Atlete verso il professionismo, ma è solo l'inizio

Calcio femminile
Martina Angelini

Martina Angelini

Un'attesa lunga una vita, una svolta per il panorama sportivo femminile italiano. E' solo il primo passo, ma finalmente è stato fatto. Da oggi la nuova generazione di giocatrici potrà sognare di fare del calcio un mestiere. Ora la palla passa alle Federazioni

Giusto per fare chiarezza, perché se si canta vittoria o ci si rilassa dopo aver fatto solo il primo piccolo passo, sarà difficile arrivare al termine della corsa. Una corsa che prima vedeva lo sport femminile incatenato ai blocchi di partenza, ora finalmente le catene sono state spezzate e lo starter ha sparato in aria il colpo di pistola tanto atteso. E’ solo l’inizio, bisogna averlo tutti bene in mente.

 

Una certezza è che quasi tutti gli organi di informazione, per accompagnare la notizia dell’emendamento approvato ieri, hanno scelto una foto della Nazionale Femminile di calcio. Questo perché l’AIC è da sempre in prima fila per combattere questa battaglia, nello sport in cui la differenza di trattamento fra uomini e donne è probabilmente più evidente. Ma anche perché il Mondiale Femminile non solo ha portato alla luce questo problema, ma l’ha sbattuto in faccia con forza a chi si era sempre rifiutato di prendere in considerazione la questione, nascondendosi dietro a problemi economici che da oggi non esistono più.

 

Ora passerà tutto nelle mani delle singole Federazioni, che non avranno più scuse per non dare alle proprie atlete le garanzie che meritano. Non si tratta di soldi, perché mai una calciatrice ha dichiarato di voler guadagnare come un uomo. Si tratta di tutele, di contributi, di firmare contratti che non le lascino a spasso in caso di maternità, o che addirittura indichino la gravidanza come un motivo valido per interrompere il rapporto fra la società e l’atleta.

 

Chiedetelo a Giulia Orlandi, capitano della Florentia, che pochi giorni fa ha lasciato il calcio nel pieno della stagione calcistica perché ha dovuto scegliere il lavoro. Chiedetelo ai tantissimi talenti che abbiamo perso per strada, perché hanno lasciato la Nazionale alla vigilia di manifestazioni importanti per non essere licenziate.

 

Sei anni fa, Sara Gama prese la parola durante un’Assemblea Elettiva della FIGC e disse: “Fino ad ora si parla tanto ma si fa troppo poco, rimaniamo il terzo mondo del calcio femminile mondiale”. Finalmente qualcosa si è mosso.

 

Per la nuova generazione di giocatrici il calcio potrà diventare il loro lavoro, con la garanzia che se fai vent’anni la stessa attività tutti i giorni, devi essere considerata una lavoratrice e non più una dilettante.

 

E una bambina, alla domanda: "Che lavoro vuoi fare?" potrà tranquillamente rispondere “la calciatrice”. Non tutte ce la faranno, ma almeno da oggi possono sognarlo.

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