Wenger si confessa: "Ossessionato dall'Arsenal, un errore restare 22 anni"

Premier League
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Intervistato dalla radio francese RTL, l'ex allenatore dei Gunners si è raccontato in una lunga chiacchierata: "Ero ossessionato dall'Arsenal, ho sacrificato tutto per cercare la vittoria sul campo". Allergico alle sconfitte e sempre ambizioso, Wenger si è pronunciato sul futuro lontano da Londra

È considerato uno dei più grandi allenatori del calcio moderno, l’uomo che ha segnato un’epoca all’Arsenal consacrandolo tra i club più importanti al mondo. Lui è Arsène Wenger, 68enne francese che ha detto addio ai Gunners dopo 22 anni in panchina: una parentesi invidiabile per uno dei personaggi più indimenticabili del calcio britannico, criticato per limiti e vittore sfuggite eppure unico per gestione manageriale e capacità di valorizzare i più giovani. Ne ha raccolto l’eredità Unai Emery, lui si è invece raccontato alla radio francese RTL tra sogni e rimpianti con uno sguardo al futuro.

Tutte le verità di Wenger

In attesa di scoprire novità sul futuro, Wenger si è raccontato a Christine Kelly conduttrice del programma "Et si…", chiacchierata dove è emerso il rimpianto più grande del tecnico alsaziano: "Forse restare nello stesso club per 22 anni. Mi piace muovermi come apprezzo le sfide. A volte, forse, sono stato prigioniero della mia stessa sfida". Parola di chi, dopo le prime esperienze tra Nancy e Monaco, si era tuffato nel calcio giapponese (Nagoya Grampus) prima di sbarcare all’Arsenal nel 1996 cambiando l’approccio conservativo della Premier League. Sono 17 i trofei conquistati dalla sua squadra fino al 2018, bacheca spesso presa di mira a dispetto dei vertici mantenuti in patria. Parliamo infatti del gruppo dai trionfi tra vittorie memorabili e record irripetibili, mai fuori dalle prime quattro classificate in campionato per vent’anni. "Se potessi cancellerei dalla mia vita tutte le sconfitte - ha proseguito Wenger -, ognuna ha lasciato una cicatrice e sarà sempre una delusione. Chiederei invece il perdono a coloro che ho fatto soffrire, come quei giocatori ai quali non ho permesso di esprimere il loro potenziale".

"Odio perdere più di qualsiasi cosa"

Amante dei dolci e della musica di Bob Marley, Arsène ha rivelato di temere in futuro di non essere più autosufficiente: ecco perché alla soglia dei 70 anni mantiene una cura maniacale dell’allenamento fisico attraverso il jogging. C’è stata occasione anche di ricordare il suo impatto in Inghilterra: "C’era la convinzione che un allenatore straniero non avrebbe mai potuto avere successo. Non ne volevano e io arrivai in incognito dal Giappone: se le cose non fossero funzionate sarei tornato indietro". È invece rimasto oltre vent’anni l’allenatore alsaziano che ha rivoluzionato il calcio attraverso diete, allenamenti specifici e metodologie tattiche in precedenza trascurate. Il divertimento alla base nella sua filosofia, il sogno di concludere un campionato da imbattuto poi realizzato con 49 partite immacolate: "Dobbiamo sempre alzare l’asticella delle nostre ambizioni senza avere paura. A volte basta piantare un seme e attendere che cresca. Chi desidera vincere sarà più portato ad attaccare, e più di tutto io odio perdere".

Quale futuro per Arsène?

Proprio la sete di vittorie ha avuto un prezzo nella vita di Wenger, il quale ha ammesso di rimpiangere l’aver sacrificato affetti e l’amata famiglia a causa della propria ossessione. Interpellato poi sui due connazionali e pupilli, Patrick Vieira e Thierry Henry, l’ex Gunners si è così espresso: "Hanno tutte le qualità per diventare grandi allenatori. Sono intelligenti, conoscono la tattica e il calcio. Servirà sacrificarsi perché allenare ti porta a svegliarsi alle 3 di mattina pensando a schemi, formazioni e uomini. In fondo l’uomo ossessionato è egoista nel perseguire ciò che ama. Ignora quasi tutto il resto. È come un cane che continua ad inseguire l’osso che gli è stato lanciato". Ovviamente non potevano mancare curiosità sul futuro di Arsène, orfano dell’Arsenal dopo una vita a Londra, che non ha escluso nemmeno l'eventuale cambio di ruolo: "Voglio fare ciò che ho sempre fatto, quindi che so fare, oppure condividere tutte le conoscenze che ho accumulato in questi anni in modo diverso? Questa è la domanda a cui dovrò dare una risposta nei prossimi mesi". E che naturalmente attendono tutti gli estimatori dell’allenatore che ha trasformato il calcio inglese.

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