Croazia-Inghilterra, le chiavi della sfida

Mondiali

Francesco Lisanti

CROAING

I principali temi, i duelli tattici e i giocatori da tenere d'occhio nella seconda semifinale dei Mondiali. Chi raggiungerà la Francia in finale?

CROAZIA IN FINALE CONTRO LA FRANCIA

I punti di forza della Croazia

A poche ore dalla partita, non si sono ancora sciolti i dubbi sull’assetto tattico della Croazia. Dalic ne ha fondamentalmente alternati due: il 4-3-3 con Modric trequartista per le partite più difensive, e il 4-2-3-1 con Kramaric trequartista e Modric nel doble pivote per le partite più offensive. Contro l’Inghilterra dovrebbe cambiare ancora, riproponendo il 4-3-3 con Badelj davanti alla difesa intravisto contro l’Islanda. La scelta dovrebbe seguire una doppia valutazione: rinforzare la zona davanti alla difesa, dove Kane si abbassa per ricevere, e introdurre forze fresche nella formazione che ha già affrontato due partite da 120 minuti negli ultimi dieci giorni.

La presenza rassicurante di Badelj davanti alla difesa permetterà di liberare l’estro di Modric e Rakitic in zone più avanzate di campo, specialmente ai lati di Henderson, che anche nella partita contro la Svezia si è trovato spesso isolato tra la linea di difesa e la linea di trequarti. D’altra parte, confermare il 4-2-3-1 garantirebbe la possibilità di pressare in perfetta parità numerica il rombo di costruzione inglese senza stravolgere la struttura della squadra: Modric si troverebbe nella zona di Henderson, e i tre attaccanti potrebbero seguire i movimenti elastici di Walker, Stones e Maguire che allargano e stringono la linea di difesa a seconda della posizione del pallone.

La prestazione totale di Modric nella metà campo offensiva (7 palloni recuperati, 7 dribbling completati, 4 occasioni create) combacia con la prestazione totale di Rakitic nella metà campo difensiva (7 palloni recuperati, 3 dribbling completati, 3 intercetti + contrasti vinti).

L’Inghilterra ha mostrato una buona consapevolezza tattica in tutte le fasi di gioco, unita a un atteggiamento prudente che l’ha resa una delle migliori difese del torneo, ma non può vantare gli stessi automatismi di una squadra di club. In particolare, soffre una fase di impostazione molto lenta, per lo più impegnata negli scambi orizzontali tra i tre difensori e i due esterni alla ricerca di spazi, o di una giocata risolutiva di Stones. Più o meno tutte le sue avversarie hanno aspettato pazientemente a ridosso della linea di metà campo, riuscendo con relativa facilità a schermare Henderson e a rallentare le ricezioni di Alli e Lingard nei mezzi spazi, obiettivo primario della costruzione dal basso inglese.

La Croazia ha la solidità per interpretare la stesso piano gara, ma ha anche la fisicità per alzare il baricentro del pressing e spaventare gli inglesi più di quanto abbiano fatto Colombia e Svezia (un atteggiamento simile a quello adottato contro l’Argentina, sempre con Rakitic e Modric mezzali). L’altro dubbio sul taccuino di Dalic riguarda la presenza di Rebic, fermato da dolori cervicali, che sarebbe eventualmente sostituito da Kramaric. Con lui in campo, la Croazia schiera tre attaccanti vicini al metro e novanta animati da un ammirevole spirito di sacrificio, che tendono a togliere progressivamente certezze all’impostazione avversaria - chiedere a Caballero.

Sempre in tema di duelli favorevoli, in caso di difficoltà la Croazia potrà affidarsi al lancio lungo per Mandzukic, opportunamente defilato a sinistra come fa nella Juventus. Un altro dei buchi nella struttura di Southgate è lo spazio alle spalle degli esterni sui ribaltamenti di fronte: se Mandzukic dovesse andare a cercare il pallone alle spalle di Trippier, difficilmente potrà contrasarlo Kyle Walker, che gli rende dieci centimetri.

Sarà un confronto tra grandi colpitori di testa, in tutte le zone del campo.

I punti di forza dell’Inghilterra

In un modo o nell’altro, l’Inghilterra segna sempre un gol su calcio piazzato. Quando non ci riesce direttamente, come contro la Svezia, quando Maguire si è trovato senza marcature al centro dell’area di rigore, ci riesce indirettamente, come contro la Colombia, quando Kane si è liberato dalla marcatura ed è stato poi steso da Carlos Sánchez, procurandosi un rigore. Al contrario, la Croazia è riuscita a subire un gol dalla Danimarca che è nato sugli sviluppi di una rimessa laterale, subito dopo l’inizio della partita (qualche giorno prima, con un’altra rimessa laterale, l’Islanda aveva colpito una traversa). Poi si è ripetuta contro la Russia, lasciando Mario Fernandes libero di pareggiare a pochi minuti dalla fine dei supplementari.

Per proprietà transitiva, è lecito attendersi almeno un gol dell’Inghilterra su calcio piazzato. Subito dopo la vittoria nei quarti di finale, Modric si è mostrato consapevole delle difficoltà della Croazia: «abbiamo visto la partita dell’Inghilterra oggi, abbiamo visto quanto sono bravi a sfruttare le situazioni con palla ferma. Dobbiamo migliorare questo aspetto del nostro gioco». La Croazia sembra quantomeno averne il potenziale, considerando l’altezza media dell’undici titolare, ma per il momento non l’organizzazione, e difficilmente questi difetti possono limarsi in pochi giorni. Al contrario, Southgate sta tirando fuori dalla manica soluzioni sempre più cervellotiche per liberare i suoi saltatori sulle palle alte.

Forti fisicamente, rapidi e disinvolti con il pallone: i tre difensori rappresentano la colonna portante della sorprendente Inghilterra.

Oltre agli schemi su palla inattiva, sulla scia delle rivoluzioni tattiche che hanno reso la Premier League uno dei campionati più moderni per interpretazione del gioco, l’Inghilterra prova a rendersi pericolosa soprattutto attraverso il recupero alto del pallone, scatenando i due trequartisti, Alli e Lingard, sui due canali di fascia alla ricerca della riconquista, con una linea di difesa sempre molto alta per prevenire lo scollamento tra i reparti. Neanche sotto questo aspetto, la Croazia sembra molto attrezzata: contro la Russia ha sofferto l’aggressività della squadra di Cherchesov, ha faticato a trovare spazi in verticale ed è spesso rimasta appesa alle soluzioni creative di Modric e Rakitic per cavarsi fuori da situazioni disperate.

L’Inghilterra si troverà di fronte una formazione ibrida, che non ha sviluppato una precisa identità tattica e tende sempre ad adeguarsi ai ritmi e al contesto tattico imposti dall’avversario. Southgate avrà quindi la responsabilità di decidere che tipo di partita giocare, e probabilmente sceglierà di proseguire sulla strada che lo ha condotto fin qui: supremazia nel possesso, giocato per lo più nella propria metà campo in chiave difensiva, condita da fiammate improvvise non appena il pallone riesce a superare la trequarti. Il principale facilitatore di gioco in questo senso è Harry Kane, che con i suoi movimenti spalle alla porta, anche molto profondi, crea un’ulteriore opzione di passaggio difficile da difendere.

Le differenze stilistiche tra Lovren e Vida: il primo è più presente in area di rigore e dedito ai disimpegni, il secondo si muove soprattutto alla ricerca dell’anticipo.

Sarà da tenere d’occhio il duello con Vida, che nella coppia di difesa della Croazia è il giocatore deputato ad aggredire in avanti il centravanti avversario, mentre Lovren copre la profondità. Vida però potrebbe essere dirottato a destra se Vrsaljko non dovesse recuperare dall’infortunio rimediato contro la Russia. A quel punto al centro della difesa tornerebbe Corluka, e Kane potrebbe stappare una bottiglia di quelle buone, edizione “sta tornando a casa”.

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