In Evidenza
Tutte le sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Mandzukic, il record della finale dei Mondiali

mondiali-story

Fabrizio Moretto

L'attaccante croato deve fare i conti con un record negativo: sua, infatti, è l'unica autorete segnata nella finale di un Mondiale. Una pecca all'interno di un torneo che l'ha visto grande protagonista e che l'ha visto segnare, contro la stessa Francia, anche nella porta giusta

Condividi:

Entrare nella storia dei Mondiali dalla porta sbagliata. Capita anche ai migliori, a gente che ha inseguito il sogno di accarezzare la Coppa per tutta la carriera e che, per un lieve e maldestro tocco, finisce inconsapevolmente per allontanare in modo irreversibile quest’obiettivo lungo una vita. È successo anche a Mario Mandzukic, guerriero e trascinatore insieme a tanti altri interpreti – più dediti al palleggio che alle ‘sportellate’ – di una Croazia capace, dopo l’exploit di Francia ’98 (terminato col 3° posto), di arrivare al punto più lontano possibile in una Coppa del Mondo. L’ultimo atto, i 90 minuti che separano dalla gloria eterna e che invece, come già accaduto nell’ultima edizione del secolo scorso, alla fine hanno premiato i giovani e talentuosi transalpini.

L’ex attaccante della Juve ha scelto di proseguire (e forse concludere) il suo percorso professionale in Qatar, ambiente meteorologicamente e diametralmente opposto a quello russo, forse per dimenticare fisicamente e psicologicamente del tutto le sensazioni negative provate quella domenica del 15 luglio 2018, giorno della finalissima contro la Francia. Una finale, centrata grazie a una sua rete firmata nei supplementari e immortalata in una foto finita tra le memorabilie del torneo, diventata croce e delizia nella parabola calcistica del centravanti campione d’Europa con il Bayern. In quella partita del Luzhniki di Mosca, Mandzukic è riuscito a sbloccare il punteggio, ma lo ha fatto punendo involontariamente il suo portiere: quarto d’ora passato da poco, punizione verso il centro area battuto da Griezmann e spizzata di testa del croato che, nel tentativo di anticipare i ‘giganti’ avversari, ha scavalcato Subasic alle spalle e confezionato il vantaggio dei Bleus. Una deviazione decisiva per renderlo autore di un autogol in una finale Mondiale: non una novità in un torneo caratterizzato dal record di autoreti (12 totali, il doppio rispetto al precedente primato), ma il primo in assoluto a realizzarlo nell’ultimo atto della competizione.

La delusione di Mandzukic dopo l'autogol

Il sacrificio (non) è tutto

Un cattivo scherzo del destino o, meglio, un assurdo paradosso. Il guerriero croato colpito da sé stesso, piegato da una delle sue maggiori qualità. Centravanti allo stesso tempo vecchio stampo e moderno, la forza di Mandzukic è sempre stata quella di mettersi a disposizione dei suoi allenatori. Fare tanti gol, ma non solo. Distribuire gioco per i compagni e qualche gol degli avversari, se possibile, evitarlo. Sì, con il sacrificio che lo ha sempre contraddistinto e che in occasione della sfida con la Francia – seppur su calcio da fermo – gli si è rivolto contro. L’autogol, un inedito in carriera per un attaccante che, già abituato a giocare lontano dalla porta, durante l’ultimo Mondiale è stato capace di indietreggiare di 10 metri il suo raggio d’azione in fase di non possesso. Tradito dal suo stesso spirito di abnegazione in fase difensiva. La sua spizzata maledetta del Luzhniki rappresenta un solo frammento del suo enorme percorso sui campi, l’unico in cui avrebbe preferito che l’etichetta di ‘generoso’ non gli fosse attribuita.

Mandzukic, l'ultimo ad arrendersi

Croce e delizia

Una finale da cancellare? Così fosse, l’aggettivo giusto sarebbe ‘ingeneroso’. Perché quei pochi secondi che hanno segnato inizialmente la finale 2018 – sebbene poi neutralizzati dal momentaneo pari di Perisic – rischiano di offuscare tutto ciò che è stato il Mondiale per Mandzukic. Sempre titolare, fatta eccezione per la terza e ultima gara dei gironi contro l’Islanda. Un gruppo guidato da leader e dominato a punteggio pieno, prima di salire definitivamente in cattedra nella fase a eliminazione diretta. Il gol contro la Danimarca agli ottavi per consentire di pareggiare e conquistare la qualificazione ai rigori, poi quello in semifinale – ai supplementari – contro l’Inghilterra. Un antipasto degli ultimi 90 minuti dove, segnato moralmente dal nefasto autogol, è uscito comunque dal terreno di gioco a testa alta. Oltre alla solita prova di grande spessore e lavoro sporco, infatti, è riuscito a lasciare il segno nella giusta direzione. Sua la rete – agevolata dal clamoroso errore sul rilancio di Lloris – che ha riacceso minimamente la speranza dei croati e scritto l’ultima pagina della scorsa edizione della Coppa del Mondo. Una piccola consolazione (unita alla medaglia d’argento, miglior risultato di sempre conseguito dalla Croazia) per il classe ’86, probabilmente non sufficiente a tal punto da rimuovere quell’autogol dalla sua mente. L’autogol finito nella storia.

Il suo gol in finale