Zambrotta e l'Italia ai Mondiali 2006: "Eravamo un gruppo di uomini veri"
a skyNel giorno in cui l’Italia festeggia l’anniversario della vittoria del Mondiale del 2006, Gianluca Zambrotta a Sky Sport 24 regala ricordi e considerazioni: “Era una squadra formata da blocchi importanti di campioni che giocavano insieme da anni in top club. Oggi le nostre grandi squadre non forniscono più italiani alla Nazionale”. Poi svela: “Abbiamo una chat whatsapp, stamattina il primo a fare gli auguri a tutti è stato Cannavaro”
Gianluca, torniamo con la mente a quell’ultimo rigore calciato da Fabio Grosso. Lui va sul dischetto che può darci il Mondiale. Cosa si pensa in quei momenti?
“È stata un’emozione incredibile perché per noi fu un percorso straordinario, iniziato in un momento difficile del calcio italiano. Partivamo un po’ in salita, diciamo così. Poi però siamo riusciti comunque a ritrovare l’equilibrio giusto, la serenità all’interno dello spogliatoio, con un grande condottiero come Marcello Lippi che con tutto il suo staff ha cercato di creare la giusta sintonia tra di noi. L’unico obiettivo che lui aveva detto sin dall’inizio era portare l’Italia a giocarsi la finale di questo Campionato del Mondo e per noi è stata una gioia indescrivibile. Ancora oggi c’è gente che ci ringrazia, che mi ringrazia per strada, per quella vittoria, per quelle gioie che noi abbiamo dato in quel giorno. Insomma, essere Campioni del mondo, come tanti ci dicono, non è da tutti”
Forse noi italiani quando gli altri ci dicono che non siamo favoriti mettiamo qualcosa in più…
“Sì, quella diciamo che era una situazione un po’ particolare. Ma non è stata solo quella situazione a farci fare gruppo. Non bisogna dimenticare che quella squadra era formata da dei blocchi importanti di giocatori che erano arrivati alla loro migliore età e che giocavano insieme da tanti anni in top club italiani, con le cinquanta, sessanta o settanta partite giocate in coppe internazionali importanti. Ci conoscevamo tutti, c’erano tanti italiani che giocavano nelle squadre di Serie A e questo ha agevolato molto il lavoro di mister Lippi, perché si trovò dei giocatori che già si conoscevano e avevano già degli automatismi. E poi c’erano anche dei grandi uomini, come quelli del 1982: grandi uomini prima di essere grandi giocatori”
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Il tuo Mondiale parte dalla seconda contro gli Stati Uniti, poi sempre titolare in campo.
“Sì, è stato un Mondiale in salita anche per me perché ho saltato la prima gara contro il Ghana per un infortunio in un’amichevole a Coverciano nel ritiro pre-Mondiale. Sono poi rientrato nella seconda partita contro gli Stati Uniti, dove purtroppo per Zaccardo lui ha fatto l’autogol del pareggio, e nella terza partita contro la Repubblica Ceca abbiamo giocato in pianta stabile io a destra e Fabio Grosso a sinistra”
Ma se ora nelle nostre squadre più importanti italiane non ci sono italiani, come facciamo ad avere una Nazionale competitiva?
“È questo il problema che c’è ad oggi. Nelle squadre di Serie A che occupano le prime posizioni, quelle più importanti che poi giocano la Champions o le coppe europee, ci sono pochissimi italiani che giocano titolari. Il primo passo è quindi quello di far giocare più italiani in queste squadre: se andiamo a vedere ad esempio che nel Milan non c’è neanche un giocatore nazionale, questo dice tutto. Il Milan deve dare giocatori alla Nazionale, così come la Juve, l’Inter, la Roma, il Napoli e tutte quelle squadre che giocano per le prime posizioni. Questo ad oggi non esiste in Serie A”
Con le giovanili raggiungiamo anche buoni risultati, ma dov’è poi che ci incartiamo?
“I talenti ci sono, oggi in Italia, l’abbiamo visto negli ultimi anni con le varie Nazionali giovanili che vincono gli Europei o arrivano comunque fino in fondo e se la giocano con le altre realtà importanti europee. Oggi forse c’è da quella età in poi una grande dispersione di talento e questo è il problema che dobbiamo affrontare oggi: una piccola parte è stata risolta con le seconde squadre, che sono molto importanti perché permettono ai giovani di poter giocare in un campionato professionistico. Io ho iniziato a Como nella mia città e ho esordito in serie D a 18 anni: io la gavetta l’ho fatta, ma l’ho fatta in un campionato tosto, duro, in cui giocavo contro giocatori che avevano 30-35 anni, o anche a fine carriera, e che avevano campionati importanti alle spalle. Questo ti mette alla prova. Chiaro che oggi se buttiamo nella mischia un ragazzo della Primavera facendogli fare un salto nel buio diventa complicato perché l’aspetto tecnico e di mentalità è completamente diverso. Ci sono degli step che bisogna affrontare”
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Parlando di esperienza, quanta capacità di lettura delle partite e degli uomini aveva Marcello Lippi?
“Io l’ho avuto negli anni prima alla Juventus, lui è stato l’allenatore che mi ha cambiato di ruolo. Nel momento in cui alla Juve arriva Camoranesi mi mette terzino e mi mette Mauro davanti: io ho avuto un grandissimo feeling con Camoranesi, anche in Nazionale. È quello che dicevo prima: un allenatore si ritrova su una catena della squadra due giocatori che stanno insieme tutti i giorni, che si sono conosciuti, che si volevano bene e che si stimavano reciprocamente. Questo è chiaramente un aiuto per il Ct Marcello Lippi che era un allenatore veramente in grado di conoscere tutto dei propri giocatori, di farli rendere al meglio quando li metteva in campo e soprattutto sapeva leggere le partite, e non è da tutti. Questo era il suo più grande pregio”
Esiste una chat whatsapp “Campioni del mondo 2006”? Vi siete sentiti nella giornata di oggi?
“Sì, ci siamo messaggiati oggi. Il primo è stato Fabio Cannavaro che ha fatto gli auguri a tutti i campioni del mondo, sperando nell’anno 2026 di potersi ritrovare tutti insieme per festeggiare l’anniversario dei vent’anni, perché purtroppo tanti di noi si vedono poco. La maggior parte allena, poi c’è chi fa altro, e diventa anche un po’ complicato ritrovarci tutti insieme. Quindi l’augurio è stato quello di rivederci il prima possibile per festeggiare i 20 anni di questo splendido traguardo”
Tornando al 2026: chi vince questo Mondiale?
“C’è una Francia di grandi talenti, con una rosa spettacolare e giocatori che hanno già vissuto questa esperienza in un Mondiale. Dall’altra parte anche grandi sorprese, la Norvegia in primis, il Marocco, ma neanche tanto perché aveva già fatto bene negli ultimi anni in campo internazionale. Poi c’è un’Argentina che è sempre lì, non molla mai e ha uno straordinario Messi immortale che sta facendo la storia di questa competizione. Io dico finale Francia-Argentina: si ripropone quella dell’ultimo Mondiale”
