Svizzera avversaria dell'Italia agli Europei 2021: la scheda tecnica

Europei

Marco D'Ottavi

©IPA/Fotogramma

Allenata da sette anni da Petkovic, la Svizzera è una nazionale organizzata e solidissima, ma senza particolari picchi di talento 

Più di altre nazionali la Svizzera viene vista come un prolungamento ideale del paese che rappresenta: noiosa, organizzata, senza estro. Anche i risultati portano in questa direzione: gli svizzeri hanno raggiunto gli ottavi di finale nelle ultime tre grandi competizioni disputate, in Brasile nel 2014, in Francia nel 2016 e in Russia nel 2018 come fossero davvero un orologio. Nelle qualificazioni all’Europeo ha finito il proprio girone al primo posto davanti alla Danimarca, perdendo lo scontro diretto, ma facendo meglio dei diretti rivali con le altre avversarie. Nelle prime due partite di qualificazione a Qatar 2022 ha superato Bulgaria (3-1) e Finlandia (3-2) mostrando qualche sbavatura di troppo in difesa, soprattutto con il portiere Sommer, ma anche una brillantezza offensiva non sempre presente. In una gestione equilibrata e con pochi picchi, la Svizzera ha però ottenuto uno dei risultati più sorprendenti degli ultimi anni: nella partita decisiva del girone di Nations League ha superato il Belgio con un rotondo 5-2, dopo essere stata sotto per 2-0. 

A parte questa vittoria, in una partita in cui Ricardo Rodriguez sembrava Roberto Carlos e Seferovic Ronaldo il fenomeno, la Svizzera è una squadra molto costante e poco capace di andare oltre i suoi limiti. È però anche una squadra che perde poco: negli ultimi due anni è riuscita a pareggiare due volte con la Germania (tra cui un pirotecnico 3-3) e una con la Spagna, in una partita in cui Ramos ha sbagliato due rigori. A margine di quella partita Luis Enrique ha individuato il punto forte della Svizzera: «è una delle Nazionali meglio organizzate, proprio per la lunga gestione dello stesso ct». 

 

Vladimir Petkovic siede sulla panchina della Svizzera dal 2014. Parla otto lingue e in patria viene chiamato Il dottore. La sua presenza sembra ideale a tutti i livelli per organizzare una Nazionale che ha al suo interno moltissime anime diverse e poco talento. Quando Xhaka e Shaqiri fecero il “gesto dell’aquila” dopo la vittoria contro la Serbia al Mondiale, era stato un grande lavoro di diplomazia dell’allenatore a ricucire lo strappo. Petkovic allena lo stesso gruppo da 7 anni e molti dei giocatori sono cresciuti sotto di lui. Non a caso la Svizzera è una di quelle squadre di cui si dice che “gioca come un club”, con meccanismi nella costruzione del gioco mandati a memoria e una capacità di muovere le linee in maniera sempre precisa e compatta che può essere un incubo per gli avversari. In un torneo che inizia così a ridosso del finale della stagione, può essere un grande vantaggio avere una squadra che gioca a memoria, e non a caso nelle convocazioni di Petkovic non c'è stata nessuna sorpresa.

 

In campo la squadra si schiera con un 3-4-1-2 cucito addosso ad alcuni dei migliori giocatori. Pur senza avere la qualità delle migliori nazionali europee, la Svizzera non è però una squadra che punta a distruggere e ripartire, ma sa modularsi in maniera fluida anche all’interno della stessa partita. Nell’ultima amichevole contro gli Stati Uniti ha attuato un pressing costante e molto aggressivo, mentre contro la Spagna ha lasciato totalmente il pallone all’avversario (71-29 di possesso palla). In quell’occasione è riuscita comunque a trovare il gol grazie a un'azione palla a terra partita dal portiere e finalizzata con un grande piatto al volo da Freuler. 

 

Questa duttilità è possibile anche grazie a una rosa profonda e con giocatori dalle caratteristiche diverse. In difesa può contare sull’abilità nella gestione del possesso di Akanji, ma anche sulle qualità nel difendere l’area di Elvedi e Schär. Contro squadre che si chiudono, invece, può abbassare Ricardo Rodriguez sulla linea dei tre centrali, per inserire Ruben Vargas a sinistra, uno dei pochi giocatori imprevedibili con il pallone tra i piedi. A centrocampo, accanto al capitano Xhaka, si alternano Denis Zakaria, forse il prospetto più interessante della squadra, e Remo Freuler, ormai a suo agio anche in contesti internazionali e che nelle ultime partite con la Svizzera è spesso stato tra i migliori in campo.

 

Se, insomma, la capacità di avere più interpreti e spartiti è l’anima di questa Svizzera, le sue fortune passano ancora dalle giocate di Xherdan Shaqiri. Dopo una carriera passata a fare l’esterno offensivo, Petkovic lo ha spostato dietro alle due punte, mettendolo al centro del gioco e affidandogli grandi responsabilità offensive. Il giocatore del Liverpool viene da una stagione piuttosto deludente, ma se in carriera non è mai riuscito a confermare i lampi intravisti qui e lì, in Nazionale si trasforma, risultando spesso decisivo. Davanti a lui giocano Embolo, punta elettrica e portata al sacrificio ma che vede poco la porta e Seferovic, che dopo una vita passata nella bassa manovalanza dei centravanti sgobboni, al Benfica ha scoperto una vena prolifica abbastanza inaspettata. 

 

Il più grande limite della Svizzera è proprio la mancanza di grande talento nei vari reparti. In un torneo deciso da pochi episodi, per di più dopo una stagione logorante come l’ultima, avere più giocatori in grado di rompere gli schemi con giocate di pura classe può essere determinante. Nel 2018 la qualificazione agli ottavi arrivò grazie a un gol in rovesciata assurdo di Shaqiri, che però più passa il tempo più è difficile immaginarlo come l’Atlante che si carica sulle spalle tutta la nazione.  



La sfida con l’Italia è la seconda del girone, spesso quella determinante per la classifica (anche se passando le 4 migliori terze c’è speranza per tutte). La Svizzera potrebbe arrivarci con l’inerzia positiva della vittoria nella prima con il Galles e giocare una partita accorta per assicurarsi il passaggio del turno. Per una generazione di calciatori che sta rapidamente arrivando nella fase calante della propria carriera questi Europei possono rappresentare un’occasione unica. Rodriguez, Shaqiri, Xhaka, Akanji, vengono tutti da stagioni negative e vorranno sfruttare gli Europei per riscattarsi. «Il nostro obiettivo minimo è di qualificarci per gli ottavi» ha detto Petkovic, ma forse per la Svizzera è arrivato il momento di provare a fare qualcosa meglio.  

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