Girona, favola catalana: proprietà City, Europa a un passo

Liga

Luca Cassia

La squadra rivelazione della Liga è la neopromossa catalana, migliore debuttante di sempre al 7° posto in zona Europa League. Ci sono i gol dell'ex Reggina Stuani, lo strapotere casalingo al Montilivi e l'influenza del Manchester City che detiene il 44% delle quote come Pere Guardiola, agente e fratello di Pep

Alzi la mano chi avrebbe scommesso sulla neopromossa catalana, mai così in alto in 87 anni di storia. Alla faccia del destino, quello che negli ultimi anni ha voltato le spalle al Girona: ammesso in Serie B nel 2008 dopo quasi 50 anni di lontananza, sfiorato dal fallimento e beffato due volte ai playoff per salire in Liga prima della festa datata 4 giugno 2017 con i gol del ritrovato Samuele Longo. È la lenta scalata di un club all’ombra del Barcellona e di una città che non raggiunge i 100mila abitanti dove atterrano i turisti destinati al sole della Costa Brava. Ultima provincia della Catalogna prima del confine francese, roccaforte del tradizionalismo a tinte giallorosse che ora si apre all’Europa: lo spiega il clamoroso 7° posto nella Liga con un 2018 da big, risultati dettati dall’epopea in panchina di Pablo Machín e dall’influenza di una società che domina in Inghilterra in attesa della consacrazione in Champions. Già, proprio il Manchester City di Pep Guardiola fratello di Pere, agente e comproprietario del Girona dei miracoli.

Bunker Montilivi

Bagarre aperta per l’Europa League, traguardo al quale restano appesi i sorprendenti baschi dell’Eibar. Certo è che la marcia dei biancorossi inizia dall’Estadi Municipal de Montilivi, stadio ampliato a 13mila spettatori dopo la promozione di giugno nel quale si riversò la festa dei tifosi. Sono 6 le vittorie casalinghe di fila del Girona, migliore debuttante di sempre nella Liga dopo aver varcato la soglia di 40 punti ad inizio marzo. Qui inciampò l’Atletico Madrid all’esordio in stagione, cadde addirittura il Real di Zidane in una sorta di Clásico dall’enorme valenza storica e politica: se i blancos non perdevano da 27 anni contro un’esordiente (Real Burgos nel 1990), il match si inseriva nel delicato scenario tra le velleità indipendentiste della Catalogna e il pugno duro del governo di Madrid con il conseguente esilio di Carles Puigdemont, ex presidente catalano nonché originario e tifoso del Girona. Da dicembre la squadra di Machín vanta un rendimento interno immacolato, addirittura superiore al Barcellona capolista se consideriamo i 6 clean sheet in altrettante vittorie non emulati dalla corazzata di Valverde. Difficile ripetere la storia domenica sera al Bernabeu, tuttavia la 7^ meraviglia al Montilivi andrà centrata a fine mese contro il Levante di Pazzini. Intanto il girone di ritorno recita 17 punti conquistati, saldo inferiore solo alle madrilene e alla squadra leader del torneo.

Dal 2014 l’allenatore del club è Pablo Machín, classe 1975 con un ritiro prematuro dal calcio a 23 anni a causa di un grave infortunio al ginocchio. Uomo che predilige le idee ai sistemi, modulo che piuttosto premia da anni il 3-4-2-1 caro ad Antonio Conte. Squadra equilibrata, letale da palla inattiva e votata alle fasce dove spingono il colombiano Mojica e soprattutto Pablo Maffeo: laterale destro spagnolo, 20enne che a settembre annullò Messi prendendolo in consegna come Gentile su Maradona, marcatura che provocò il nervosismo della Pulga arrivando a chiedere informazioni sull’identikit dello stesso Maffeo. E a fine partita lo scambio di maglie non coinvolse il 5 volte Pallone d’Oro ma il portiere ter-Stegen come promesso ad un amico. Il capitano è il nativo Granell in rosa dalla Segunda División, partner di un altro autoctono di Girona come il tuttocampista Pere Pons dai tanti estimatori sul mercato. Alle fortune della squadra contribuisce naturalmente il 25enne Portu cresciuto nel Valencia, dribbling e accelerazioni nonché 11 reti all’attivo nella sua migliore stagione di sempre. Chi ha già varcato i 100 gol in Europa è invece l’uruguayano Cristhian Stuani: avvistato alla Reggina dieci anni fa, adottato dalla Liga segnando con le maglie di Levante, Racing ed Espanyol. Ultimo biennio inglese al Boro, poi il ritorno in Spagna dove viaggia a quota 15 centri (ben 7 di testa) alle spalle dei campioni di Barcellona, Real e Atletico.

Piccoli City crescono

Raramente la Liga accoglie le piccole al tavolo dei grandi, ecco quindi che l’intervento del Manchester City ha mescolato le carte ai vertici del campionato spagnolo. Dal 23 agosto 2017 il Girona è stato rilevato dai francesi di TVSE Fútbol per il 44,3% dal City Football Group, holding controllata dall’Abu Dhabi United Group (presieduta dallo sceicco Mansour) che a sua volta è proprietaria del New York City FC e del Melbourne City FC, del 20% dei Yokohama F. Marinos oltre a collaborazioni in Sudamerica con Torque e Atlético Venezuela. Nient’altro che una cordata complice la stessa percentuale di quote acquisita dal Girona Football Group guidato da Pere Guardiola, agente e fratello di Pep allenatore dei Citizens. Innegabile il contributo nell’operazione dei Guardiola bros: già procuratore di Luis Suárez, Pere è proprietario della Media Base Sports nonché uno dei personaggi più influenti nella realtà calcistica spagnola. Fu lui stesso a svolgere un ruolo di consulente nella trattativa del 2015 che inserì i catalani ad un passo dalla bancarotta sotto l’egida francese.

L’88,6% del pacchetto azionario del club è stato acquistato dalla cordata City-Pere Guardiola per 6 milioni di euro, cifra irrisoria se bilanciata con le spese folli degli inglesi per rinnovare la difesa di Pep. Non sono mancate accuse sull’operazione tra conflitti d’interesse e il doppio ruolo di Pere: non è concesso che un intermediario diventi socio di maggioranza di un’altra squadra, cavillo inserito nel regolamento della FA ma non in quello della Liga. In realtà la collaborazione tra Manchester City e Girona precedeva l’avvento di Pep all’Etihad attraverso i prestiti in Catalogna dei giovani Maffeo, Nwakali, Lejeune e Sobrino nel 2015. Dal suo avvento Guardiola ha piuttosto avallato la conferma di Maffeo e Pablo Marí prima dei trasferimenti legati ad Aleix García, Kayode, Marlos Moreno e Douglas Luiz a rendere ufficiosa l’affiliazione estiva poi annunciata a fine agosto. Una squadra della Liga come satellite di un club inglese, curiosità inserita nella top 5 europea sebbene dalla Premier League non manchino succursali olandesi (vedi City-NAC Breda oppure Chelsea-Vitesse). Assetti manageriali rivoluzionati, solo l’ultima estensione di una franchigia sul modello della NBA. A pochi passi dall’Europa che conta, il Girona ha avviato le procedure necessarie per ottenere la licenza UEFA: mai una debuttante spagnola si è qualificata per le competizioni continentali. Meglio farsi trovare preparati, no?

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