Real Madrid, Lopetegui ex giocatore del Barcellona: "Mi sentii umiliato"

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L'allenatore del Real Madrid è stato giocatore blaugrana dal '94 al '97: un debutto colmo di errori, seguito da un altro match da incubo e da una serata da grande protagonista. Poi il lento e lungo declino fino all'addio: "Mi sentii sportivamente umiliato"

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Julen Lopetegui, nonostante la vittoria sul Viktoria Plzen, ha ancora il suo futuro appeso a un filo. Domenica è in programma il Clasico contro il Barça, scontro che potrebbe risultare per l'ex Ct della Spagna un crocevia fondamentale. Per evitare l'esonero dovrà, quindi, battere quella che una volta è stata la sua squadra. Dal '94 al '97, infatti, l'attuale allenatore del Real Madrid ha giocato tra i pali della porta blaugrana. Dopo essere cresciuto nelle giovanili dei Blancos, disputò tre ottime stagioni con il Logrones, rendimento che gli valse la chiamata del Barça, reduce dalla sconfitta in finale di Champions contro il Milan, per sostituire Zubizarreta. Il debutto di Lopetegui con la formazione catalana fu, però, un disastro. Era la gara di ritorno della Supercoppa spagnola contro la Real Saragozza (l'andata l'aveva giocata Carles Busquets, papà di Sergio, ed era terminata 2-0 per il Barcellona) e al Camp Nou finì 5-4 a favore degli ospiti. Il risultato bastò ai blaugrana per alzare la coppa, ma clamorosi furono gli errori del portiere. Prima un'uscita estrema ai confini dell'area di rigore, poi un tiro passato sotto le braccia e infine una goffa presa sulla conclusione debole di Higuera che valse la tripletta al centrocampista. "Non ho avuto fortuna, non sono riuscito a dormire - disse allora Lopetegui -. Ho fatto uno di quegli errori che ti capitano ogni cinque anni, ma sono convinto che trionferò a Barcellona".

Ritorno da incubo

Da quel momento non vide più il campo, fino a febbraio, quando gli fu data un'altra occasione in Coppa del Re, contro l'Atletico Madrid. Ma le cose andarono peggio del previsto. Dopo appena 13 minuti, infatti, l'ex portiere del Barça gettò a terra Caminero, incassando il cartellino rosso e il rigore a favore dei Colchoneros. I blaugrana così, dal provvisorio vantaggio finirono col perdere 4-1. "Ho passato tanto tempo senza giocare, avevo grande entusiasmo per questa partita - spiegò l'attuale allenatore del Real -. Mi è dispiaciuto lasciare la squadra con un uomo in meno, ma fa male anche per la mia famiglia e gli amici. Le poche volte che gioco sono davvero sfortunato".

Serata da pararigori

Lopetegui giocò anche la sfida di ritorno (il regolamento lo permetteva) e, nonostante l'eliminazione finale - il Barcellona vinse 3-1, ma fu inutile -, uscì dal campo a testa alta. Quella sera riuscì infatti nell'impresa di neutralizzare, all'interno dei 90 minuti, ben due calci di rigore. Il portiere ipnotizzò Valencia nel primo tempo e Toni nella ripresa. Quella buona prestazione - complice anche un successivo infortunio al polso - non convinse, però, il suo allenatore, Cruyff, che successivamente, continuò a preferirgli Angoy. "Sono stato per tre anni uno dei migliori portieri spagnoli - si lamentò l'estremo difensore -. Ho giocato due partite, la gente non mi conosce ed è la cosa che mi addolora di più".

A fine stagione, comunque, arrivò una nuova occasione per lui. Busquets si fece male e Cruyff, dopo essersi affidato due volte ad Angoy, diede fiducia a Lopetegui. Tre partite (nessuna vittoria) e il campionato finì. In estate fu protagonista di altre papere in un'amichevole contro l'Utrecht, fu lasciato a casa per un triangolare a Firenze e alla finì perse posti nelle gerarchie, diventando il terzo portiere della squadra. "Se gioco una volta ogni tre mesi è molto difficile dimostrare qualcosa" provò a giustificarsi.

Dopo qualche settimana arrivò l'episodio di Busquets e della famosa piastra, in cui il padre di Sergio prese con le mani una piastra che stava per cadere sul figlio, rendendosi quindi indisponibile per la partita contro il Tenerife. "Non giocare domenica sarebbe uno choc per me" spiegò l'ex Ct spagnolo. E così fu, perché Cruyff scelse ancora Angoy. Una decisione che provocò la rottura definitiva con il tre volte Pallone d'oro. Lopetegui trovò, comunque, l'occasione di scendere in campo a dicembre per altre tre incontri: nel terzo, contro l'Atletico Madrid, si procurò un altro infortunio e fu costretto a uscire in anticipo. Dopo il recupero non riuscì comunque a trovare più spazio con l'olandese: "So perché non mi convoca, ma non posso dire molto di più - spiegò alla stampa -. A buon intenditor poche parole. Sono nel momento migliore da quando sono al Barça".

Fonte foto: Mundo Deportivo

    

Atletico, si chiude un cerchio

L'estate successiva, quella del 1996, segnò l'addio alla panchina blaugrana di Cruyff, sostituito da Robson. Lopetegui pensò che fosse la svolta giusta per tornare titolare, ma il Barcellona acquistò Vitor Baia e lo scelse come numero uno. L'attuale mister del Real scese in campo, un'ultima volta, nella gara di ritorno della Supercoppa Spagnola. Ancora contro l'Atletico Madrid. Fu la gara che chiuse il cerchio. La formazione catalana perse 3-1, ma alzò comunque il trofeo grazie al 5-2 dell'andata. Finì di nuovo con l'essere scavalcato da Busquets. "Mi sento umiliato sportivamente - si lamentò dopo essere stato escluso per una partita insignificante -. Se non contano su di me perché non me l'hanno detto in estate quando avevo la possibilità di andare via? Davvero non riesco a capire". Il suo inferno terminò nell'agosto 1997, quando si trasferì al Rayo Vallecano.

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