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Silvio Baldini, carriera da allenatore e storia del Ct ad interim dell'Italia

Nazionale

Vanni Spinella

Introduzione

Sarà Silvio Baldini a guidare l’Italia per le amichevoli di giugno contro Lussemburgo (3 giugno) e Grecia (7 giugno): la Figc ha ufficializzato la decisione di affidare ad interim la panchina della Nazionale all'attuale Ct dell'Under 21. Una scelta fatta anche in vista dei futuri obiettivi che il movimento azzurro si darà, primo tra tutti quello di crescere e lanciare nuovi giovani. Baldini è un allenatore che si definisce "un innamorato del percorso". Schietto, talvolta eccessivo (quel famoso calcio nel sedere a Di Carlo ha segnato anche lui...), a tratti stravagante: come quando fa allenare i giocatori bendati o sceglie i rigoristi facendo la conta

Quello che devi sapere

Silvio Baldini Ct ad interim: spazio ai "suoi" giovani?

Se dare più spazio ai giovani è uno dei ritornelli più frequenti adottato come possibile soluzione per far rifiorire il calcio nostrano, allora la scelta della Figc in attesa di nominare il nuovo Ct è un chiaro segnale. Silvio Baldini, attuale Ct dell’Under 21, è stato scelto per guidare l’Italia nei due impegni amichevoli che la attendono a giugno, contro Lussemburgo e Grecia. E c’è da aspettarsi che Baldini voglia sfruttare l’occasione anche per regalare una vetrina ad alcuni dei suoi ragazzi, promuovendo parte del blocco dell’Under 21 per quelle due partite. Un premio per gli Azzurrini che si stanno giocando la qualificazione al prossimo Europeo di categoria ma anche un modo per introdurli (in un contesto “protetto”) nell’ambiente della Nazionale maggiore.

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Come sta andando con l'Under 21

Partiamo proprio dall’attuale Under 21: Baldini ne è diventato il selezionatore il 17 luglio 2025, succedendo a Carmine Nunziata. La missione al momento è quella di raggiungere la qualificazione all'Europeo Under 21 del 2027: l’Italia è seconda nel suo girone alle spalle della Polonia: 21 punti (contro i 24 della Polonia) frutto di 7 vittorie e una sconfitta (proprio contro la Polonia) in 8 gare. 25 gol fatti (miglior attacco del girone) e 5 subiti (la Polonia solo 2). I gironi sono 9 in tutto: passano direttamente le squadre prime classificate di ciascun gruppo e la migliore seconda, mentre le altre 8 seconde dovranno passare dagli spareggi (in programma a novembre 2026) per gli ultimi quattro posti.

 

Quando mancano due giornate alla fine del girone, il secondo posto (almeno) dell’Italia è già aritmetico (Svezia e Montenegro terze hanno 10 punti). L’Italia deve affrontare ancora l’Armenia (1° ottobre), poi il 5 ottobre ci sarà lo scontro diretto con la Polonia, in casa.

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Gli Under 21 che giocano in A

Tra i ragazzi di Baldini ci sono già diversi giocatori che conoscono bene la Serie A: dal milanista Bartesaghi ai viola Comuzzo e Ndour. E ancora: Idrissi (Cagliari), Ahanor (Atalanta), Ekhator (Genoa), Marianucci (Torino), Venturino (Roma), Lipani (Sassuolo). Già nel giro anche il diciottenne Camarda (Lecce), mentre Pisilli, Palestra o Pio Esposito hanno già fatto il salto assaggiando la maglia della Nazionale maggiore

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Da oltre 40 anni (su 67) in panchina

Ma torniamo a Silvio Baldini: classe 1958 (ha 67 anni), nato a Massa, una breve carriera da giocatore dilettante prima di iniziare quella, lunghissima, da allenatore. Parte dal Bagnone (seconda categoria) nel 1984, a 26 anni, e in più di 40 anni di panchina scala tutte le categorie. Tanta Serie B e C, in A con Empoli, Parma, Lecce e Catania. Dopo le esperienze in B con Chievo (1997/98) e Brescia (1998/99) è con l’Empoli che si mette in luce, subentrando in corsa nel 1999 e chiudendo il campionato di B al nono posto; nella stagione successiva lo porta al quinto posto, quella dopo ancora è la stagione della promozione in Serie A. Alla sua prima esperienza in A (2002-2003) conduce l’Empoli alla salvezza: è la squadra di Totò Di Natale, Rocchi, Tavano, Buscè, Vannucchi

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Come giocano le squadre di Baldini: i suoi principi

Silvio Baldini propone un calcio moderno, propositivo, coraggioso, verticale. Spesso basato sul 4-3-3 ma senza essere un dogmatico: sa adattarsi, cambiando modulo anche a gara in corso in base alle letture o alle esigenze. Riconquista rapida del pallone, scambi veloci e ricerca immediata della verticalità sono alcuni dei suoi punti fermi (e del calcio che giocano le big di oggi). E poi la squadra come un nucleo compatto. “Il primo difensore è l’attaccante. Se prendiamo pochi gol è perché tutti difendono”, spiega.

Un sognatore innamorato del percorso

Ma c’è un altro aspetto del Baldini-allenatore che nel 2025 lo ha reso il nome ideale per l’Under 21 e che oggi, in questa fase di ricostruzione, ha portato la Figc a pensare a lui come “traghettatore”. Silvio Baldini è un sognatore, ed è lui stesso a definirsi spesso così. Uno a cui il risultato interessa relativamente e che ha sempre dichiarato di essere più “innamorato del percorso”. “La cosa più importante è il percorso, se ne sei innamorato significa che ogni giorno provi a migliorarti. E la domenica ti devi misurare per vedere dove sei arrivato. Quando invece cerchi di prendere una scorciatoia, il sogno svanisce”.

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I calciatori come artisti

I concetti di percorso (o cammino) e di sogno sono ricorrenti nelle sue parole. Sentite come parlò quando, a settembre 2025, era stato appena nominato Ct dell'Under 21: "La chiamata della Nazionale alla mia età non me l’aspettavo. È stata una bellissima sorpresa che mi ha riempito di gioia. Obiettivi? Penso che possiamo andare lontano, possiamo vincere l'Europeo e l'oro alle Olimpiadi. So di espormi alle critiche dicendo questo, ma non mi arrenderò mai all'idea di dover rinunciare ai miei sogni”. E ancora: “I talenti in Italia? Ce ne sono molti e dovremo valorizzarli. Ma bisogna giocare con il cuore. Il cuore è l’unico che indica la strada giusta da percorrere quando si fa un cammino. I calciatori devono capire che fanno il mestiere più bello del mondo non per i guadagni, ma perché il calcio permettere loro di esprimersi per quello che sono, degli artisti che hanno la possibilità di fare ciò che hanno sempre sognato

Il fattaccio del calcio nel sedere a Di Carlo

Schietto, senza filtri, diretto (spesso anche nel linguaggio, e da buon toscano non ama i giri di parole). A tratti eccessivo. E c’è un episodio, nella carriera di Baldini, in cui l’allenatore passò evidentemente il limite. Un episodio da cui è impossibile slegare la sua narrazione: il 26 agosto 2007, durante Parma-Catania (finita 2-2), Baldini (all’epoca sulla panchina dei siciliani) dà un calcio nel sedere al collega Mimmo Di Carlo al termine di un alterco (Baldini era stato espulso e Di Carlo l’aveva sollecitato a lasciare il campo. E prima di farlo…). Il gesto ebbe ampio risalto, fu giustamente criticato e portò a una lunga squalifica per Baldini: un mese, “per la particolare gravità del gesto, la sua diseducativa platealità e l’intento spregiativo”. Dopo la partita, Baldini chiede scusa (ma non a Di Carlo): “Ho sbagliato e chiedo scusa a tutti, ma non a lui: è stato scorretto”, dice. “Non è stata una bella cosa, è un gesto che non si deve fare. Le mie scuse vanno a chi tutti i giorni è impegnato nel sociale, agli educatori delle carceri, delle comunità, ai professori perché sono un personaggio pubblico e non li ho aiutati”. Le scuse al collega però non tardano ad arrivare: la sera dopo, intervenendo al “Processo di Biscardi”, Baldini si ravvede: “Chiedo scusa a Di Carlo e gli stringo idealmente la mano”.

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Le reazioni

Intanto, per giorni, in Italia non si parla d’altro che di quel famoso calcio nel sedere. Il presidente federale Abete ammonisce: “Baldini deve accettare le sanzioni e proporsi in maniera diversa per il futuro”. Il presidente del Catania, Pulvirenti, fa sapere che non pensa minimamente all’esonero (“è stato provocato”), quello del Parma, Ghirardi, replica: “Fosse il mio allenatore, lo caccerei: c’è da vergognarsi a fare quello che ha fatto”. Pippo Baudo, in qualità di “simbolo” della città di Catania, è durissimo: “Per il bene della nostra città, si tolga dai piedi”. Se ne “occupa” persino la politica, con Maurizio Gasparri che chiede l’esonero e Ignazio La Russa più incline al perdono (“Si dà la condizionale ai rapitori, perché non darla a un allenatore per un calcio?”).

"Non sono più riuscito a trasmettere quello che volevo"

Inevitabilmente, c’è un prima e un dopo quel momento, nella carriera di Baldini, come ammetterà lo stesso allenatore in diverse interviste, negli anni a seguire. “Dal momento successivo a quel gesto non sono più riuscito a trasmettere alle mie squadre quello che volevo”, la sintesi che ne ha fatto spesso. E ancora: “Mi dispiace perché ne ha sofferto la mia famiglia. Ne ha sofferto la donna con cui ho fatto tre figli che si rammarica del fatto che è emersa un’immagine sbagliata del sottoscritto. Sto male perché i miei stanno male”.

Dopo le scuse del 2007, il cerchio si è del tutto chiuso 17 anni dopo, prima di un Ascoli-Pescara dell’ottobre 2024 che ha rivisto i due allenatori affrontarsi. Prima del fischio d’inizio i due si sono salutati con un caloroso abbraccio, con Baldini che andò a cercare Di Carlo per stringergli la mano e sancire ufficialmente la pace

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I rigoristi scelti facendo la conta

E poi c'è quel desiderio di ricondurre il calcio alla sua dimensione di gioco, un’altra delle sue “battaglie”. Un anno fa (giugno 2025) ha riportato in B il Pescara vincendo il playoff contro la Ternana ai calci di rigore. In quel caso fece scalpore il metodo con cui scelse i rigoristi, e che svelò poi al termine della partita: “Abbiamo fatto la conta”, disse. “Siccome non sapevamo chi doveva tirare il primo, il secondo, il terzo… sapete cosa abbiamo fatto? Ho detto ‘fate una conta’. È venuto fuori 22, siamo partiti a contare da Letizia e quando siamo arrivati a 22 ho detto: ‘Primo, secondo, terzo, quarto e quinto’. Perché in quel momento lì, la conta gli toglie la paura. Altro che chiedere ‘te la senti o non te la senti?’. O dire cose come ‘Stai attento, il portiere è uno che si butta bene a sinistra!’. Il calcio è questo qui! La conta ha un valore tecnico perché ti toglie l’ansia, ti fa sentire un eroe”. Quel giorno per il Pescara segnarono in 3 (su 4 che calciarono), ma Plizzari gli diede una grossa mano parandone 3...

Gli allenamenti bendati

Quella della conta per scegliere i rigoristi non è l’unica “stravaganza” che ci ha regalato. Tra i suoi metodi c’è anche quello (usato più volte in carriera e riproposto con l’Under 21) di far allenare i giocatori con una benda sull’occhio. Un modo per migliorare la concentrazione e i riflessi, sviluppando la visione periferica. Per insegnare che non si gioca solo con il corpo e con gli occhi, ma anche con la mente. E pazienza se per un giorno gli Azzurrini sono sembrati tutti pirati

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Più dimissioni che esoneri

Una carriera, quella di Silvio Baldini, vissuta tra alti (promozioni con Empoli in A, Palermo e Pescara in B) e bassi, ma gli esoneri fanno parte del gioco; in più di un caso, però, è stato lui a dimettersi quando le cose non giravano come avrebbe voluto. A Catania (2008), in Serie A, dopo che a un ottimo girone di andata (raggiungendo anche la semifinale di Coppa Italia) stava facendo seguito un ritorno non all’altezza. A Palermo (luglio 2022), per divergenze sul mercato con la nuova proprietà. A Perugia (ottobre 2022) perché “a 64 anni non desidero altro che vivere alla mia maniera”.

La lettera dei giocatori: "Mister, torna"

E poi ci sono le dimissioni tira-e-molla con la Carrarese, di cui diventa allenatore nel 2017, dopo che aveva trascorso sei anni lontano dal calcio. Firmò un contratto che non prevedeva stipendio, ma solo una penale in caso di esonero e un bonus promozione. Dopo tre stagioni portando sempre la squadra ai playoff, nel marzo 2021 rassegnò le dimissioni, respinte dalla dirigenza che prese le parti dell’allenatore invitando la squadra ad assumersi le proprie responsabilità. Due anni prima, invece, a respingere le sue dimissioni era stata direttamente la squadra. Dopo una sconfitta contro l’Albinoleffe l’allenatore aveva rivelato ai suoi ragazzi di volersi prendere una pausa, e non si era presentato agli allenamenti nei giorni seguenti. La squadra reagì invitandolo a tornare con una lettera aperta: “La squadra, il gruppo ha avuto modo di parlare e confrontarsi ed è emersa, al suo interno, una posizione unanime: continuare il nostro percorso, il nostro progetto ed il nostro proposito con colui che è il perno ed il pilastro della Carrarese. È superfluo ribadire quanta sia la stima e la fiducia che riponiamo nel lavoro del Mister ed è con lui che vogliamo proseguire le nostre battaglie sul campo. Pertanto, Mister, vogliamo che tu, quale nostro Unico Condottiero, torni con noi a preparare le partite per cercare di vincere, già a partire da domenica. Ti aspettiamo”

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