Biglietti Juve, Agnelli e i boss: "Mai incontrati"

Serie A
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Il Procuratore federale Giuseppe Pecoraro è stato ascoltato davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia sull’inchiesta aperta dalla Procura di Torino in merito alla gestione dei biglietti allo Juventus Stadium. Il 15 marzo tocca alla Juventus

Dai documenti arrivati dalla Procura di Torino, "si evidenzia che Saverio Dominello e il figlio Rocco
sono rappresentanti a Torino della cosca Bellocco Pesce di Rosarno. Rocco Dominello ha rapporti con la dirigenza Juve per la gestione di biglietti e abbonamenti". Lo ha detto il procuratore Figc Giuseppe Pecoraro all'Antimafia, secondo quanto riporta l’ANSA. "I dirigenti che hanno contatti con queste persone sono: Merulla, Carugo, D'Angelo e il presidente Agnelli". Anche il dg Marotta, sempre secondo quanto riporta l’ANSA, ha avuto rapporto seppure occasionali col mondo degli ultras ma non è stato coinvolto dalla conclusione indagini.

"Il procedimento nei confronti della Juve è iniziato col mio predecessore, Palazzi, il 2 agosto 2016. Io sono stato a Torino dal procuratore Spataro chiedendo notizie sul procedimento in corso e per dare la mia disponibilità”, ha proseguito il procuratore Figc Giuseppe Pecoraro. "Il Procuratore Spataro ha dato ampia collaborazione, inviandoci numerosi atti; nel tempo sono arrivate più di 5 mila pagine".

Il 15 marzo tocca alla Juve - Anche la Juventus, dopo il procuratore Figc Giuseppe Pecoraro, sarà ascoltata dalla Commissione parlamentare antimafia nell'ambito dell'approfondimento sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel calcio. Il 15 marzo, la data stabilita per l'audizione, l'avvocato del club, Luigi Chiappero, ribadirà quanto messo nero su bianco nella memoria difensiva al vaglio della giustizia sportiva. Ovvero che i rapporti tra criminalità organizzata e club sono già stati esclusi dalla giustizia ordinaria. E che le trascrizioni delle telefonate, agli atti dell'indagine, chiariscono tutto.

Fava: "È un atto dovuto" - L'audizione, precisa il vicepresidente Antimafia Claudio Fava, è un "atto dovuto" per "il contributo di chiarezza e di verità che questa audizione offrirà all'indagine". Si difende la Juve, dunque, e si difende Rocco Dominello, il presunto boss di 41 anni che secondo l'accusa voleva infilarsi nel business del bagarinaggio presentandosi come astro nascente della tifoseria organizzata.

"Rocco Dominello è incensurato" - Per l'avvocato Domenico Putrino, i rapporti tra il suo assistito e la Juventus sono sempre stati improntati alla "assoluta correttezza". Tanto più che dall'inchiesta della Procura di Torino sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nella curva bianconera "non risultano rapporti illeciti - osserva - con Andrea Agnelli". L'avvocato Putrino ricorda che Rocco Dominello è incensurato e che non risultano dall'indagine - sulla quale per altro permangono esigenze istruttorie che "impediscono la trasmissione integrale degli atti" -, rapporti diretti con la cosca dei Bellocco o dei Pesce "per questioni attinenti l'acquisto di biglietti della Juventus e spartizioni di utili relativi ai biglietti. Lo scoop mediatico che il procuratore Figc e la commissione Antimafia vorrebbero dare all'indagine" della Procura di Torino "devono confrontarsi con le indagini in corso e le risultanze processuali", aggiunge il legale, secondo cui "allo stato non èstato in alcun modo dimostrato interesse sulla gestione dei biglietti della 'ndrangheta per il tramite dei Dominello con la Juventus. Stante la completa incensuratezza del signor Dominello - insiste l'avvocato Putrino - i comportamenti sempre corretti, il pagamento dei biglietti che lo stesso acquistava dalla biglietteria autorizzata bianconera, biglietti regolarmente pagati, non vi era motivo che i dirigenti, meno che mai il presidente Agnelli, potesse dubitare di interferenze allo stato mai dimostrate della 'ndrangheta con i Dominello"

La replica di Agnelli - Nel pomeriggio il presidente della Juventus ha replicato attraverso il suo profilo twitter: "Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti ricordo che non ho MAI incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è FALSO", ha scritto Andra Agnelli.

La smentita del Procuratore Figc - "Smentisco quanto mi è stato attribuito riguardo l'inchiesta in corso sui rapporti tra la Juventus e presunti esponenti delle criminalità organizzata. Allo stato, dopo aver ricevuto gli atti dalla Procura della Repubblica di Torino ed aver svolto le nostre indagini, stiamo valutando le memorie difensive della Juventus che ci sono state consegnate ieri sera". Lo ha dichiarato il Procuratore federale, Giuseppe Pecoraro, in merito alle notizie relative all'audizione odierna presso la Commissione Antimafia. "Solo dopo un'attenta valutazione delle stesse prenderemo le nostre determinazioni. Tra l'altro, ho chiesto che l'audizione odierna fosse secretata, proprio perché ci sono ancora valutazioni in corso. Mi sembra dunque irresponsabile attribuirmi dichiarazioni su fatti secretati", ha aggiunto il procuratore della Figc.

Sempre il Procuratore Figc, in una telefonata all'ANSA, ha precisato: "Ho parlato di contatti, ma non di rapporti.  A questo punto nell'inchiesta sportiva su questa vicenda ho tre possibilità. Se trovo convincenti le osservazioni della Juve, archivio: altrimenti c'è il patteggiamento o il deferimento".

Antimafia - "In Antimafia abbiamo intenzione di ascoltare il procuratore di Torino Armando Spataro e il presidente della Juventus, Andrea Agnelli". A dirlo all'ANSA e' il co-presidente del comitato Mafia e sport della Commissione bicamerale, Angelo Attaguile. "Non bisogna giocare su certi argomenti - dice Attaguile - la verita' deve venire fuori. Il legale rappresentante della squadra e' lui. Se vuole fare il presidente deve prendersi oneri e onori. Venga a chiarire cose che sono state dette oggi, alcune pubbliche, altre in seduta segreta".

Intercettazioni - "Impossibile". Lo ripete almeno quattro volte Andrea Agnelli il 4 agosto 2016 quando, per telefono, un dirigente della Juventus gli chiede se ha incontrato il presunto boss della 'ndrangheta Rocco Dominello. La conversazione, intercettata dalla procura di Torino, è agli atti dell'inchiesta Alto Piemonte. I pm torinesi non hanno mosso alcuna accusa alla dirigenza della Juventus. A essere intercettato dagli inquirenti era il telefono di Alessandro D'Angelo, security manager della Juventus. Il dirigente aveva chiamato Agnelli per capire se era vero quanto aveva messo a verbale Dominello, che nel corso di un suo interrogatorio aveva raccontato di un incontro "a tu per tu" con il presidente dove si era discusso di biglietti e abbonamenti. D'Angelo: "Dice che era la prima volta che ti incontrava, e come se lo avessi combinato io questo incontro ...". Agnelli: "No, no, no, mai e poi mai saremmo scesi in quei dettagli lì la prima volta. Impossibile, impossibile. E' impossibile che io non appena ti conosco faccio quei discorsi con te". In un'altra conversazione captata dalla procura, dove intervengono anche gli avvocati della Juventus, ad Agnelli viene chiesto se "a queste riunioni collettive" con i capi della tifoseria ci fosse anche "Rocco". D'Angelo dice "no, non c'era Rocco". Quando D'Angelo fu interrogato dai pm disse che non ricordava incontri fra Agnelli e Dominello: chiese quindi il permesso di telefonare al presidente (senza sapere che la linea era sotto controllo) e gli fu accordato. 

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