Capello: "Ibra? Quando arrivò non sapeva calciare"

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Capello e Ibrahimovic alla Juventus nella stagione 2004/2005 (foto LaPresse)
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L'allenatore friuliano rivela un curioso retroscena sullo svedese riguardo la stagione 2004/2005, quando entrambi erano alla Juventus: "Zlatan tirava molto male, ma io lo impostai perché in lui vidi l'orgoglio e la voglia di diventare il numero uno"

"Appena arrivato alla Juventus Ibrahimovic non sapeva calciare, calciava molto male. Io lo impostai, in lui vidi l'orgoglio e la voglia di diventare il numero uno. Si mise ad allenare bene il tiro anche dopo gli allenamenti con la squadra e arrivò a calciare anche le punizioni". A rivelarlo è Fabio Capello, che allenò Zlatan Ibrahimovic nel biennio 2004/2006 quando era alla guida della Juventus.

I numeri di Zlatan - "Io ero alla Roma - spiega l’allenatore friulano in occasione dell'anteprima al cinema Adriano di Roma del docufilm 'Ibrahimovic, diventare leggenda', nella sale italiane il prossimo 14 e 15 novembre - e lo vidi in un'amichevole a Berlino, nell'intervallo rimasi a guardare la sua tecnica nel riscaldamento, faceva già i numeri dei ragazzini di oggi. Quando andai alla Juventus feci in modo di prenderlo. Aveva molte qualità, ma gli piaceva fare i numeri, la cosa bella fu la determinazione che mise per migliorare e calciare. In lui ho visto subito l'umiltà e l'orgoglio di chi vuole diventare il numero uno", conclude Capello.

Investitori stranieri - "Gli investitori stranieri nel calcio italiano? Se vogliamo diventare grandi c’è bisogno di risorse, ben venga se qualcuno porta denaro per farci crescere e per tornare un campionato competitivo nel mondo come avveniva 15 anni fa". Ne è convinto Capello che, a chi gli fa notare che società in mano a proprietari stranieri come Inter e Roma pagano spesso l'assenza dei loro patron, replica: "La presenza dei presidenti è sempre molto importante, ma in mancanza di questo servono direttori generali di personalità e di carisma e che sappiano far capire ai giocatori chi è che decide e comanda".