Manchester United, Rooney duro con Mourinho: “Con lui momenti imbarazzanti”

Premier League

Nell’intervista di Gary Neville per Sky Sports l’ormai ex della nazionale inglese si racconta: “Con José ricordo di aver dubitato di me stesso, fu dopo la vittoria in Coppa di Lega che decisi di andarmene”. E ancora: “Con l’Inghilterra esperienza positiva, ma troppi flop, non eravamo preparati come l’Italia. E il più forte con cui abbia mai giocato è…”

INGHILTERRA, ROONEY CHIUDE TRA GLI APPLAUSI. FOTO

L’ultima partita è stata un trionfo: la passerella d’onore, i premi, gli applausi dei compagni e di tutto Wembley, il tempio sacro del calcio britannico. Foto, ovazioni al suo ingresso in campo a mezzora dalla fine, qualche lacrima e poi il ricordo, che resterà per sempre, del primatista di reti (53) con la nazionale inglese e dell’uomo da 120 partite giocate, secondo solo a Peter Shilton nella storia. Un mostro sacro del calcio di sua maestà che ha disputato la sua ultima di sempre con la divisa dei Tre Leoni, ma che non smetterà di fare il calciatore. Seduto a quattrocchi con Gary Neville, nell’intervista per Sky Sports, Wayne Rooney ha parlato di tutto questo, davanti alle fotografie e alla domande di quello che è stato suo compagno di squadra anche nel Manchester United. Dalla partita più bella alla squadra più forte. Dai grandi fallimenti tra Mondiali ed Europei ai record, fino agli allenatori, dove Wazza non ha risparmiato José Mourinho.

“Ho dubitato di me stesso”

I due hanno condiviso una sola stagione, quella dell’addio per Rooney e la prima, chiusa con le vittorie nel Community Shield, in Coppa di Lega e in Europa League, per Mourinho sulla panchina che fu di Sir Alex Ferguson. Quell’anno? Furono 39 le presenze di Wayne, quasi la metà però partendo soltanto dalla panchina, momenti che l’inglese non ha certo dimenticato: “Nella mia ultima stagione con i Red Devils ci sono stati attimi in cui ho pensato di non essere abbastanza forte per giocare. Nella finale di Europa League ho giocato solo un minuto, sono stati momenti imbarazzanti”. E ancora: “Ci sono attimi nella carriera di ogni calciatore in ti viene da pensare: 'sono abbastanza bravo?' Mi è successo quando Mourinho mi lasciava in panchina, credevo di allenarmi bene ma non avevo mai la chance per dimostrarlo”. Come quella volta nella finale di Coppa di Lega poi vinta 3-2 contro il Southampton con rete decisiva di Ibra a tre minuti dalla fine: “Durante la partita Mourinho si avvicinò per dirmi: 'voglio che alzi il trofeo'. Io pensai: 'ma se non ho giocato neanche un minuto!' Ma lui fu irremovibile così alla fine fui io ad alzare la coppa. Fu lì che mi convinsi che dovevo assolutamente lasciare il Manchester United”.

“Perché tanti flop in nazionale? Guardate l’Italia…”

La chiacchierata dunque prosegue, tra due grandi del football inglese che si divertono con i propri aneddoti. Ciò che è certo è che Wayne Rooney continuerà a giocare: “Mi piace il calcio, amo stare sul campo, e che sia in Premier League o in MLS le mie sensazioni non cambiano. La mia storia in nazionale? Nel complesso direi positiva, il record di gol è stato punto più alto, ma poi ripenso ai fallimenti nei grandi tornei. Euro 2004 fu positivo ma c’è grande rammarico (fuori ai quarti ai rigori contro il Portogallo, in quella partita Rooney uscì infortunato al 27’, ndr), se non mi fossi fatto male forse avremmo vinto”. Probabile, ma come si spiegano così tanti ko nelle manifestazioni più importanti? “Penso che i nostri manager al tempo fossero bravi, ma se mi chiedi se fossero allo stesso livello di un allenatore spagnolo, tedesco o italiano ti dico di no. Guardate l’Italia che ha vinto il Mondiale del 2006: tatticamente sapevano cosa stavano facendo, sapevano il loro gioco e sapevano ogni cosa, e penso che noi eravamo un passo indietro rispetto a tutto questo”. Chiusura su compagni e avversari: “Il migliore? Per lo United dico Scholes, ma per l’Inghilterra dico Gerrard. La partita più bella è stata un’amichevole vinta 3-2 (con due reti negli ultimi 5’, ndr) contro l’Argentina nel 2005. L’avversario più difficile? Sicuramente la Spagna”.