Volley-goal da favola, 20 anni fa il capolavoro di Di Canio contro il Wimbledon

Premier League

Vanni Spinella

Il 26 marzo del 2000 l'attaccante italiano, con la maglia del West Ham, segna il suo gol più bello: un gioiello frutto di una pazza idea e di una coordinazione unica

L’attesa, controllando con lo sguardo il pallone in arrivo; la valutazione, nel giro di pochi istanti, delle alternative a disposizione, e infine la scelta, per certi versi folle, optando per la soluzione più difficile. Non nascono forse così i gol più incredibili della storia? Lampi di genio inaspettati, tiri al volo laddove chiunque avrebbe banalmente stoppato il pallone, e via, è così che si entra nel mito.
 

Esattamente 20 anni fa varcava quella soglia anche Paolo Di Canio, con uno dei gol più belli che si siano mai visti in Premier League ma non solo. Di certo il più incredibile mai concepito sul prato di Upton Park, che fu la casa del West Ham fino al 2016 e dell’attaccante italiano nella sua parentesi londinese (tra il 1998 e il 2003), come decretato da un sondaggio tra i tifosi, al momento dell’addio al loro stadio.
 

Era il 26 marzo del 2000 quando il West Ham ospitava il Wimbledon, e non poteva esserci avversario più adatto per una volée del genere: sono passati appena 8’ quando Sinclair dalla destra sventaglia verso in area un pallone diretto verso il secondo palo. Qualcuno la chiamerebbe sciabolata morbida, per la naturalezza con cui il centrocampista degli Hammers fa uscire quel pallone tagliato dal suo piede, ma il meglio deve ancora venire: perché Di Canio, mentre lo vede giungere dalle sue parti dopo aver tagliato fuori anche il possibile rientro di Cunningham, ha già tutto chiaro nella testa.

Calcia al volo, dopo una sforbiciata, colpendo con un mezzo esterno destro. Perché va bene la folle idea, ma poi serve che al pensiero seguano i fatti, e qui parliamo di coordinazione allo stato puro. Il più fortunato di tutti è proprio Cunningham, che correndo all’indietro può solo limitarsi a girare la testa verso Di Canio, ma lo fa appena in tempo per godersi l’estrazione del coniglio dal cilindro. Nulla può Sullivan, il portiere, che si allunga anche, ma finisce solo per accentuare il fatto che quel colpo di genio sia anche un capolavoro di precisione.
 

E lui? Di Canio si limita a scuotere la testa e a fare segno di no con l’indice, gesticolando da buon italiano, come a dire che anche lui stenta a crederci, prima di essere sommerso in un abbraccio di squadra in cui spuntano anche Lampard e Rio Ferdinand, suoi giovani compagni in quel West Ham, mentre i telecronisti inglesi vanno alla ricerca degli aggettivi giusti. Le stesse parole che, a 20 anni di distanza, continuano a mancare.

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