Messi: "Quando andavo a Barcellona piangevo, per il calcio ho perso degli amici"

DALL'ARGENTINA

Messi si racconta a Olé: "A 4 o 5 anni già camminavo con il pallone, giocavo sempre con ragazzi più grandi. La decisione di andare a Barcellona fu difficile, ma veloce. Per me non era facile lasciare Rosario, piangevo sempre e, in quegli anni, ho perso tanti amici. Fuori dal campo non faccio molto, passo tanto tempo con i miei figli. La vittoria della Coppa del Re è stata importante perché arrivata in un momento difficile. Collezione maglie? Rimpiango di non averle chieste a Ronaldo e Roberto Carlos"

Lionel Messi si racconta, tra infanzia e vita fuori dal campo, in una lunga intervista rilascia a Olé, in occasione dei 25 anni del quotidiano argentino. Il fuoriclasse del Barcellona ripercorre la sua vita, a iniziare dai suoi primi calci a un pallone a Rosario: "Già dai 4 o 5 anni camminavo con la palla, ricordo le prime partite con i miei fratelli e i cugini più grandi – racconta Messi - Ricordo che una volta giocava il gruppo degli '86, quindi di un anno più grande di me, e mancava una persona, mia nonna chiese di inserirmi. L'allenatore le rispose che era pazza, che ero troppo piccolo e mi avrebbero fatto male. Invece ho giocato, evidentemente ho fatto delle belle cose e alla fine mia nonna disse di comprarmi le scarpe, perché dalla settimana successiva mi avrebbe portato agli allenamenti. E da lì è iniziato tutto. Non ricordo molto di quando ero piccolo, magari ogni tanto vedo qualche video, soprattutto di quando ero al Newell's Old Boys. Ma ricordo anche le feste a Rosario, con degli amici che non mi facevano giocare perché ero sempre il più piccolo. Ma era più per cura, per paura di farmi male. Ho fatto di tutto per giocare a calcio, sia nei club che nel mio quartiere".

"Da Rosario a Barcellona: decisione difficile, ma veloce"

Poi i problemi di crescita, risolti con grandi impegno: "Non fu solo per il calcio, ma era per il mio bene, per la vita di tutti i giorni. In questo senso sono molto responsabile e quando devo fare qualcosa cerco di realizzarla e di lottare per quello che voglio. Mi sono preso cura di me stesso e sapevo quel che dovevo fare". A 13 anni il trasferimento al Barcellona: "Quella decisione fu difficile, ma anche molto veloce. Non ho esitato, ma forse non capivo bene cosa significasse lasciare il mio paese, la mia gente, i miei amici e iniziare un'altra vita da qualche altra parte. All'inizio è stato difficile, quando sono arrivato non potevo giocare a causa di un problema di ruoli, poi quando ho iniziato mi sono infortunato. Per un anno e mezzo non ho potuto giocare, mi sono solo allenato e non è lo stesso. Poi sono stato fortunato perché sono migliorato molto velocemente. Ma prima era tutto più difficile, ora sei lontano ma sei anche vicino con le nuove tecnologie. Mentre all'inizio potevo fare una telefonata ogni 3 giorni. Piangevo sempre, non volevo restare a Barcellona ma allo stesso tempo sì, sapevo che poi avrei voluto tornarci. Ma non era facile per me stare lontano da Rosario. A causa della lontananza e delle difficoltà nel mettersi in contatto ho perso tanti amici. Oggi qualsiasi ragazzo ha un telefono, prima si comunicava per posta o con una chiamata ogni tanto e dopo poco tempo ho perso tanti contatti. Ho ancora qualche amico del mio quartiere, con qualcun altro sono riuscito a riallacciare i rapporti dopo anni. Per me è sempre bello incontrare queste persone".

Il Messi papà: "Passo tanto tempo con i miei figli"

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Ma com'è Leo Messi nella quotidianità? "Non faccio molto, passo parecchio tempo con i miei figli e sono fortunato per questo, perché quando ero piccolo mio padre lavorava fino a tardi e lo vedevo poco. Usciamo poco ma mi piace la nostra routine, perché posso fare tante attività con i miei figli. Thiago e Mateo sanno chi è il loro padre, al primo non piace essere riconosciuto perché è molto timido mentre il secondo è l'esatto contrario. Ma i genitori dei loro amici sono molto rispettosi. Spesso cammini per strada e ti chiedono una foto, ma tu non hai voglia. Capita anche di reagire male ma non per essere scortesi, perché magari qualcuno ti chiede di sorridere nelle foto, cosa che non vuoi fare". Poi qualche retroscena sulla barba: "Mi radevo da tanto tempo perché ero obbligato a causa di uno sponsor, che mi chiedeva di farlo il più possibile. Poi ho deciso di non farlo più, credo fosse in Copa America nel 2016. C'erano tanti compagni di squadra con la barba e allora ho deciso di tenerla anche io. Ma lo stesso è accaduto con i capelli, li tenevo sempre lunghi e a un certo punto ho deciso di tagliarli".

"Guardo il calcio e mi piace studiare gli avversari"

Anche fuori dal campo Leo Messi segue il calcio: "Sì, lo guardo molto e mi piace. La tattica la seguo da dilettante e non per studio. Magari guardo come giocano le altre squadre o delle nostre rivali, però non faccio una vera e propria analisi. Mi piace studiare gli avversari, come pressarli, dove farli male, indipendentemente dal fatto che abbiamo allenatori o altri collaboratori che lo fanno, ma mi piace osservarli attentamente. Copa America? Siamo entusiasti di poterla giocare. Sarà diversa senza il pubblico, ma resta una Coppa speciale". Calcio, ma non solo: "Mi piace anche il tennis e gioco a padel, lo faccio sempre con Pepe Costa (suo collaboratore). Ma non ci gioco spesso, anche perché praticamente faccio partite ogni tre giorni".

"Coppa del Re speciale perché arrivata in un momento difficile"

L'ultima Coppa del Re è stato il 35° titolo con il Barcellona: "Ogni volta che gareggio lo faccio per vincere e per raggiungere i miei obiettivi, per ottenere titolo. L'ultima Coppa del Re è stata speciale anche per il momento in cui vivevamo, il club veniva da un paio di anni senza grandi risultati. Abbiamo una squadra giovane, con tanti calciatori nuovi, e per noi questo trofeo ha rappresentato una svolta. E, oltre a questo, a me piace sempre vincere titoli e più ne sono, meglio è".

"Mi sarebbe piaciuto avere le maglie di Ronaldo e Roberto Carlos"

Come tanti calciatori, anche Lionel Messi colleziona magliette degli avversari. Due quelle che mancano alla sua collezione e che l'argentino vorrebbe avere: "Ho iniziato tardi a dare importanza a questa cosa, prima non prestavo attenzione. Era più mio fratello Matias che conservava le cose. Ma mi dispiace non aver chiesto le maglie ad alcuni giocatori che ho affrontato da giovane, come Ronaldo 'il fenomeno' e Roberto Carlos. Mi sarebbe piaciuto avere la loro maglia".  

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