La festa di Francesco Totti: un addio fra le lacrime

Serie A

E' il Totti Day. Nel giorno dell'ultima partita del capitano della Roma in maglia giallorossa, la Roma batte 3-2 il Genoa, ma la festa è tutta per il numero 10, che resta in campo per oltre un'ora dopo il fischio finale e dedica una lettera ai suoi tifosi: "Concedemi di avere un po' di paura. Adesso ho bisogno del vostro calore"

#SKYGRAZIETOTTI: LO SPECIALE   LA LETTERA COMPLETA DEL CAPITANO GIALLOROSSO 

Il momento del saluto è arrivato, ma Totti non sembra volersi arrendere a quello a cui il tempo lo ha condannato. È come se la madre continuasse a urlare alla finestra di rientrare a casa, ma lui non vuole smettere di prendere a calci quel pallone, nonostante su Roma e sulla sua carriera stia ormai calando la sera. Il 3-2 conquistato contro il Genoa è già in archivio, nessuno ci pensa più. E dopo una rapida fuga negli spogliatoi, tutti sono concentrati con gli occhi umidi ad attendere che il gladiatore torni per l’ultima volta nell’arena. E quando si aprono le porte di quelli spogliatoi “che l’hanno accolto da bambino e l’hanno salutato per l’ultima volta da adulto”, il pubblico gli dedica un boato lungo più di un’ora, mentre in sottofondo sono proprio le note del celebre film di Russell Crowe ad accompagnarlo. È una cerimonia lunga, da brividi, che Totti si gusta passo dopo passo, con calma. Non vuole lasciare nulla al caso, nonostante il suo viso manifesti tutta la sua commozione. Non nasconde le lacrime il Re di Roma, non ne ha bisogno. Sono troppe quelle versate di nascosto (per sua stessa ammissione) e adesso è il momento di farlo davanti al suo pubblico, con il coraggio che solo i grandi hanno di dimostrarsi fragili.

La maglia ricevuta da Pallotta e il pallone calciato in curva

Sono tanti i momenti da fissare, talmente tanti che la diretta fiume scorre via davvero come le lacrime sul viso dei tifosi che restano incollati ai loro posti. In piedi, come se la partita del loro cuore fosse appena iniziata. James Pallotta gli porge la maglia numero 10 incorniciata, in un gesto che in molti leggono come un messaggio alla possibilità che nessun’altro la indossi in futuro. Il presidente però, come tutti quelli che si sono messi anche soltanto in parte contro il capitano giallorosso, riceve i fischi di uno stadio che inizia una lunga ovazione mentre il Pupone prosegue la sua passerella trionfale. Non c'è spazio per il rammarico o le polemiche in una giornata tutta dedicata al numero 10. La pista d’atletica dell’Olimpico diventa un ideale tappeto rosso, da percorrere con passo lento e deciso. Totti però, indugia. Osserva. Si commuove ogni metro di più. Alla fine, l’abbraccio sotto la curva Sud sembra eterno, come l’amore che una città intera ha deciso di riservargli come mai era successo nella storia dello sport. Totti afferra un pallone, prende un pennarello e scrive “Mi mancherete”, prima di calciarlo sugli spalti. Una frase semplice, come quelle messe assieme nella lettera che ha dedicato a tutti i suoi tifosi dopo aver raggiunto a fatica il centro del campo. Prima di leggere, il saluto della squadra: De Rossi e Florenzi versano lacrime da tifosi, prima ancora che da compagni di squadra. Non riescono a guardarlo negli occhi, non volendo accettare quello che sarebbero costretti a vedere.

Le parole di Totti

Ci mette un po’ prima di iniziare a salutare i suoi tifosi, commosso e con la voce rotta. "È facile per voi", scherza mentre il pubblico chiede silenzio. "Ci siamo, è arrivato il momento. Sembra un concerto... Purtroppo è arrivato il momento che speravo non arrivasse mai. Purtroppo è arrivato. Questi giorni ho letto tantissime cose su di me. Belle, bellissime. Ho pianto sempre, da solo, come un matto, tutti i giorni. Venticinque anni così non si dimenticano, con voi dietro le spalle che mi avete spinto nel bene e nel male. E per questo voglio ringraziare tutti quanti, anche se non è facile". Il pubblico nel frattempo, continua ad applaudire ad ogni sua pausa. "Lo sapete che non sono di tante parole, però le penso. E questi giorni con mia moglie ci siamo messi a tavolino e le ho raccontato un po' di cose, di questi anni vissuti con un'unica maglia. Anch'io ho scritto, abbiamo scritto una lettera per voi, non so se riuscirò a leggerla. Ci provo". Ma l'emozione continua a tradirlo: "Devo prendere fiato, scusatemi". Nel frattempo parte Totti-Gol sugli spalti: "C'avete fame, io starei qua altri 25 anni". 

La lettera del capitano alla sua gente

"Grazie Roma, grazie a mamma e papà, ai parenti, ai miei amici, a mia moglie e ai miei tre figli. Ho voluto iniziare dalla fine, dai saluti, perché non so se riesco a leggerla tutta. Ventotto anni non si possono raccontare in poche frasi: vorrei farlo con una poesia o una canzone, ma non sono in grado. Ci ho provato in questi anni con i piedi, che è la cosa che mi viene meglio. Sapete qual è il mio giocattolo preferito? Il pallone. Maledetto tempo, a un certo punto si diventa grandi. E' lo stesso tempo che il 17 giugno 2001 avremmo voluto passasse in fretta, aspettando quel fischio che ci ha regalato lo scudetto. Ancora ho la pelle d'oca se ci penso. Il tempo adesso mi dice "Togliti i pantaloni e gli scarpini". Mi sono chiesto in questi mesi tante volte cosa fare, perché si è interrotto questo sogno. Stavolta non è come quando mamma ti sveglia la mattina, ma tu vuoi continuare a stare a letto. Questa è la realtà. Io voglio dedicare questa lettera a tutti i bambini che hanno tifato per me, a quelli di ieri che adesso sono cresciuti e a tutti quelli che hanno gridano Totti-Gol". La voce è rotta dalle lacrime e tutto lo stadio intona per l'ennesima volta un coro per lui. "Mi piace pensare che la mia carriera sia una favola da raccontare - questo è il pezzo più brutto, vo' dico -, ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l'ultima volta e la piego per bene, anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se non ho chiarito i miei pensieri e non ho rilasciato dichiarazioni in queste settimane, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura, non è la stessa che si prova quando devi segnare un rigore. Non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa mi riserva il futuro. Concedetemi un po' di paura, adesso sono io che ho bisogno di voi, del vostro calore; quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto proverò a ributtarmi in una nuova avventura, ma prima devo ringraziare tutti quelli che hanno lavorato accanto a me in questi anni. I tifosi, la curva Sud, un riferimento per noi romani e romanisti. Nascere romani e romanisti è un privilegio. Fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarvi con i piedi, ma il mio cuore sarà sempre qui con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto da bambino e mi lascia adesso che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore. Vi amo".

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