Manchester City, Sterling ha raddrizzato la mira: tutto merito di "Geppetto" Guardiola

Premier League

Vanni Spinella

Ala straordinaria, ma mai un grande finalizzatore, prima di questa stagione. Con un lavoro mirato, tante ore sul campo e la giusta collocazione tattica, Guardiola ha trasformato Sterling in un cinico realizzatore, capocannoniere del Manchester City dei record

Quei criticoni degli inglesi l’avevano ormai già battezzato: il ragazzo ha talento, per carità, e con la palla al piede ha pochi rivali; il problema è quando cerca di indirizzarla in porta. Sterling non sa tirare, dicevano, e si ha quasi l’impressione che, anche se centrasse la porta, questa piuttosto si sposterebbe. In definitiva, non sarà mai un attaccante completo. Poi la cura di “Geppetto” Guardiola: quella che gli ha raddrizzato i piedi e l’ha reso un cinico finalizzatore da 18 gol stagionali (in 27 partite), capocannoniere della squadra davanti ad Aguero (14 a 13 in campionato). Gol decisivi soprattutto, nella prima parte di stagione segnati spesso nel finale: rete dell’1-1 all’Everton (all’82°), ultimo pareggio del City prima di infilare la striscia record di vittorie; gol del 2-1 al Bournemouth (minuto 97), del 2-1 all’Huddersfield (84°), del 2-1 al Southampton (96°), senza dimenticare l’1-0 al Newcastle (anche se segnato al 31°) che timbra il record di 18 successi di fila in Premier.

Ma si può essere decisivi anche con un gol dopo 38 secondi (nell’ultima contro il Watford, finita poi 3-1), se questo indirizza immediatamente una gara che da quel momento in poi può essere amministrata con tranquillità e possesso palla guardioleschi.

Raheem Sterling ha compiuto da poco 23 anni ma è considerato già da parecchio tempo uno dei talenti più puri del calcio inglese: pur essendo nato in Giamaica, dopo un’infanzia difficile (il padre mai conosciuto e di cui ha avuto notizie solo una volta morto, in una sparatoria a Kingston), appena ha potuto ha scelto la nazionale inglese, confermandosi un’ala dalle caratteristiche più uniche che rare. Velocità impressionante (pare raggiunga i 35 km/h), scatto fulmineo, dribbling sempre fantasioso, una conduzione di palla in velocità, come si dice nel gergo tecnico, che al bar si traduce in corsa con il pallone sempre incollato al piede. Non glielo togli, finché ce l’ha lui, e se inizia pure a correre sono guai. Devi sperare che lo lasci andare lui di proposito, tentando la conclusione: allora avrai ottime chance di riprenderne il possesso. Tutte doti e limiti confermati negli anni al Liverpool. Ci ridevano su, in Inghilterra, nonostante quello diventasse anche un problema loro, quando Sterling si trasferiva in Nazionale.

La scarsa propensione al gol non gli ha comunque impedito di diventare il giocatore inglese più pagato di sempre, nell’estate 2015, quando il Manchester City se lo assicura per 68 milioni di euro. Anche perché la sua adattabilità a più ruoli faceva pensare a un affare del tipo “tre acquisti in un colpo solo”: totalmente ambidestro, Sterling nel Liverpool partiva prevalentemente dalla fascia sinistra per poi accentrarsi, ma negli anni lo si è visto giocare anche a destra, da trequartista, da esterno a tutta fascia nel 3-4-3. Persino da falso nueve, quando scoppiò la moda del piccoletto al centro dell’attacco,

Gol sempre pochissimi (mai in doppia cifra in campionato, nelle varie stagioni prima di questa), ma ci si accontentava del fatto di trovarsi di fronte a una straordinaria ala, evidentemente nata per mettersi al servizio degli altri creando le condizioni per fare gol. Che poi, materialmente, era affare di qualcun altro, preferibilmente il Luis Suarez di turno. Nella stagione 2013-2014, quando l’uruguaiano ne infila 31 meritandosi la "convocazione" nel Barcellona, lui ne segna 9 in 33 partite, suo massimo stagionale fino a quest’anno. Adesso è già a quota 18 (in 27 gare stagionali), record doppiato e siamo solo a inizio gennaio.

Ma cosa gli ha fatto Guardiola? Come è riuscito a trasformarlo da semplice attaccante esterno che non vedeva mai la porta nel cinico finalizzatore di oggi? Innanzitutto l’ha trasferito a destra, poi l’ha collocato all’interno di una macchina dai movimenti così sincronizzati da poter portare al gol in 38 secondi (il più veloce della Premier di quest’anno), con un’azione come quella contro il Watford, sviluppata sulla sinistra da Sanè e chiusa a destra, da Sterling appunto, dopo il cross teso che attraversa l’area.

Classica manovra alla Guardiola: Sterling sa perfettamente cosa deve fare, e all’improvviso la porta non si sposta più. Nessuno gli ha chiesto di rinunciare a ciò che sapeva fare meglio e che lo rendeva inimitabile, e infatti le sue fughe palla al piede si vedono ancora: ma aggiungendoci la capacità di fare il movimento giusto per imparare a suonare nell’orchestra, sono fioccati anche i gol, che hanno fatto dimenticare che, in estate, quel posto sembrava destinato ad Alexis Sanchez, a un passo dal City, con Sterling destinato a un ruolo marginale.

Il vero segreto però, se così lo si può ancora chiamare nello sport, è il lavoro, tanto per cambiare. Pep ha elogiato molto Sterling negli ultimi tempi, riconoscendo le “molte, molte ore” extra spese sul campo dal ragazzo insieme al suo vice Mikel Arteta, con il fine proprio di prendere confidenza con il gol. Un lavoro specifico perché "Raheem sa che un attaccante deve segnare dei gol e sa che un attaccante non può sopravvivere in un top club se non segna abbastanza". E adesso che ci ha preso gusto, "non ha paura e non ha paura di correre rischi", sempre per usare le parole di Gep-Pep, l'artigiano che gli ha raddrizzato la mira permettendogli di aggiungere quel famoso centesimo che gli è sempre mancato per fare una lira. O nel suo caso uno Sterling, una sterlina.

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