Icardi, veleno su De Boer: "Clima insopportabile"

Serie A
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Mauro Icardi svela tutte le difficoltà attraversate dalla formazione nerazzurra con De Boer in panchina. Il numero nove dell’Inter elogia Pioli e si dice entusiasta del progetto di Suning

Veleno su de Boer Un cambio in panchina come svolta di un’intera stagione. Firmato, Mauro Icardi. Il centravanti dell’Inter si racconta in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport in cui punta il dito sull’ex allenatore nerazzurro Frank de Boer: "La situazione con lui era diventata insopportabile. I giocatori meno utilizzati erano davvero scontenti e non partecipavano con molta voglia nemmeno alle esultanze, ai momenti di gioia del gruppo. Adesso con Pioli l’aria è cambiata, anche chi gioca poco si sente coinvolto nel progetto e ha piacere di far parte di questo gruppo. Stiamo lavorando molto sulla testa, sulla concentrazione. Pioli ha cambiato la mentalità dell’Inter, ha ridato fiducia a tutti, anche a coloro che giocavano poco con De Boer e che nonostante la svolta in panchina continuano a giocare meno", svela Icardi.

Obiettivo Champions – Un passato ormai alle spalle, un presente in cui l’Inter torna a sperare nella qualificazione in Champions League dopo un avvio di stagione decisamente complicato. "Se la Champions è possibile? Sì, non lo dice solo l’ambizione di questa società. Ma lo dice anche l’andamento di dicembre. Abbiamo vinto tre partite di fila e trovato l’equilibrio. Il terzo posto è lì, alla portata, e sarebbe un imperdonabile errore farselo sfuggire. Rivali? Rispetto per tutti, ma dobbiamo pensare solo a noi stessi. Dipende solo da noi il futuro, saremo gli artefici del nostro destino. E poi a maggio ne riparleremo", ha proseguito Mauro Icardi.

Progetto Suning  – Ambizioni nerazzurre decisamente alte anche per il futuro, con Suning pronto a investire tanto per riportare l’Inter al vertice del calcio mondiale. Un progetto importante che Icardi commenta così: "L'obiettivo della proprietà è quella di tornare in Champions, il torneo che compete all’Inter e che ti offre la miglior visibilità mondiale. D’altronde è la storia nerazzurra che lo dice. Con Moratti è stato così, con il presidente Thohir c’era l’intenzione e adesso con la famiglia Zhang arriverà un ulteriore rilancio. Il progetto di riportare il club ai vertici si basa sulla grande passione e sulla grande voglia di Suning".  

Capitolo mercato – Ambizione, programmazione e grandi acquisti per tornare in alto: "Ogni acquisto è sempre ben accetto nella famiglia interista. La proprietà intende portare a Milano giocatori fantastici che aiuteranno tutti a scalare le posizioni della classifica e ad andare avanti in Europa. Però noi calciatori dobbiamo restare concentrati, pensare al campo, tenere il gruppo unito per portare la squadra al terzo posto quest’anno. Così aiuteremo Suning nell’ambizioso progetto di riportare l’Inter in cima all’Italia prima e all’Europa poi".

Gabigol e Gaglardini– Un acquisto già 'in casa' potrebbe essere il rilancio di Gabigol: “È normale che la gente si attendesse di più da lui, si era creata un’immensa aspettativa quando è arrivato in estate. Però il calcio italiano non guarda tanto i giovani, chiede subito risposte. Invece lui ha bisogno di tempo per lavorare e lo sta facendo molto bene ogni giorno. Io sono cresciuto calcisticamente in Italia, la mia carriera l’ho costruita qui. Per Gabriel invece è diverso, è tutto diverso. La differenza tra me e lui sta in questo. Gagliardini? Non lo conosco di persona, ma l’ho visto giocare. Se dovesse arrivare, sarà il benvenuto, lo accoglieremo davvero volentieri. Sarebbe un altro fratello nerazzurro", commenta il numero nove dell’Inter.

Capitolo futuro – Icardi che parla poi anche del suo futuro, un futuro che immagina sempre più a tinte nerazzurre: "Mi auguro davvero di poter alzare tanti trofei con la maglia dell’Inter. Mi auguro anche di poterlo fare in meno di dieci anni. Quando ho deciso di venire all’Inter l’ho fatto perché sono interista e perché volevo vincere tanto con questa maglia. Quindi sì, mi vedo con qualche scudetto e almeno una Champions. Se sono più maturo dell’età che ho? Me lo dicono i compagni e sono d’accordo. Mi dicono che dimostro 30 anni di testa. Aver lasciato la mia casa a 13 anni per trasferirmi a Barcellona ha accelerato il processo che continua ancora oggi. Mi sento maturo non solo in campo, ma anche in tutti gli aspetti della vita quotidiana".

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