Owen shock: “Negli ultimi 7 anni ho odiato il calcio, non vedevo l'ora di ritirarmi”

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Lunga e sentita intervista rilasciata dall'ex "Wonder Boy" a BT Sport: "Dopo tutti i miei infortuni non ero più quello che segnava gol come quello all’Argentina, avevo paura di scattare per timore di farmi male". Ma Shearer non ci sta: "Non penso che a Newcastle siano felici delle sue parole"

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L’immagine più bella rimarrà quella del Mondiale del 1998: una corsa a tutta velocità saltando argentini come birilli. E poi il gol, magico, quello di “Wonder Boy” Michael Owen, che col Liverpool segnerà qualcosa 158 gol in 274 partite e vincerà anche il Pallone d’Oro nel 2001. Il suo ricordo è lì: negli scatti, nella velocità supersonica e nelle reti che bruciano le difese. Nei Reds e poi anche al Real e nel Manchester United (dove vince l’unica Premier della sua carriera), in una storia d’amore col calcio solo apparentemente da urlo, ma che in realtà nascondeva grande dolore e sofferenza. “Nei miei ultimi sei o sette anni da giocatore odiavo il calcio. Non vedevo l’ora di ritirarmi” - sono le sue parole shock rilasciate a BT Sport, e che mettono in mostra quanto possano pesare gli infortuni nel mondo del pallone: “Non ero più quello che segnava gol come quello all’Argentina. Al tempo saltavo gli avversari, scattavo negli spazi, crossavo. Quello ero io - ha poi proseguito Owen -. Ma negli ultimi sei o sette anni della mia carriera mi sono trasformato soltanto nel massimo che potevo a essere: ero terrorizzato dalla possibilità di scattare quando avevo spazio e sapevo che mi sarei potuto strappare ogni volta”.

Owen piange, Shearer lo attacca

La cosa peggiore di tutte? Prosegue Owen: “Era che il mio istinto mi diceva di giocare come sempre. Sono nato per essere un calciatore, e invece mi ricordo delle volte in cui avevo paura che un compagno mi lanciasse in profondità. Pensavo sempre: ‘no, non farlo, ti prego, giocala corta’“. Un triste verità, fino all’odio per il gioco: “Non vedevo l’ora di smettere, mi mettevo in zone del campo dove non sarei neanche dovuto essere: quello che andava in campo non ero io”. Le sue ultime stagioni sono state divise tra Newcastle e Manchester United (più un ultimo anno allo Stoke), e proprio da una leggenda del calcio inglese (e dei Magpies) sono arrivate parole di scarso confronto dopo le sue dichiarazioni. La lingua è quella affilatissima di Alan Shearer, un tempo re dei bomber e ora opinionista tra i più seguiti: ”Non sono sicuro che i tifosi, i compagni di squadra o chiunque fosse al tempo nel Newcastle vorranno ringraziarlo per quanto detto”. Il riferimento è chiaramente al finale di stagione del 2008-09, dove Shearer divenne allenatore ad interim per le ultime 8 partite con l’obiettivo di evitare una retrocessione per il Newcastle che poi diventerà realtà, anche a causa di un solo misero gol segnato da Owen in tutto il girone di ritorno.