Wenger da record, 811 panchine in Premier. La sua storia alla guida dell'Arsenal

Premier League
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Con la partita contro il WBA Arsene Wenger diventa il primo allenatore per numero di panchine nella storia della Premier League. 811 partite da allenatore dell'Arsenal, superato anche Sir Alex Ferguson. Quasi otto mila giorni e 22 stagioni: viaggio nella carriera dell'allenatore francese

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È un finale di 2017 coi fuochi di artificio quello di Arsene Wenger, che con la partita contro il West Bromwich Albion diventa il primo allenatore per numero di panchine nella storia della Premier League. 811 sono tante, tantissime, ed equivalgono a 22 stagioni, sempre a guidare due - o forse più - generazioni di Gunners. La prima nel 1996; con il memorabile double arrivato subito dopo, nel 1997: campioni d’Inghilterra, tra Premier League ed FA Cup. Con il 21^ turno di questa Premier League Wenger supera anche Ferguson, già raggiunto nell’ultima partita contro il Crystal Palace. C’è lui adesso in cima a tutti, e - esattamente come Sir Alex - sempre con la stessa squadra, anche se non sulla stessa panchina. Già, è durato anche oltre uno stadio Arsene Wenger, dal mitico Highbury con l’orologio a scandire il tempo che passava, all’Emirates di oggi. E di tempo ne è passato, tantissimo: qualcosa come quasi otto mila giorni. Dal momento del suo arrivo a Londra - dopo Nancy, Monaco e Nagoya Grampus in Giappone - fino ad oggi. L’ultimo giorno dell’anno è quello di un nuovo traguardo, storico, per un allenatore che - piaccia o no - è tra le leggende del calcio inglese.

Eppure il palmares non è ricco quanto il numero di panchine. Contro il WBA Wenger va a +1 su Ferguson, che però dalla sua ha talmente tanti di quei trofei da non saper più dove metterli. Dopo il double del 1997 il francese ha vinto la Premier soltanto altre due volte, nello spazio di tre anni. In mano aveva l’Arsenal degli invincibili: stagione 2001-02 e 2003-04. Più tutti i record: le 14 vittorie consecutive, eguagliate prima dal Chelsea di Conte lo scorso anno e dunque sorpassate dallo stratosferico Manchester City di questa stagione. Ma soprattutto la serie senza mai perdere: 49 partite, praticamente un’eternità. Record ancora intatto, cristallino. Dal maggio del 2003 all’ottobre del 2004. Vero, era un grande Arsenal quello. Vieira, Pires, Ljungberg, Bergkamp, Wiltord, Campbell, e non da ultimo Thierry Henry - il suo bomber più prolifico davanti a Van Persie. Il talento più puro che abbia mai allenato. Con quella squadra arrivò anche la finale di Champions League, a un passo da quel sogno europeo mai raggiunto. Quello manca sicuramente nella sala delle coppe personali del francese: un titolo europeo. Eppure in Europa il suo Arsenal c’è praticamente sempre stato. Prima del quinto posto della scorsa stagione erano state infatti 14 le partecipazioni consecutive in Champions, con tanto di en plein sul raggiungimento degli ottavi di finale. Sempre almeno tra le prime quattro della Premier in ogni singola stagione, per ognuna di quelle 811 panchine.

Manca, è vero, il riconoscimento continentale, ma in compenso ci sono anche 7 FA Cup vinte nel suo palmares, un titolo che in Inghilterra pesa più o meno quanto il campionato stesso. L’ultima appena a maggio scorso, vinta in finale contro il Chelsea coi gol di Sanchez e Ramsey. In più anche altrettanti Community Shield, il premio di allenatore dell’anno nel 1998 e allenatore del decennio per la Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, nel 2010. Le partite in totale, tra tutte le competizioni, sono 1159, più di 600 vinte e una media totale di 1.96 punti a partita. Ma ci sono anche e soprattutto 205 calciatori utilizzati nelle sue 22 stagioni alla guida dei Gunners: è stato praticamente come allenare sette squadre contemporaneamente. Anche questo è sempre stato uno dei punti chiave della carriera di Wenger: allenare il giocatore, portarlo al miglioramento. Prendere un ragazzo preso da quel vivaio estremamente prolifico dell’Arsenal e trasformarlo in un campione, assoluto. Croce e delizia, da sempre, della sua carriera. E se non avesse venduto così tanto? E se avesse investito per puntare solo all’oggi e mai al domani? Quanti trofei ci sarebbero oggi in bacheca a Londra? Impossibile saperlo. L’unica certezza è lui, la sola dell’Arsenal dal 1996 fino ad oggi. Un nome e un cognome: Arsene Wenger.

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