea di fischi". Boban: "È evidente che nel calcio italiano ci siano certe cose che non funzionano e parte tutto dalla tattica, che non 'libera' i giocatori sul piano tecnico".
Capitolo secondo: l'intensità, l'abisso tra A ed Europa
Detto del tempo, il secondo aspetto del confronto italia-Europa è sul come venga speso quel tempo, soprattutto parlando dell'intensità. Qui sotto in grafica ci sono tre mini classifiche. Partiamo dalla prima a sinistra sui chilometri percorsi a partita (i dati sono riferiti alla media di un singolo giocatore sui novanta minuti). Bene, la A si piazza a metà tra i top cinque campionati. I giocatori del campionato italiano corrono in media 9,4 km; più della Premier e comunque in linea con le altre leghe. Insomma, siamo lì…
Sì, ma come corrono i calciatori? Alziamo l'intensità: la tabella centrale mostra la quantità di metri percorsi a una velocità superiore a 20km/h (sempre per media di un singolo giocatore sui novanta minuti): tutti i top campionati esteri sono vicini tra di loro, con un dato tra i 731 e i 712 metri; l'Italia è in fondo e ben distante con una media di soli 673 metri.
Alziamo ancora di più l'asticella: la tabella a destra mostra la quantità di metri percorsi a una velocità superiore a 25km/h; e il discorso non cambia. Premier e Liga davanti a tutti: 188 metri di media, poi Bundes e Ligue 1 (179 e 177). Molto più indietro la Serie A a quota 164.
Da cinque anni la Serie A è ferma, mentre la Premier vola
Un grado ancora più approfondito di analisi ci porta a rapportare l'ultimo dato appena visto (i metri percorsi sopra i 25 km/h), ma analizzandolo non sui novanta minuti, bensì sul tempo effettivo. Guardate la linea gialla del grafico qui sotto: è la Premier League, e l'intensità è aumentata vertiginosamente nelle ultime otto stagioni, migliorando sempre di più il dato dei metri sopra i 25km/h nel tempo effettivo. Anche in Italia, a dirla tutta, il dato era migliorato nel periodo tra il 2018/19 e il 2021/22, ma poi si è fermato, con piccoli alti e piccoli bassi e un dato sostanzialmente costante.
Dove si può rintracciare la motivazione di tutta questa bassa intensità? In Italia i giocatori hanno un 'motore' meno potente, o c'è meno spazio per correre e dare ritmo? La mini classifica che vedete a destra analizza la percentuale di tiri da fuori area su azione (open play): la Serie A è in vetta a quota 38,1%, mentre in Premier si tira molto meno da fuori area (34,2%). In sostanza, nel nostro campionato il calciare spesso da fuori area si lega al tema delle difese molto basse, e le difese basse spesso aiutano ad abbassare l'intensità generale del gioco.
Capitolo secondo, i commenti: "La poca intensità è un fatto tattico"
Prende parola nell'analisi Boban: "L'intensità del gioco si misura soprattutto sulle ali o sui terzini, mi chiedo: in italia quante giocano con delle ali veloci? In Europa lo fanno tutti, quindi — prosegue Boban — è un fatto anche tattico". Un esempio: "Leao nel 352 del Milan non scatta perché non ha spazio. È un'ala, ma non gioca da ala. Penso che, in questi dati, manchino tanti metri suoi. Il punto è tattico: ci sono cose tatticamente retrograde nel calcio italiano". Capello: "La cosa grave è successa quando è stata tolta la responsabilità ai giocatori di fare sempre un passaggio in avanti, giustificandolo con la scusa del possesso". Costacurta: "Tutto vero, ma penso che manchi anche un po' di motore in generale al nostro calcio". Del Piero: "Siamo inferiori sotto tanti punti di vista, dall'intensità al talento, inutile girarci intorno".
Capitolo terzo: la qualità, in italia non si dribbla più
Ecco, talento. Alex Del Piero serve un assist e anticipa il terzo grande tema: la qualità. E quale gesto se non il dribbling racchiude la qualità di un calciatore? Bene, quest'altra grafica è una preoccupante fotografia del calcio italiano.
Intanto, il campione: qui sono considerati tutti i primi dieci campionati europei del ranking, più la Champions e la Serie B italiana. Sull'asse orizzontale ci sono i dribbling tentati per 90 minuti nelle varie leghe, sull'asse verticale quelli riusciti. Guardate la Serie A, è vicinissima alla B e in fondo ai dati sia per dribbling tentati che — logicamente — per riusciti. In Champions e nella Liga sembra giocarsi un altro sport.
I dribbling sono ancora efficaci, ma in A sono troppo pochi
E ancora: al netto dell'impietoso confronto col calcio europeo, è drastica anche la variazione negli anni dentro la stessa Serie A. Da una media di 19.03 dribbling riusciti per novanta minuti nella stagione 2019/20 si è infatti scesi fino ai 12,28 dribbling riusciti della stagione in corso.
Significativa anche la tabella di destra che analizza il dato di Expected Goals e Expected Assist ogni cento dribbling. In sostanza: quante occasioni si riescono a creare — in media — dopo un dribbling riuscito. Qui l'Italia è perfettamente in linea con gli altri campionati, a metà classifica. Questo vuol dire che i dribbling, anche in A, restano un'arma efficace per creare occasioni. Semplicemente, se ne fanno troppo pochi.
Il campionato italiano ha perso le ali
Sì, ok, ma chi è che dribbla? La risposta più logica è anche quella supportata dai dati: la tabella qui sotto prende in considerazione i cento migliori dribblatori dei top cinque campionati europei e, senza grandi sorprese, la stragrande maggioranza sono ali o trequartisti. Proprio quei ruoli che in Italia — dove il sistema dominante è il 352 — mancano.
E infatti (tabella di destra) la percentuale di dribbling delle ali d'attacco è del 63% in Liga, del 60% in Premier, 57% in Ligue 1, 53% in Bundes e di un bassissimo 33% in Serie A. In sintesi: non ci sono dribbling perché non ci sono giocatori che dribblano (o meglio, in posizioni dove poterlo fare).
Non ci sono neanche più i numeri 10?
Infine, focus sull'altra zona clou dell'attacco: la trequarti. La zona dei 'dieci', come lo erano Alex Del Piero e Boban. Questa grafica mostra i palloni ricevuti nella classica zona del trequartista negli ultimi anni del campionato italiano. Dai 24 o 25 per partita tra il 2017 e il 2020 a un crollo verticale negli ultimi anni. Un po' come per i dati sui dribbling
Capitolo terzo, i commenti: "In Serie A c'è un solo numero dieci"
Quello che pesa di più anche nell'analisi dello studio Sky è, sicuramente, il dato sul 33% dei dribbling delle ali, Condò: "Il confronto con l'Europa è spaventoso". Prende parola un formidabile dieci: "Poche squadre ormai ricercano quel ruolo" — dice Del Piero, che poi aggiunge in tema qualità e intensità: "Vedere una ripartenza che si ferma per 'consolidare il possesso' è una delle cose che mi annoia di più. In Champions vediamo sempre verticalizzazioni immediate dopo la riconquista". Capello "Come risolviamo? Iniziando a vietare le giocate che oggi si vedono in A. No palla al portiere, per esempio, o no ai passaggi laterali, ma dire sempre di verticalizzare appena possibile. Chiaro, servono giocatori con visione e i giocatori vanno responsabilizzarli, ma la prima idea deve sempre essere 'andiamo in avanti'". Costacurta: "Negli ottavi di Champions che abbiamo appena visto ci sono stati gol su verticalizzazioni meravigliose, su questo aspetto in Italia mi sembra che ci stiamo un po' annoiando, non solo noi, ma anche i tifosi". Boban sul tema trequartisti: "In Serie A al momento c'è un solo numero dieci che gioca davvero da numero dieci, ed è Nico Paz che, guarda caso, gioca in un 4231".
L'esempio virtuoso: il campus del Bayern Monaco
Infine, un esempio che arriva dall'Europa e da una delle corazzate della Champions: il Bayern Monaco, con un reportage a firma Niccolò Omini sul campus costruito per le giovanili dei bavaresi. Un progetto da più di cento milioni di euro investiti negli ultimi dodici anni, con tanto di stadio da 2.500 posti e casa di tutte e formazioni giovanili, dall'U11 all'U19 e calcio femminile del club.
Al centro del progetto ci sono anche pedagogia e psicologia: c'è uno psicologo per ogni squadra e per ogni allenatore per curare anche l'aspetto mentale della crescita nel calcio. Poi si fa solo tecnica fino a 16/17 anni, prima la tattica non esiste. Lavoro con la palla, l'uno contro uno sempre, intensità altissima sono tre delle parole d'ordine del metodo.
E' un concetto chiave anche quello di giocare sotto età, cioè contro chi è più grande di te. Sfidare ogni volta chi è 'più avanti' come strumento per crescere e migliorarsi. Non si punta a vincere una Youth League, ma a costruire giocatori del futuro. Il recentissimo esordio in Bayern-Atalanta del 16enne difensore centrale Pavic ne è un esempio: se ti alleni coi big e marchi Kane negli allenamenti, cresci; se giochi solo per vincere coppe a livello giovanile la storia potrebbe essere molto diversa.
Quindi lo "Skill lab" (in foto qui sotto), una stanza interattiva per acuire tecnica e velocità cognitive, mutuata da quelle di Dortmund e Hoffenheim. Una struttura all'avanguardia che segue una logica: crescere i giocatori a livello tecnico e mentale, e non fisico. Capaci di gestire la pressione.
I commenti finali, Capello: "Stop alle classifiche a livello giovanile
A ruota arrivano i commenti dello studio Sky. Capello: "Un'idea bellissima quella del Bayern. Un altro spunto del calcio italiano potrebbe essere quello di non fare classifiche, come accade in Norvegia. Fino a tredici anni si gioca solo per divertirsi. E poi solo tecnica fino ai 16/17 anni, ma devono essere le società a imporlo". Termina così il check-up al calcio italiano.