Mondiale U-17, draft di talenti: ecco i migliori 20 del torneo

Mondiali

Luca Cassia

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Archiviata la 17^ edizione del Mondiale Under 17 vinto dall'Inghilterra, passiamo in rassegna i giovani più interessanti emersi nel torneo in India. Simulando l'evento targato NBA destinato alle nuove leve, conosciamo i 20 prospetti del futuro stilati in ordine crescente di appetibilità

Serbatoio di nuove promesse e potenziali crack, il Mondiale U-17 diventa una risorsa preziosa per talent-scout e club votati ai campioni del futuro. Certo, parliamo di calciatori nemmeno maggiorenni da maneggiare con cura, sospesi tra ottime premesse e l’orlo del precipizio: se la rassegna ha già premiato in passato fuoriclasse in erba come Fabregas, Kroos e Iheanacho, il destino ha voltato le spalle a numerosi enfant prodige traditi dalle aspettative e da un valore tutt’altro che consistente. Chi ricorda Freddy Adu? Ecco quindi che il torneo andato in archivio in India, culminato con il primo trionfo dell’Inghilterra, pretende attenzione e criterio. Sulla falsariga del draft NBA vi proponiamo i 20 migliori talenti emersi nella competizione, baby di qualità classificati in ordine crescente per appetibilità.

20) YOUNES DELFI (2000, IRAN)

Estroso, tecnicamente dotato e di grande inventiva: ecco l’attaccante impegnato in patria nell’Esteghlal, club dove gioca regolarmente da ala. Al Mondiale si è invece calato nelle vesti di punta per la gioia della rivelazione Iran: prendete la sfida nel girone alla Germania, asfaltata 4-0 con due gol e altrettanti assist. Grande intesa con il partner offensivo Sayyad (4 reti) per Delfi, ragazzo che studia Ronaldo attraverso i movimenti e le capacità balistiche. Peccato per l’assenza causa squalifica ai quarti persi contro la Spagna. Chi ci ricorda? Per mezzi e duttilità tattica rievoca De Bruyne, naturalmente con le proporzioni del caso.

19) MORGAN GIBBS-WHITE (2000, INGHILTERRA)

Centrocampista di piccola taglia, uno che studia già con i grandi in Championship tra le fila del Wolverhampton di Nuno Espirito Santo. Ottimo senso tattico e moto perpetuo, abile pure negli inserimenti come ribadito dalle reti contro Stati Uniti e Spagna a vendicare il ko contro la Rojita agli Europei di maggio. Un baby adattabile in tutte le posizioni della mediana, ambivalenza che può aprirgli numerose porte nel salto tra i professionisti. Il suo idolo è Luka Modric, chissà se riuscirà ad accostarlo nei prossimi anni.

18) JUAN MIRANDA (2000, SPAGNA)

Vuoi per la posizione o per il fisico slanciato, certo è che il pensiero porta immediatamente al connazionale Marcos Alonso. Prelevato dal Betis nel 2014 e oggi in forza al Barcellona, Miranda fa della proiezione offensiva l’arma in più, lui che interpreta il ruolo di terzino sinistro in chiave moderna e convincente. Scatenato sulla fascia, veloce ed esplosivo, puntuale nelle sovrapposizioni e in zona gol a spese della Francia negli ottavi di finale. Indubbiamente la trafila nella Masia consegnerà un nuovo laterale di ottima fattura.

17) YACINE ADLI (2000, FRANCIA)

La squadra di appartenenza (PSG), l’altezza e pure la chioma disordinata rievocano invece Adrien Rabiot nel caso del centrocampista francese, vocazione forse più offensiva (trequartista o addirittura ala) ma identica pulizia nella circolazione del pallone. Eleganza innata e pregevole assist-man: 5 i passaggi vincenti serviti in 4 partite durante la spedizione in India interrotta dalla Spagna agli ottavi. A referto anche un gol su calcio piazzato contro l’Honduras nonché l’asse vincente con il centravanti Gouiri, destinatario delle sue intuizioni.

16) ERIC AYIAH (2000, GHANA)

Leader e capitano, maglia numero '6' in onore del suo compleanno e della festa nazionale in Ghana, tuttavia parliamo di un '9' dal buon repertorio e dalle limpide prospettive. Smentito dall’agente il pre-contratto sottoscritto con il Porto, club a lui interessato come PSG e Manchester City, Ayiah milita in patria nel Charity Stars archiviando il suo Mondiale con 3 gol prima dello sgambetto targato Mali. Ancora incerto il suo futuro, intanto è stato subito etichettato come il nuovo Asamoah Gyan, recordman in Nazionale nonché a lui vicino per profilo e proprietà tecniche.

15) MATEU MOREY (2000, SPAGNA)

Detto di Juan Miranda, l’alter-ego spagnolo sulla corsia destra in difesa risponde ad un’altra pedina di proprietà del Barcellona, squadra che lo acquistò nel 2015 dal Maiorca scippandolo al Real Madrid. Sulla carta i catalani hanno già blindato le fasce per i prossimi anni, d’altronde anche questo terzino (3 reti segnate nel trionfo della Rojita all’ultimo Europeo) convince per spinta e intensità. Un prospetto inesauribile, tentato in estate dal Bayern Monaco dove avrebbe solo incrociato Philipp Lahm per un ideale passaggio di testimone.

14) DIEGO LAINEZ (2000, MESSICO)

Due gol all’Inghilterra campione del mondo di categoria, exploit che gli ha presto riservato l’interesse di mercato del Liverpool. In realtà non è nuovo a traguardi precoci questo brevilineo esaltante, ala mancina che debuttò nell’America a 16 anni, 8 mesi e 25 giorni. Indicato come il migliore prospetto della sua generazione, in patria è stato immediatamente accostato a Messi per statura e bagaglio complessivo. Un paragone troppo ingombrante a differenza del quasi coetaneo Christian Pulisic, uno che dal Nuovo Continente si è già imposto in Europa.

13) JOSH SARGENT (2000, STATI UNITI)

Avventura positiva per la Nazionale statunitense, interrotta solo dai campioni inglesi ai quarti di finale nonostante la verve del reparto offensivo. Prendete il ragazzo del Missouri, centravanti autore di 3 reti nonché promesso sposo del Werder Brema a partire dal 2018. Punta futuribile per mezzi atletici e tecnici, uno che lasciò il segno come marcatore più giovane nel recente Mondiale U-20: due rassegne mondiali disputate nello stesso anno come Freddy Adu, tutt’altro che un esempio verso la ribalta. Capelli rossi e prolificità da vendere: qualcuno ci ha visto Huntelaar.

12) LINCOLN (2000, BRASILE)

Da non confondere con il 18enne ex Gremio, trequartista attualmente impegnato in Turchia. Parliamo infatti del centravanti di proprietà del Flamengo, 3 centri nella fase a gironi in India per il Brasile classificatosi al 3° posto dopo lo stop targato Inghilterra. Già protagonista nel trionfo al Sub-17, Lincoln è finito al centro dei radar delle big d’Europa: inevitabile nel caso di un '9' apprezzato per capacità realizzativa e forza fisica, mobilità e lavoro per la squadra. Ventaglio che nell’ipotesi più ambiziosa va a scomodare Robert Lewandowski.

11) CESAR GELABERT (2000, SPAGNA)

Immancabile nidiata di talenti, la Rojita si è arresa all’epilogo contro l’Inghilterra pur mettendo in vetrina giovanissimi di spessore. È il caso del jolly offensivo nella cantera del Real Madrid dal 2015, 2 gol nel torneo e una duttilità sul fronte offensivo che lo porta dalla fascia alla trequarti fino al ruolo di seconda punta o falso nueve. Ammira Cristiano Ronaldo e luccica come Marco Asensio, altro gioiello dei blancos. Fresco 17enne e libero di svariare, completa l’identikit con l’abilità nel gioco tra le linee e le intuizioni in chiave assist.

10) GABRIEL BRAZÃO (2000, BRASILE)

Non poteva mancare un portiere nel nostro draft, numero '1' votato come migliore del Mondiale U-17 dopo 19 interventi e 5 reti al passivo. Va quindi al ragazzo di proprietà del Cruzeiro il Guanto d’Oro assegnato ai titoli di coda, riconoscimento che comprende pure 3 clean sheet consecutivi. Buone letture difensive, reattivo ed esplosivo, qualità che richiamano il connazionale Alisson dall’ottimo rendimento con la Roma e la Seleçao. Un patrimonio tra i pali del Brasile del futuro, investitura che attende ovviamente l’impatto in prima squadra.

9) TIMOTHY WEAH (2000, STATI UNITI)

Tris rifilato al Paraguay agli ottavi di finale, punto esclamativo per un talento già balzato alle cronache alla firma del primo contratto professionistico con il PSG. Primi passi degni di nota per il figlio di George Weah, Pallone d’Oro nel 1995 e attualmente votato alla politica in Liberia. Doppio passaporto franco-statunitense invece per Timothy, attaccante cresciuto negli States: fisicamente straripante, d’altronde il suo cambio di passo e la potenza al tiro non tradiscono il legame di sangue con papà George. Ecco quindi che il parallelo tra i due anticipa scenari futuri decisamente invitanti.

8) LASSANA NDIAYE (2000, MALI)

E pensare che fino a pochi mesi fa in Mali come in squadra non lo conosceva nessuno. Sono 6 i gol riservati nella rassegna dall’attaccante africano, 170 cm di furore che l’hanno innalzato come vicecapocannoniere del Mondiale nonché trascinatore del Mali fermato solo dalla Spagna in semifinale. Un repertorio completo come la varietà realizzativa per Ndiaye, punta confinata in Mozambico eppure destinata a maggiori fortune: inizialmente scartato per il fisico ridotto, ora si è imposto a livello internazionale. Non ha i centimetri di Drogba, piuttosto il peso specifico sotto porta di Eto’o.

7) ALAN SOUZA (2000, BRASILE)

Finito nel mirino del Real Madrid, club attento ai baby di qualità come giustificato dall’acquisto di Federico Valverde oppure di Vinicius Junior, grande assente in India. Trequartista dalla statura risicata (163 cm) bilanciata da una classe cristallina, Alan Souza è di proprietà del Palmeiras e stabilmente in Nazionale dove ha festeggiato il trionfo nel Sub-17. Leggero ma sfuggente, ottime proprietà tecniche soprattutto al tocco e nel confezionare assist. Maglia numero '10' e un gollonzo al Mali, ennesimo gioiello nella sterminata produzione brasiliana: chi ha detto Robinho?

6) JANN-FIETE ARP (2000, GERMANIA)

Poca fortuna per la Germania eliminata ai quarti dal Brasile, avversaria tuttavia punita dal centravanti tedesco come quattro delle cinque squadre affrontate. Ecco quindi che il bottino del giovane capitano di proprietà dell’Amburgo recita 5 gol e 2 assist, rendimento che ribadisce l’interesse in patria per questo '9' moderno dalle reti a raffica (15 in 17 gare con l’U-17 tedesca). C’è il fisico, la maturità e addirittura un clamoroso rifiuto di mercato al Chelsea. Potremmo vederci un Harry Kane in erba, bomber che ha ammesso di seguire, tuttavia le origini stimolano un gustoso parallelo con l’eccezionale Miro Klose.

5) AMINE GOUIRI (2000, FRANCIA)

Più Benzema di Lacazette nel profilo di questo attaccante scatenato, altro non fosse che il primo club d’appartenenza è proprio il Lione. Spagna fatale alla Francia agli ottavi, scoglio che ha lasciato a secco Gouiri a differenza della fase a gironi: 5 gol in 3 partite, abile finalizzatore e tecnicamente dotato, questo ragazzo vanta un istinto in area non comune ai suoi coetanei. Ad avvalorare la tesi il titolo di capocannoniere (9 centri) all’ultimo Europeo di categoria davanti ad Arp. Manca la maturità, certo, tuttavia segnatevi il suo nome tra i bomber del domani.

4) JADON SANCHO (2000, INGHILTERRA)

Un presente già scintillante per l’ala sinistra cresciuta tra Watford e City, primo inglese nella storia del Borussia Dortmund che lo acquistò per 8 milioni di euro dopo l’addio di Dembelé. Solo 17 anni eppure una grande considerazione in Germania, tanto che dopo la fase a gironi del Mondiale (3 gol) è stato richiamato alla base. Ecco perché Sancho, origini di Trinidad e Tobago, scivola ai piedi del podio non senza riserve: nominato miglior giocatore all’ultimo Europeo U-17, ha ereditato la maglia numero '7' del Borussia dal giocatore passato al Barcellona per oltre 100 milioni di euro. Un passaggio di consegne a tutti gli effetti.

3) PHIL FODEN (2000, INGHILTERRA)

Se Sancho conquistò il Golden Player agli Europei di categoria, il premio di miglior giocatore del Mondiale è andato al centrocampista in forza al Manchester City già coccolato da Pep Guardiola. Delizioso nel trattare il pallone, impeccabile per gestione e visione di gioco, addirittura decisivo in zona gol (3 nel torneo) con la doppietta segnata in finale alla Spagna. Un piede sinistro che disegna e ricama per le fortune dei compagni, dote comune al suo idolo e compagno David Silva. Intelligenza rara per un prospetto così giovane, ecco perché gli auguriamo di percorrere le stesse tappe dell’asso spagnolo. Intanto ha eguagliato Kroos e Fabregas, coppia tutt’altro che mediocre.

2) RHIAN BREWSTER (2000, INGHILTERRA)

Due hat-trick di fila tra quarti e semifinali contro Stati Uniti e Brasile, a segno pure in finale come nella fase a gironi per un totale di 8 centri complessivi. Una media gol alla Harry Kane per il capocannoniere del Mondiale U-17, centravanti blindatissimo dal Liverpool che a sua volta lo strappò dal Chelsea. Stesso percorso di Solanke, identica stima riservata da Klopp: una calamita in area di rigore, movimenti letali e addirittura la precisione da calcio piazzato. Minaccia costante nella rassegna in India, vetrina che l’ha celebrato e restituito al club con una fiducia rinnovata. C’è tutto il tempo per scoprirlo ad alti livelli.

1) ABEL RUIZ (2000, SPAGNA)

Campioncini inglesi in serie complice il meritato trionfo, tuttavia andiamo controcorrente e collochiamo come primissima scelta del draft il talento del Barcellona. Un attaccante sulle orme di Morata, parallelo dettato dai numeri e dalle qualità: 6 centri al Mondiale U-17, recordman nella Rojita U-17 per presenze (36) e reti (24). Valenciano di nascita e formazione calcistica, '9' del futuro azulgrana: tecnica di primo piano, fenomenale senso del gol e punta a 360 gradi. Sconfitto nella finalissima eppure capitano e leader della Spagna campione d’Europa di categoria, manifesto della modernità nel ruolo già affacciato ad una carriera promettente.

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