Un gol del Manchester City da vedere e rivedere

Premier League

Flavio Fusi

Il gol del tre a zero del Manchester City è un grandioso esempio dell'armonia collettiva che la squadra di Guardiola riesce a raggiungere quest'anno

 

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Per la prima volta in oltre 40 anni, il Manchester City ha vinto entrambe le partite di campionato contro l’Arsenal: il secondo 3-0 agli uomini di Wenger è arrivato a distanza di pochi giorni da quello che è valso il primo trofeo dell’era Guardiola, ma se l’intera partita è stata un manifesto delle vette di spettacolarità ed efficacia toccate dai “Citizens” in questa stagione, i 35 secondi precedenti alla terza rete, firmata da Sané, arrivata dopo una sequenza di 19 passaggi consecutivi, ne sono stati la vera e propria sublimazione.

L’azione comincia in modo banale: una punizione all’altezza del centrocampo causata da un pestone di Kolasinac su Bernardo Silva. Punizione che viene battuta all’indietro mentre le immagini si soffermano sul laterale bosniaco dell’Arsenal, inquadrato per sottolineare il cartellino giallo appena ricevuto, che ad ampi gesti invita i compagni al pressing. Il piazzato battuto da Walker arriva sui piedi di Kompany che di prima intenzione gioca nuovamente sull’inglese. La palla è troppo lenta per arrivargli sui piedi e, guardando dietro la spalla destra, l’ex Tottenham vede arrivare Welbeck di gran carriera, costringendolo ad affrettarsi incontro al pallone per rigiocare nuovamente indietro verso il centrale belga. A quel punto dovrebbe scattare la trappola del pressing dell’Arsenal.

Welbeck continua la sua corsa, stavolta proprio verso Kompany, impedendo un’ulteriore passaggio verso Walker; Aubameyang si alza per tagliare fuori Otamendi che era avanzato e sta tornando indietro per offrirsi al compagno; Gundogan, l’opzione più vicina, è marcato da Ozil. Così, De Bruyne si offre per ricevere palla abbassandosi: Kompany gioca un passaggio non proprio perfetto, calciando la palla poco prima che Welbeck gli arrivi addosso. De Bruyne sembra preso in controtempo, Xhaka lo segue da vicino e sta per arrivare su di lui con una certa irruenza, ma il centrocampista di Guardiola riesce, in caduta, a toccare di sinistro per Walker. La palla rimbalza leggermente ma il terzino ha comunque il tempo di controllare di destro e con lo stesso piede di servire Agüero, sceso in supporto, portandosi dietro Koscielny. Il “Kun” tocca di prima per De Bruyne che ritocca subito verso l’argentino, che dribbla all’indietro.

Guardiola una volta ha detto “Non è il possesso o il fatto di giocare ad un tocco che conta, ma l’intenzione che c’è dietro”: l’intenzione è disorganizzare l’avversario e a questo punto dell’azione lo scopo è raggiunto.

Dietro allo smantellamento della struttura avversaria ci sono due motivazioni strategiche. Primo, se si esclude il movimento di Welbeck verso Kompany che aveva cercato di forzare l’azione costringendolo a un passaggio all’indietro, il comportamento degli uomini di Wenger è sempre stato reattivo: sono sempre un passo indietro rispetto a chi ha la palla. La successione di passaggi ad uno, due tocchi ed in particolare il triangolo Agüero-De Bruyne ha posto ai “Gunners” una serie di dilemmi difficili da processare di fronte a quella velocità di esecuzione, tanto che in quattro si sono fatti attrarre da Agüero vicino alla linea laterale. Secondo, giocare “sopra-sotto-sopra” (se preferite: con un giocatore che viene incontro che triangola scappando poi in profondità) è un mezzo di manipolazione degli avversari, perché come ha spiegato lo stesso De Bruyne costringe i difensori a voltarsi o, perlomeno a ri-orientarsi, perdendo la cognizione di quello che sta accadendo alle proprie spalle.

Da Agüero la palla torna a Walker, smarcato, che si ritrova con una linea di passaggio diagonale verso Silva che taglierebbe fuori addirittura sette giocatori avversari, ma, nonostante una prospettiva così favorevole, non si fida di né di giocare di prima, né con il suo sinistro e compie un passaggio all’indietro verso Kompany, dando all’Arsenal possibilità, almeno a prima vista, di ricompattarsi.

Il City riesce però a manipolare nuovamente il pressing avversario con Kompany che conduce la palla e Gundogan che si abbassa con un movimento diagonale e sembra volersi offrire per un passaggio, ma in realtà ha il solo scopo di portarsi dietro Ozil. La prima mossa attira Xhaka, rimasto altissimo sul belga, la seconda allarga lo spazio a disposizione del portatore, sbloccando definitivamente la linea di passaggio per Silva, rimasto in posizione. 

Contro pronostico e dimostrando un’intensità notevole, l’Arsenal riesce immediatamente a pressare lo spagnolo, e anche Agüero, che riceve il successivo passaggio e rigioca dietro per Silva, allontanatosi quel tanto che basta da Ramsey per darsi il tempo di giocare verso Walker.

L’azione sembra ormai destinata a morire: il terzino si ritrova addosso sia il gallese che Welbeck tanto che il compagno che gli ha appena scaricato la palla gli indica un retropassaggio verso Kompany: effettivamente il capitano dei “Citizens” si sta muovendo con l’angolazione giusta per diventare un’opzione, ma Aubameyang si sta pericolosamente avvicinando alle sue spalle. Invece Walker, che poco prima aveva rinunciato a giocare un passaggio verso Silva che avrebbe escluso quasi tutta la squadra avversaria, fa una scelta contro-intuitiva giocando di esterno in mezzo a Ramsey e Welbeck, stavolta sì, raggiungendo Silva. 

Guardiola una volta ha detto: «Quando sei largo sulla linea laterale, è più facile giocare. Riesci a vedere tutto: la confusione, l’affollamento, il movimento…tutto accade dentro al campo. Quando giochi dentro al campo, invece, non vedi nulla di tutto ciò perché tutto sta accadendo nello spazio stretto tutto attorno a te».

L’Arsenal, con quattro uomini sopra la linea della palla, si trova senza compattezza, e sta per essere demolito a livello strutturale. Xhaka prova a chiudere sullo spagnolo e Bernardo Silva viene incontro alla palla portando fuori posizione Kolasinac. Silva fa un passo in orizzontale per sistemarsi la palla e verticalizza lungo la fascia per Agüero, spostatosi nella posizione poco prima occupata da Bernardo, senza più Kolasinac nelle vicinanze. Koscielny è costretto a chiudere su Agüero ma è in ritardo e deve fare un movimento curvilineo che permette all’attaccante di Guardiola di lasciarlo sul posto con un tocco e lanciarsi nello spazio.

A quel punto l’azione diventa puramente verticale: i giocatori dell’Arsenal sono tutti girati e stanno correndo verso la propria porta. Alla destra del “Kun” accompagna Bernardo Silva, mentre dentro al campo c’è De Bruyne. L’argentino sceglie di passare verso il belga e a questo punto, con un tempismo quasi cinematografico, entra nell’inquadratura anche Sané, rimasto per tutto il tempo dell’azione larghissimo a sinistra. De Bruyne avanza ma si inizia ad intuire come andrà a finire. 

Bellerín si stringe più che può per impedire il passaggio al tedesco e allo stesso tempo mettere fretta a De Bruyne che mantiene tutta la sua compostezza e serve il taglio di Bernardo Silva, facendo probabilmente passare il pallone sotto le gambe di Mustafi.

Bellerín si volta col tempismo giusto per prevenire l’attacco di Sané dal lato cieco, ma si ritrova impossibilitato a guardare avversario e pallone in un contesto così dinamico. L’ala del City indica persino dove vuole ricevere il pallone e con un contro-movimento arcuato, effettuato senza perdere velocità, taglia fuori lo spagnolo ma anche lo stesso Cech, tanto che gli basta una carezza col sinistro per depositare in rete.

Raramente si sono visti gol che racchiudono in essi così tanti principi e sotto-principi del gioco di una squadra: questa è una rete da vedere e rivedere non solo per la sua estetica ma anche per gli spunti critici e didattici offerti da ogni singola scelta e da ogni singolo passaggio.

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