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Maldini sull'addio alla Nazionale: "Malagò non è stato ai patti, venuta a meno la fiducia"

Nazionale

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Paolo Maldini ha voluto spiegare il perché si è dimesso dall'incarico di direttore tecnico della Figc. "I patti sono stati rivisti e l'unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto che doveva partire dal primo agosto. Non c'erano più le condizioni di fiducia", ha rivelato. Spazio poi al sogno Guardiola ("Scriveva già le formazioni"), all'idea Pirlo ("L'opinione pubblica ha fatto il suo lavoro") e Ranieri ("Sicuramente è un plus")

Paolo Maldini parla per la prima volta del suo addio alla Nazionale. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l'ex direttore tecnico della Figc ha voluto ripercorrere i passaggi che lo hanno portato alla nomina e alle successive dimissioni nel giro di pochi giorni. "Malagò mi ha chiamato a Pasqua e io gli ho dato la mia disponibilità - spiega Maldini -. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C'era da rifondare il calcio italiano. Abbiamo introdotto la figura della direzione tecnica, che mai c'era stata in Figc. Leonardo poi ha una grande capacità organizzativa. Poi però i patti sono stati rivisti e l'unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto". Nello specifico, Maldini si riferisce alla scelta del prossimo ct. "Per prima cosa gli ho chiesto (a Malagò, ndr): 'Il ct chi lo sceglie?'. E lui mi ha risposto: 'Lo scegliete voi, io lo avallo'. Questo era l'accordo. In Lega ho raccontato il nostro progetto incentrato su due binari diversi. La rifondazione del calcio italiano richiede tempo, così come una nuova mentalità".

 

Il passo indietro dopo l'idea Pirlo

Le frizioni, però, sono nate con l'idea Andrea Pirlo. "Malagò ha telefonato me e Leonardo per dirci: 'Secondo me Pirlo non si può prendere. Da oggi l'allenatore lo decido io, voi avallate'. Ma se ho una mansione e una responsabilità, questo è un discorso inaccettabile - ha ribadito -. Non c'erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme. Siamo stati a Coverciano, una macchina ferma". 

Maldini: "Guardiola sceglieva già le formazioni"

La prima tentazione di Maldini e Leonardo in Figc è stata Pep Guardiola. "È l'allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l'idea di allenare una Nazionale - racconta -. Siamo andati a trovarlo a Barcellona e insieme abbiamo parlato per un'intera giornata. Era molto tentato, è stato vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli...". Sulla questione economica, poi, Maldini ha precisato: "I soldi non sono mai stati un tema. Ci ha detto chiaramente di dargli un euro in meno di quello che prendeva l'ultimo ct e lui era a posto". Un rifiuto, quello di Guardiola, arrivato per stanchezza. "Viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena e vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose dagli under 17 in su... Malagò sapeva tutto, lo abbiamo informato passo dopo passo".

Maldini: "Oltre a Pirlo avevamo in mente De Rossi e Grosso"

Dopo il no di Guardiola, Paolo Maldini e Leonardo hanno virato su Andrea Pirlo. Una scelta che ha fatto clamore, soprattuto per il legame dell'allenatore con Fonbet (agenzia di scommesse russa). "Questa cosa sicuramente ha contato, noi non la sapevamo e l'opinione pubblica ha fatto il suo lavoro. Ma non c'era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l'allenatore della Nazionale. Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con Fonbet, è una persona correttissima. Oltre a lui avevamo in mente Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Ma il Presidente ci ha detto che in base agli accordi che lo hanno portato all'elezione, con l'appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di Serie A". 

 

Maldini: "Ranieri un plus, ma..."

Passando ora al presente in Figc ha concluso: "Avere una figura come Ranieri è un plus, ma temo che sarà data molta importanza alla Nazionale e molta meno alla rifondazione del calcio italiano. Ho un cruccio che mi porterò dentro. Avevo assunto un impiego gravoso ma che era diventato un sogno: fare qualcosa per le prossime generazioni. Un vero peccato". 

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