Qualificazione sofferta, Mondiale al top: tutti i precedenti

Mondiali

Vanni Spinella

L'Argentina strappa il pass per la Russia dopo un faticosissimo girone di qualificazione. La storia però insegna che si può giocare un ottimo Mondiale (o addirittura vincerlo) dopo aver stentato durante il cammino per raggiungerlo

TUTTI I GOL DELLE QUALIFICAZIONI SUDAMERICANE

RISULTATI E ULTIMO TURNO DEL GIRONE SUDAMERICANO

Buone notizie, per chi arriva al Mondiale per il rotto della cuffia. C’è chi, in passato, si è qualificato per un pelo o poco più e poi, una volta approdato sul palcoscenico mondiale, quando contava veramente, ha tirato fuori carattere, gioco, risultati. Argentina e Italia, chiaro il messaggio?

Uruguay 2010: la quinta forza diventa prima

Qualificato come ultimo rappresentante del continente sudamericano, l’Uruguay fu anche l’ultimo ad abbandonare il Mondiale 2010, vedendo cadere una dopo l’altra Brasile, Cile, Paraguay e Argentina, ovvero le 4 che l’avevano preceduto nel girone di qualificazione. Uruguay quinto, che significava spareggio, ma conta anche il modo in cui quel quinto posto fu raggiunto. O meglio: acciuffato. Girone inaugurato con un 5-0 alla Bolivia, d’altronde stiamo parlando della squadra che in attacco schiera Suarez e Forlan; poi la vittoria sparisce dai tabellini per 4 gare di fila. Pesano soprattutto le sconfitte negli scontri diretti con Brasile (2-1 e, soprattutto, 0-4 in casa) e Argentina (2-1), ma il fondo lo si tocca perdendo contro il Perù ultimo in classifica.

L’Uruguay arriva a giocarsi tutto all’ultima giornata, contro l’Argentina. E perde. È l’Argentina allenata da Maradona, quella che ha visto l’inferno ed è tornata indietro sotto l’acquazzone del Monumental, salvata da Martìn Palermo nella partita epica giocata contro il Perù.

Bolatti-gol, Maradona va al Mondiale anche da allenatore, mentre l’Uruguay, che rischia di veder sfumare anche il quinto posto, deve dire grazie al Cile che vince 1-0 contro l’Ecuador impedendo il sorpasso in classifica alla Tricolor. Per il popolo uruguaiano, però, la sofferenza non è ancora terminata: il doppio spareggio contro Costa Rica si rivela una prova per cuori forti con l’1-0 firmato da Lugano all’andata e il sofferto 1-1 al ritorno in casa.

Chi teme una figuraccia mondiale deve ricredersi. L’11 giugno 2010, a Città del Capo, esordio fermando sullo 0-0 la Francia finalista del Mondiale precedente, poi tutto un crescendo con le vittorie sul Sudafrica padrone di casa e il Messico che valgono il primo posto nel girone con la porta inviolata. Nella fase a eliminazione diretta le altre sudamericane escono una dopo l’altra, mentre l’Uruguay-quinta-forza del continente supera tutti gli ostacoli (con l’exploit della drammatica gara contro il Ghana in cui Suarez si immola parando un gol fatto al 120° e facendosi squalificare). Cile fuori agli ottavi contro il Brasile, che a sua volta esce al turno dopo contro l’Olanda. Argentina e Paraguay eliminate rispettivamente da Germania e Spagna: in semifinale 3 europee su 4, unico intruso proprio l’Uruguay, che cede solo di fronte agli Oranje finalisti. L’avrebbe detto qualcuno, dopo quel gol di Bolatti?

2002, un podio di “ripescate”

Brasile-Germania-Turchia, reciterà il podio del Mondiale di Giappone e Corea, nel 2002. Tre su tre arrivate zoppicando, al termine di un percorso tutt’altro che semplice. Partiamo dalla Seleçao, che quel Mondiale lo vincerà grazie alla doppietta in finale di Ronaldo. Proprio a Ronaldo, rinato con la nazionale dopo il famoso 5 maggio, il Brasile aveva dovuto rinunciare per tutti i 20 mesi di qualificazione mondiale, con il Fenomeno alle prese con i suoi infortuni del periodo interista. Ad un tratto il Ct Émerson Leão rispolverò persino il 35enne Romario (per 4 gare, risposta del Baixinho: 8 gol), tanto per dare l’idea della voragine lasciata da Ronie al centro dell’attacco. I risultati altalenanti e la paura vera di non qualificarsi per il Mondiale portarono al cambio in corsa del Ct, con l’approdo di Scolari che raggiungerà l’obiettivo all’ultima giornata del girone di qualificazione, grazie alla vittoria sul Venezuela e ai contemporanei passi falsi di Paraguay e Uruguay, che valgono un terzo posto solo pochi mesi prima impronosticabile.

Al Mondiale la musica cambia, innanzitutto perché torna Ronaldo. Il triangolo delle meraviglie si completa con Rivaldo e Ronaldinho, quello degli orrori se lo scolpisce in fronte il Fenomeno, orribilmente “pettinato” quando alza la Coppa, ma chi vince ha sempre ragione, anche in fatto di look. Sette gare vinte su sette per la Seleçao, 8 gol per Ronaldo capocannoniere.

E l’Argentina che si era qualificata come prima del girone sudamericano? Fuori già nel suo gruppo, una tragedia.

A contendere il titolo al Brasile, il 30 giugno 2002 a Yokohama, è la Germania di Kahn, che in Corea e Giappone ci era arrivata sudando le proverbiali sette camicie: seconda nel suo girone alle spalle dell’Inghilterra (stessi punti ma peggior differenza reti), spareggio contro l’Ucraina che si risolve a favore dei tedeschi solo al ritorno, con il 4-1 che spazza via le paure dell’1-1 di Kiev.

E poi la Turchia, terza classificata al Mondiale e rivelazione del torneo, capace di far piangere nella finalina i sudcoreani che avevano eliminato Italia e Spagna con qualche aiutino di troppo. Anche per la nazionale guidata da Şenol Güneş  tutto era iniziato con una qualificazione ottenuta dopo lo spareggio con l’Austria. Una sorta di rincorsa prima di un salto da record Mondiale.

Croazia, come nasce un terzo posto

Una storia simile l’aveva già scritta 4 anni prima la Croazia: anche lei rivelazione del Mondiale, anche lei arrivata all’appuntamento con la storia passando attraverso una qualificazione travagliata. Secondo posto (alle spalle della Danimarca) conquistato solo all’ultima giornata, beffando la Grecia che ad Atene non riusciva ad andare oltre lo 0-0 contro i danesi; conseguente spareggio con l’Ucraina (2-0 e 1-1) e via libera per un Mondiale da sogno, con l’impresa del 3-0 alla Germania nei quarti e lo scherzetto di Thuram (doppietta) che spezza il sogno in semifinale.

La stessa Francia che ai quarti aveva eliminato l’Italia dopo il rimbombo sulla traversa del rigore di Di Biagio. Quel Mondiale, ancora oggi, lo ricordiamo con un pizzico di rammarico, convinti che con “tanto così” di fortuna in più (quella che Roberto Baggio “misurò” dopo il suo colpo al volo contro la Francia) saremmo arrivati fino in fondo. Ecco: non dimentichiamo che, a quel Mondiale, ci arrivammo anche noi dopo uno spareggio.

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