Cuore catalano, personalità da vendere: ecco chi è Gerard Piqué

Mondiali

Domenico Motisi

Indipendentista convinto, simbolo del catalanismo ma titolarissimo nella nazionale di Lopetegui. In conferenza, con un tweet o con una dichiarazione, il centrale del Barcellona genera sempre dibattito. Conflitti con la Roja, attacchi al Real Madrid, love story con Shakira: è lui l'uomo più discusso di Spagna

Se c’è un indipendentista che può giocare per la nazionale del Paese da cui vuole separarsi, che riesce ad andare in conferenza stampa e rispondere serenamente a qualsiasi tipo di domanda dopo essersi mostrato adirato e in lacrime dopo il referendum dell’1 ottobre, questo è Gerard Piqué. Al trentenne di Barcellona non è mai mancata la personalità tanto dentro quanto fuori dal campo e anche se sul rettangolo verde è un difensore, gli attacchi e le provocazioni lanciate verso Madrid – intesa sia come sede del Governo spagnolo, sia come città del "nemico" Real – non si contano più. Piqué ormai non è soltanto un simbolo del Barcellona e del barcelonismo ma rappresenta l’essenza dell’intera Catalogna e di un popolo che in lui si riconosce. Attraverso tweet, dichiarazioni o qualsiasi altro tipo di esternazione, i suoi sono spesso dardi avvelenati ma mai fini a se stessi: la dialettica, l’intelligenza e la capacità critica che lo contraddistinguono sono superiori rispetto alla media dei suoi colleghi. Piqué fa sempre rumore, anche quando tace.

L’amore e odio con la nazionale

La domanda sorge spontanea: come può vestire la maglia delle furie rosse un catalanista convinto? Uno che piange al solo pensiero che a qualcuno "dei suoi" venga negato il diritto di voto per chiedere l’indipendenza? Uno che non perde occasione per mostrare l’amata Senyera e che non esita a rispondere in catalano anche durante le conferenze stampa della nazionale? In tanti si pongono queste domande, ma non lui che considera assolutamente normale e non incoerente essere indipendentisti e difendere la Spagna. "Io non ho nulla contro la Spagna, c'è gente meravigliosa lì ma non esiste una nazionale della Catalogna quindi perché non dovrei giocare per la Spagna?". Di episodi controversi che l’hanno visto protagonista nel contesto della selección española non sono mai mancati, ma a Piqué non importa cosa pensano di lui, non se n’è mai interessato.  

Gerard esordisce in nazionale nel 2009 in occasione di un’amichevole contro l’Inghilterra, da quel giorno sono quasi 90 le presenze e due i titoli vinti: il Mondiale nel 2010 e l’Europeo nel 2012. Per lui, convocazioni anche per Coppa del mondo in Brasile nel 2014 ed Euro 2016, sempre titolare, sempre protagonista e non solo per le sue chiusure difensive o i suoi gol di testa. I passaggi che hanno segnato la storia tra Piqué e la nazionale sono altri: dal taglio della manica all’altezza della striscia con i colori della bandiera spagnola (caso che l’ha portato ad annunciare il ritiro dopo il Mondiale russo), al presunto dito medio durante l’inno nazionale, passando per la risposta in catalano ad una domanda (in castigliano) che ha fatto arrabbiare Sergio Ramos. Insomma, l’amore tra Piqué e la nazionale spagnola forse non è mai sbocciato e stando ai fischi e agli insulti che sistematicamente gli arrivano da tutti gli stadi (anche) quando gioca con la Roja è evidente che il sentimento è ricambiato.

Guerra Real, guerra total

"Non lavorerei mai per il Real Madrid, non mi piacciono i valori che trasmette ma soprattutto non mi piace la gente che si siede nel palco d’onore del Bernabéu. Là trovi la persona che ha portato a processo Messi e Neymar, che poi è la stessa che tratta diversamente Cristiano Ronaldo". Provate a indovinare chi si è espresso così proprio al termine di un’amichevole tra Spagna e Francia? Facile, Gerard Piqué. Questa è soltanto una delle ultime frecciate lanciate verso Madrid, un terreno – quello della guerra dialettica contro la Casa Blanca – in cui si trova perfettamente a suo agio. Così come sui social, specialmente su Twitter dove ama provocare il Real Madrid o qualche suo componente. Memorabili i botta e risposta con Arbeloa, suo ex compagno in nazionale o le allusioni non tanto velate sugli arbitraggi e i sorteggi di Champions che – a suo dire – favoriscono sempre gli uomini di Florentino Pérez. Che abbia torto o ragione, Piqué non è mai banale. I suoi post partita, i suoi tweet generano sempre dibattito e che cio sia tutto calcolato o meno, ormai la sua figura va al di là del calcatore in maglia blaugrana.

La personalità di Gerard, così ha conquistato Shakira

"Se per rivederti devo arrivare in finale, allora sarò lì a giocarmi il Mondiale". Detto, fatto. Se mai ci fosse bisogno di ulteriori elementi per descrivere la personalità e il carattere di Piqué, l’inizio della sua storia con la popstar Shakira è forse l’esempio più lampante. I due s’erano conosciuti durante il promo del Mondiale sudafricano in cui lei era la cantante del tormentone “Waka Waka, It’s time for Africa”, lui uno dei tanti calciatori che prestava il volto allo spot. Era il 2010, Piqué aveva 23 anni, Shakira dieci in più. Inoltre lei era impegnata con l’avvocato argentino Antonio De Rúa ma questo non fermò Piqué che mantenne la promessa fatta alla bella colombiana prima della manifestazione, alzo la coppa a Johannesburg e conquistò anche Shakira con la quale adesso ha due figli.

Insomma, può piacere o non piacere, può sembrare più o meno incoerente e provocatore ma se c’è uno che può fare tutto quanto appena detto, questo è il signor Gerard Piqué.

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