Mondiali 2026, dalla Viking Row al caso Balogun: i momenti che ricorderemo
Cartoline dagli Usa, Messico e Canada, i momenti da capsula del tempo da richiudere, spedire nello spazio e ricordare per sempre. È stato il Mondiale delle lacrime, delle nuove regole, dei portieri sconosciuti e dei casi politici. Di Wonderwall e della Viking Row. Degli ultimi balli. Ora ne manca solo uno, il più bello
di Marco Salami
L'ARBITRO SOMALO BLOCCATO ALLA FRONTIERA
- È stato anche il Mondiale dei 'casi'. E della geopolitica. Il primo è immediato: l'arbitro somalo Omar Artan — che non è un fischietto qualsiasi ma il miglior arbitro africano del 2025 — è pronto al suo primo Mondiale, ma le autorità Usa lo bloccano alla frontiera. Visto rifiutato. Fine del sogno. Però c'è dell'altro, che restituisce un sorriso: rientrato a Mogadiscio, viene accolto da eroe. La Fifa gli paga l'intero compenso come se avesse arbitrato. E la Uefa lo convoca per dirigere la finale di Supercoppa europea.
LA SPIEGAZIONE VAR INSPIEGABILE DELL’ARBITRO CYBORG SAMPAIO
- Con tutti quei gadget a incorniciarne il volto sembrava un androide uscito direttamente da Blade Runner. Pronti e via, tre espulsi alla prima inaugurale che — ci crediate o no — è stata sostanzialmente una partita corretta. Meno corretto il suo inglese nella prima spiegazione Var di sempre al Mondiale, stentoreo come uno studente alla caccia di un 5,5 a fine anno. La faccia stranita di Mudau dice tutto.
I NUOVI INNI NAZIONALI DA BRIVIDI
- Per noi fanatici del calcio alla Febbre a 90 di Nick Hornby ogni tradizione è intoccabile, guai a cambiare qualcosa del nostro beautiful game, e così ci sembrava anche per gli inni come li abbiamo sempre conosciuti: undici titolari uno accanto all'altro con un close-up cinematografico sui volti. E invece… I nuovi inni: tutti in campo, tutti insieme, sono stati bellissimi. E ci sono piaciuti ancor di più perché sono nati da un'idea di Alex Del Piero.
LA PROMESSA DI BOUADDI A SE STESSO DA BAMBINO
- Al Mondiale c'era già stato: Russia, 2018. Ma aveva appena dieci anni. Sorrisone e maglia del Marocco. Bouaddi, poi, diventato calciatore, ha fatto tutta la trafila nelle selezioni giovanili della Francia, prima di scegliere il suo Marocco per il primo Mondiale da protagonista. Studioso, una passione per la matematica e un concorso di oratoria vinto all'Eliseo. Contro il Brasile si è manifestato al mondo mettendosi in tasca il centrocampo verdeoro. È uscito di scena ai quarti. Proprio contro la Francia.
IL PRIMO STORICO GOL DI CURAÇAO
- Che è un po' l'epitome di tutte le prime volte, degli esordienti assoluti. Quattro: loro, Capo Verde (che merita un capitolo a parte), Giordania e Uzbekistan. Per la nazionale dei drink blu l'esordio è da far tremare le gambe: Germania. Arrivano sul classico bus da scuola Usa tutto dipinto di blu. Segnano pure: 1-1, festa! Poi i tedeschi ne fanno sette. Dopo il primo punto nel girone anche Re Guglielmo d'Olanda balla in spogliatoio con la squadra. Finiscono ultimi nel gruppo, riprendono il bus. È comunque una storia da raccontare.
LE LAVAGNE GIGANTI DEL CT DEL GIAPPONE MORIYASU
- C'eravamo già innamorati del Giappone al Mondiale 2022 tra spogliatoi puliti da cima a fondo e origami a forma di gru come omaggio. Tornano nel 2026 più forti che mai, e infatti pareggiano con l'Olanda e superano il girone brillantemente. Convincendo. Le lavagne giganti del Ct Moriyasu strizzano l'occhio ai coach della NFL americana: numeri, segnali in codice. La loro unica sfortuna è il tabellone: ai sedicesimi c'è subito il Brasile. Salutano con garbo, facendo l'inchino.
L'UMILTÀ DEL LOCO
- A testa bassa, un manifesto dell'essere controcorrente. Anti mito e anti divo. Una cartolina da un calcio del passato. Così è la sua foto di 'presentazione' usata per le grafiche del Mondiale: a testa bassa, come nelle sue interviste. Marcelo Bielsa — l'allentore che ama dire che 'il piano B è migliorare il piano A' — questa volta non ce l'ha fatta: out addirittura ai gironi, nel gruppo di Capo Verde e Arabia Saudita…
I DUE TEMPI DIVENTANO QUATTRO QUARTI
- Proprio nello stile dello sport USA, come nel football e nella NBA, manco a farlo apposta. O forse è proprio fatto apposta? Hydration break odi et amo (più odi): dura esattamente tre minuti, fisso. Sia a metà del primo tempo che a metà del secondo. Criticatissimo. Ma è anche il timeout dove gli allenatori possono ridisegnare tattica e mentalità della squadra.
L'HYDRATION BREAK DI EDDIE VEDDER
- Nel Mondiale patinato Usa, le stelle non sono solo in campo, ma intorno a noi. Star di Hollywood, degli sport Usa, cantanti che hanno scritto la storia. Eddie Vedder dei Pearl Jam vince: decide di scolarsi una birra intera durante la pausa idratazione. Didascalico. E giusto.
I AM FROM BOSNIA, TAKE ME TO AMERICA
- Il Mondiale delle prime volte o quasi, il Mondiale allargato degli underdog. Molti non hanno stupito, ma nelle orecchie ci resta anche la canzone bosniaca che ha guidato un popolo. Praticamente Goran Bregovic che incontra TikTok. Il girone l'hanno passato, poi sono usciti ai sedicesimi. Ironia della sorte proprio contro gli Usa che facevano parte del loro tormentone. Talmente orecchiabile che forse ci siamo dimenticati che al Mondiale ci sono andati battendoci ai playoff. O forse no…
IL GIORNO DELLA MARMOTTA DEI BOMBER
- Il caso li ha messi tutti vicini: Messi, Mbappé, Ronaldo, Haaland e Kane — durante i gironi — giocano praticamente sempre nel giro di ventiquattro ore. È come nel film con Bill Murray: ogni giorno si rivive lo stesso giorno, e nel loro caso è quello dove fanno gol. Sempre. Si sfidano a distanza rispondendo colpo su colpo, solo CR7 è leggermente attardato. Chiude a tre. Kane sei. Haaland sette. Mbappé dieci (ma due nella 'finalina'). Messi otto, per ora…
L'IMMAGINE CHE RIASSUME IL MONDIALE DEL PORTOGALLO
- Forti sono forti, anzi, fortissimi. Soprattutto a centrocampo. E poi c'è Cristiano Ronaldo, che a 41 anni è ancora lì. All'esordio è clamoroso lo 0-0 con la Repubblica Democratica del Congo, lì CR7 'ruba' il pallone del gol a Bruno: la sua faccia dice tutto. E apre il dibattito: Ronaldo deve farsi da parte? La storia ci dice di no: sempre titolare, timbra il sesto Mondiale diverso (mai nessuno come lui nella storia), ma esce agli ottavi, pur contro una fortissima Spagna.
GLI SCOZZESI FINISCONO TUTTA LA BIRRA DI BOSTON
- Se la giocano (ma forse perdono) coi tifosi norvegesi per il titolo Mondiale del tifo. Tornano a casa ai gironi, ben idratati. La Tartan Army si beve una quantità di birra quattro volte superiore a quella del periodo di festa del 4 luglio e triplicano le vendite rispetto al giorno di San Patrizio. Le aziende di birra locali ricorrono a consegne di emergenza. Mayday: Boston è all'asciutto più che ai tempi del proibizionismo.
IL MONDIALE DELLA MANO DAVANTI ALLA BOCCA
- È una delle nuove regole: niente mano davanti alla bocca che renderebbe impossibile una verifica su possibili insulti a sfondo razzista. Nel calcio alla Grande Fratello di Orwell nulla sfugge alle telecamere, e così gli avversari segnalano all'arbitro quando un rivale parla coprendosi le labbra. Pena l'espulsione (una cosa che indirizza eccome una partita). Il primo storico rosso va ad Almiron del Paraguay.
IL MONDIALE DEI PORTIERI SUPERSTAR E SCONOSCIUTI
- Riassunto nell'incredibile storia di Vozinha, da signor nessuno a uomo da ventotto milioni di follower su Instagram, che è circa cinquanta volte la popolazione del suo Paese, un minuscolo puntino che ora è finito sulla mappa del calcio anche grazie alle sue parate. Alle sue lacrime. Alla sua storia. Il suo nome è già leggenda, e tra molti anni ci diremo 'ma te lo ricordi Vozinha?'
IL 5 DI MESSI AL GIORNALISTA PIÙ FORTUNATO DEL MONDO
- Qualche minuto primo ha fatto la storia: sono le 19.39 di lunedì 22 giugno 2026. Nel giorno dei quarant'anni esatti di Maradona Dios contro gli inglesi nel 1986, Messi diventa in solitaria il Dios dei Mondiali, cioè il miglior marcatore di sempre della storia della Coppa del mondo (Mbappé post 'finalina' permettendo). Aggiornerà i suoi numeri. Per esempio poco dopo, quando segna ancora (all'Austria) ed esulta dando il 'cinque' al giornalista più fortunato del mondo piazzato a bordocampo.
IL MONDIALE DEL PERICOLO FULMINI, GRANDE GIOVE!
- I fulmini in America sono una cosa seria e lo sappiamo dai tempi di Ritorno al Futuro, o quantomeno dall’ultimo Mondiale per Club. Regole ferree: in presenza di scariche in un raggio di tredici chilometri, la partita viene sospesa. Ed è così che Francia-Iraq, iniziata alle ore 23, finisce alle 3. Per certe pause servirebbe una macchina del tempo…
IL TIFOSO STATUA DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
- Il tifoso tutto blu di Curaçao, certo, ma soprattutto Michel Kuka Mboladinga, per tutti 'Lumumba', il tifoso statua che omaggia Patrice Lumumba, eroe dell'indipendenza del Paese. Novanta minuti, sempre fermo. Perché il Mondiale di calcio non sarà mai solo calcio, ma storia, simboli, messaggi.
LA LOCURA DI BECCACECE
- Sembra Mou, ma più sudamericano. Quindi ancor più loco. Per l'Ecuador la vittoria sulla Germania (che già di per sé non è poco) è un momento storico, visto che vale anche la qualificazione ai sedicesimi del Mondiale. Al gol decisivo l'allenatore argentino col capello da rockstar impazzisce. Corre in tribuna, salta come una gazzella e abbraccia la famiglia. Personaggio totale: mai stato calciatore pro, a ventitré anni vendeva prodotti di pulizia insieme al padre. In conferenza cita San Martín e Bolivar, leader storici sudamericani. Sipario.
I CT STRANIERI CANTANO GLI INNI (MA NON VINCONO MAI)
- C'era un tempo in cui i giocatori delle nazionali venivano criticati perché non cantavano l'inno. Ora non solo lo fanno, ma lo cantano pure i Ct che non sono nati in quel Paese. Tantissimi, da record, e non solo grazie al Mondiale extra large. Quarantotto nazionali al via: solo ventuno (!) avevano un Ct del proprio Paese. Ancelotti ha intonato l'inno brasiliano. La storia però non è dalla loro parte: nessun allenatore straniero è mai riuscito a trionfare. Neanche Carletto è riuscito nell'impresa.
LA GERMANIA FALLISCE ANCORA: VINCE ALFARO, IL CT FILOSOFO
- Noi ai Mondiali non ci andiamo da un'era geologica, ma non è che i nostri vicini tedeschi abbiano fatto molto meglio… Prendono il biglietto di ritorno dagli Usa addirittura ai sedicesimi, affondati dal Paraguay dell'allenatore colto. Gustavo Alfaro, il Ct che dispensa saggezza con aforismi. Tra Einstein e Aristotele ci piazza una difesa a cinque. Vince. E in Paraguay viene sancito un giorno di festa nazionale.
IL PALLONE SMART FA FUORI LA CROAZIA
- Serve tutta la tecnologia possibile per prendere quella decisione. E non è una decisione banale. Portogallo-Croazia: Gvardiol sigla il 2-2 all'ultimo secondo sfruttando un cross dalla sinistra; mischia in area e palla in rete. Il problema è precedente, cioè un presunto colpo di testa di Matanovic che — se avvenuto — metterebbe il compagno in fuorigioco. Il punto è questo: la tocca o no? A occhio nudo, pochi dubbi: no. Ma il pallone smart segnala un picco da elettrocardiogramma al momento dell'impatto. Non è gol, Croazia a casa
IL MONDIALE DEI LAST DANCE
- Ronaldo, Modric, Neymar, Neuer, Salah, Courtois, l'intramontabile Ochoa — il portiere che sembra scomparire dai radar per poi ripresentarsi, puntualmente, tra i pali del Messico ogni quattro anni. Quasi tutti loro sono affondati come i musicisti del Titanic: hanno pianto, poi hanno alzato lo sguardo e visto il sorriso, il rispetto, la gratitudine del mondo del calcio. E forse l'avranno pensato, senza dubbio: 'Signori è stato un piacere suonare con voi'.
L'EGITTO A UN PASSO DALLA STORIA
- Superano i sedicesimi contro l'Australia nonostante la furbata 'alla van Gaal' del Ct Popovic, che cambia portiere al 120' solo per i rigori. Salah lo gela con un cucchiaio e un'occhiataccia. Poi confezionano la partita perfetta agli ottavi contro l'Argentina-immortale di Messi &Co. Perfetta sì, se solo fosse durata ottanta minuti e non novanta…
LA GRAZIA A BALOGUN
- È il Mondiale delle nuove regole e una di queste è talmente nuova che viene inventata in corsa. Balogun di mestiere fa l'attaccante e diventa presto il mattatore del Team Usa di Pochettino; viene però espulso contro la Bosnia ai sedicesimi e — logicamente — sarebbe costretto a saltare gli ottavi contro il Belgio per squalifica. Esatto: sarebbe. La Fifa si appella all'articolo 27 e lo grazia. Trump ammette: "Ho chiamato Infantino". Balogun gioca, stecca, il Belgio vince e gli Usa escono dal Mondiale.
MAGO MERINO INCANTA LA SPAGNA
- È una squadra tutto cervello e centrocampo, gioca benissimo, sono ingranaggi perfetti sotto la guida di un selezionatore federale come De La Fuente che, molti di quei giocatori, li ha plasmati fin da ragazzini. Uno di loro si chiama Mikel Merino. È di Pamplona, figlio della terra dei tori. Esulta girando intorno alla bandierina come faceva papà Angel. E poi ha poteri magici. Gol partita agli ottavi contro il Portogallo: al 90', da subentrato. Gol partita ai quarti contro il Belgio: all'88', da subentrato. Se non è magia questa…
LA FINE DELLA GOLDEN GENERATION BELGA
- C'era una volta il Belgio, quello al primo posto nel Ranking Fifa, dei tanti (macché tanti, tantissimi) campioni. Ieri e oggi, in ordine sparso: Hazard e De Bruyne, Courtois e Lukaku, Mertens, Kompany, Tielemans, Vertonghen, Alderweireld, Carrasco. Hanno raggiunto vette inesplorate dal calcio nazionale (terzi al Mondiale 2018, ricordiamo), ma non hanno mai vinto. Ci sarà un ricambio con Doku, CDK &Co?
LA VIKING ROW DELLA NORVEGIA
- L'ultima volta c'erano stati nel 1998 e — per dire — in campo c'erano tre papà dei norvegesi di oggi. Remano e fanno remare tutti (anche nel loro parlamento). Haaland vive il Mondiale con un'atmosfera chill da studente in Erasmus, poi pressa gli avversari come fa un giocatore di football. E questo fa impazzire gli americani. La sua canzone rap scritta da ragazzino diventa una hit. In Perù 563 bambini sono stati chiamati Haaland (non è una fake news). No, non hanno vinto il Mondiale, ma sono entrati nella storia.
WONDERWALL DIVENTA STOP CRYING YOUR HEART OUT
- Il Mondiale delle canzoni. Bryan Adams lo apre con Summer of '69. Take Me Home, Country Roads di John Denver chiude ogni partita del Team Usa. Gli argentini hanno un nuovo coro che è un inno popolare. E poi gli inglesi: Wonderwall, Oasis. Bellingham e Kane sembrano dare un corpo alla strofa sarai tu quello che mi salverà? Non è così, neanche questa volta. Nella discografia mancuniana c'era già il triste finale del film: Stop Crying Your Heart Out, smettila di piangere a dirotto.
IL FILO DI NYLAND
- Sapete quel filo sottile su cui corrono i nostri destini? Come il filo della rete da tennis in Match Point di Woody Allen: finire da una parte o dall'altra cambia tutto. Ci passa in mezzo una vita intera. E così è il rinvio di Nyland che sembra toccare il filo di una telecamera per le riprese aeree: cambia direzione (pare), si accomoda sui piedi inglesi che poi segnano con Bellingham. L'elettrocardiogramma del pallone smart (quello del gol annullato a Gvardiol) resta piatto. La Norvegia stava vincendo 1-0. Perderà 2-1.
EMBOLO È KAYSER SÖZE
- Mano sulla bocca, Var sui corner, tempi serrati sui rinvii o il minuto 'in castigo' per l'ingresso dello staff medico: tra le nuove regole del Mondiale 2026 c'è pure l'identità errata, qualcosa che strizza l’occhio ai thriller alla Soliti sospetti. La simulazione di Embolo contro l'Argentina è una sliding doors totale: il giallo a Paredes non esiste, non c'è fallo; ma quello per simulazione allo svizzero è inevitabile. Ed era già stato ammonito. Rosso, sì, il primo di sempre per 'identità errata'. E anche così l'Argentina vola in semifinale.
LA FRANCIA DELLE SUPERSTAR NON VINCE IL MONDIALE
- Ora, non che vincere il più importante e desiderato torneo del gioco del calcio sia una cosa facile; ma pre Mondiale non ci interrogavamo se la Francia fosse forte o meno, bensì su quanto fosse più forte di tutte le altre. Abbastanza? Tanto? Tantissimo? Un parco attaccanti extra lusso paragonabile al cast dell'Odissea di Nolan. Tutti al top della condizione, come forse qualsiasi altra Francia almeno dal 2018 a oggi. Deschamps chiude la sua storia con un "solo" Mondiale su sette tornei: ha davvero vinto poco?
L'ARGENTINA IN BLU COME NEL 1986 E IL SENSO DELLE GRIGLIATE
- Scaloni giura che il segreto siano le loro grigliate, anche perché "se pensi solo alla partita finisci per esaurirti" (cit.). Poi c'è la magia di Messi, certo, il non mollare mai, la scaramanzia di un popolo che somiglia tantissimo a noi italiani. Come la maglia blu contro gli inglesi, proprio come nella partita delle Malvinas del 1986 con Maradona formato Dios.
GRACIAS DIOS PER ESTAS LÁGRIMAS
- Il Mondiale delle lacrime. Sì, chiaro, degli eliminati; ma anche dell'Argentina che vince, di una squadra che sembra uscita dalla voce di Víctor Hugo Morales e da quella leggendaria telecronaca. Scaloni è un compendio di emozioni. Lautaro e Simeone si commuovono nelle interviste post partita parlando di Messi. Leo lo fa dopo l'incredibile rimonta sull'Egitto: le lacrime pronte a sgorgare — naturali — per un addio, non tornano indietro dopo la rimonta. Escono fuori, ne hanno bisogno. Perché l'Argentina non è razionalità, è emozione.
LA FOTO DI MESSI CHE FA IL BAGNETTO A YAMAL
- Jung parlava di sincronicità, un po' semplificandolo, si tratta delle casualità della vita che creano coincidenze. Per esempio: la prima finale dei Mondiali di calcio dove la stella di una delle sue squadre — circa vent'anni prima — aveva fatto il bagnetto al suo avversario stellare, al tempo un neonato. Una vicenda nota da tempo: la campagna Unicef, la famiglia di Lamine che vince la lotteria e posa per un calendario coi giocatori del Barça. Messi e Yamal, che storia. Ora si giocano il trofeo più importante di tutti.
