Spalletti: "Non merito i fischi. Totti? Tra noi guerra mai esistita"

Serie A

A tutto Spalletti: "Non tutti hanno remato dalla stessa parte, Totti appiattisce gli altri ma rimarremo amici. Anzi, amicissimi. Il mio successore? Spero che sia uno tra Montella e Di Francesco. I fischi mi hanno fatto male, non sono meritati per ciò che ho fatto. E non escludo un ritorno..."

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I saluti dopo un anno e mezzo, Spalletti non è più l'allenatore della Roma (andrà all'Inter). "Se non vinco vado via". Un mantra ripetuto più e più volte. E alla fine l'ha fatto davvero, il tutto attraverso una conferenza stampa d'addio. Queste le parole dell'ex allenatore giallorosso, che si è concentrato soprattutto sul suo rapporto con Francesco Totti: "Guerra mai esistita". Solo belle parole per la società: "Ho ricevuto tutto quello che dovevo ricevere". Infine l'ammissione di colpa: "Qualcosa l'ho sbagliata anch'io, potevamo fare meglio come collettivo". E infine, sul successore: "Spero che Di Francesco o Montella allenino la Roma, la conoscono". Spalletti si congeda con un epitaffio: "Ho letto una cosa, non escludo il ritorno. Mi garba questa cosa".

Spalletti: "Non merito i fischi. Totti? Guerra che non esiste"

Continua Spalletti: "Ho sentito i fischi di domenica e vi dico che non me li merito, come non è mai esistita una guerra con Totti. Tra me e lui. Io con lui rimarrò amico, andremo a cena insieme, anche dopo. Continueremo a rispettarci. Però la cosa più importante secondo me è che lasciamo una Roma forte". E ancora: "Forse si poteva fare meglio come collettivo, come obiettivo di tutti. Probabilmente lì non ci sono riuscito perché non abbiamo remato tutti dalla stessa parte. Le potenzialità di questa squadra sono importanti, e quelle della società, del movimento, ella marea che ci sta intorno. Ripartendo dalla partita di domenica, sembrava una festa e un addio. C'è stato un addio al calcio giocato del grandissimo fenomeno calcistico che è Totti. Però lì si è rivisto rinascere, è come una bella donna che ha in grembo qualcosa che può venir fuori quel sostegno totale verso una direzione che racchiuda queste potenzialità e questa possibilità che ha questo ambiente della Roma. Mi dispiace lasciare l'ambiente".

"Ho sbagliato qualcosa"

Continua: "La situazione che si è creata disturba, probabilmente ho sbagliato qualcosa. Secondo me no, non ho sbagliato niente. Però vedo che ci sono tante persone che domenica mi hanno fischiato e a me i fischi non sono piaciuti. Perché non me li merito. E se quelle persone io le incontrassi una per una, entrassero nella mia testa per un solo momento quando abbiamo perso con il Lione, quando abbiamo perso con i nostri vicini di casa. Ci sono due squadre qui a Roma. Abbiamo perso partite fondamentali. Se loro fossero stati nella mia testa un solo minuto in quelle partite perse non avrebbero fischiato domenica".

"Totti? Non l'ho fatto smettere io"

"Ho fatto il mio lavoro, penso che Francesco sia un grandissimo calciatore, lascia un vuoto difficilmente colmabile. Se non facciamo gruppo, se non ci compattiamo, e spero venga dato come mi sembra che pensi anche il direttore un ruolo importante per il passato che ha e la storia che ha, c'è bisogno di fare gruppo, di stare uniti e vicini. Perché l'esaltazione di un solo elemento portata ai massimi livelli disturba anche l'elemento stesso. Cosa che non ha subìto perché è l'Assoluto, perché è stato forte anche dentro questa esaltazione assoluta. Si è preso le responsabilità lo stesso di quello che gli era stato dato. Ma appiattisce gli altri e quando difendo gli altri per voi è un andare contro di lui, non è così. Non ci sono riuscito in un anno e mezzo, è segno che ho fallito nella cosa più importante perché la Roma ha potenzialità. La prima cosa che volevo fare è riuscire a compattarli ma non ci sono riuscito, mi dispiace".

"Con Totti rimarremo amicissimi!"

Ancora sul capitano: "Con Totti rimarrò amico. Anzi, ora che ha deciso così e si renderà conto che è altrettanto bello quello che ci sarà, perché il direttore glielo farà conoscere, diventeremo amicissimi. E chissà che una volta non si possa raccontare una storia insieme. E che lui stesso non capisca che questo fatto dell'esaltazione assoluta che toglie qualsiasi contenuto e che diventa solo un io e si perde di vista il noi. Per lui siamo stati tutti un po' pià disponibili verso gli altri. Per me i calciatori non sono tutti uguali. Guardo chi viene prima nell'allenamento, guardo quello che può dare la giocata, tutte le componenti del riempimento della partita. Voi non so se l'avete guardate tutte. Spero che continui, io vado via, spero che continui Francesco. Se tutti si è d'accordo. Continui e non sono stato io quello che lo ha fatto smettere. Lui ha smesso da solo. Perché anche l'età che ha secondo me gli impone di smettere. L'avrò fatto smettere o fatto giocare un anno in più? Vediamo, facciamo un sondaggio. Secondo me l'ho fatto giocare un anno in più, gli ho voluto strabene".

"Spero venga Di Francesco. E non escludo un ritorno..."

Un commento anchen sul successore: "Chiamerò e ascolterò solo per il calcio, se non mi piacerà non organizzo nulla. Io spero che sia uno fra Di Francesco e Montella il prossimo allenatore della Roma”. E ancora: "Conoscono l'ambiente e hanno fatto vedere delle qualità umane che servono oltre a quelle da allenatore. Tutti e due non hanno cancellato il ricordo della Roma. Sulla società: "Ho ricevuto tutto quello che si può ricevere, quando mi vengono presentate le possibilità io le accetto, poi non vado a dire che ho avuto informazioni sbagliate. In quel momento ho preso dei calciatori che mi stavano bene, anzi si poteva comprare qualche nuovo giocatore però io, per difendere il carattere di uno che già avevo, ho deciso di lasciar perdere e andare avanti così. Ritenevo più importante rinforzare la posizione di uno che già era a Roma. Pallotta, nel suo modo di fare sport, ha fatto vedere cose importanti. Vuol fare lo Stadio per la Roma, e si mette in dubbio che lo faccia per interessi propri. Ridiciamolo #Famostostadio, diventa più facile per il calcio. È quella la chiave per avere più introiti, più calciatori. Non ci sono discorsi, ci si confronta e chi più ne ha vince. Cito un cantautore romano che sulla tomba ha scritto 'non escludo il ritorno'. Mi garba questa cosa qui”.

Monchi: "Trigoria sarà sempre casa tua"

Inizia Monchi, il ds giallorosso prende la parola di prima di Spalletti, poi un abbraccio: "Tenevo molto a questa conferenza, il nostro rapporto è stato breve ma intenso. Sono arrivato avendo una grande opinione, e dopo averlo visto è cresciuta. Oggi si chiude una tappa, sia per risultati ottenuti che per capacità. Ne inizia una nuova, dobbiamo crescere. E spero che un giorno le nostre strade professionali si rincontrino, Trigoria è stata e sarà sempre casa tua".

Spalletti: "Ho cercato di fare il bene della Roma"

"Sarà un rimpianto non voler più lavorare con Monchi, ma penso che qui ci siamo bisogno di punti di riferimento. Di persone forti, che hanno personalità spiccata nel confronto con tutti. Monchi ha queste qualità, queste caratteristiche. E sono convinto che riuscirà a compattare le risorse della Roma, dove io non sono riuscito. Se riesce a farlo sarà una Roma fortissima, grazie a lui". Poi i ringraziamenti: "Bisogna ringraziare le persone che ho avuto vicino. Il primo pensiero va al dietro le quinte, a chi mi ha dato una mano importante, a chi arriva prima per lavorare, ci preparano 2-3 cose per cui le cose siano più facili. Si è parlato di una squadra non visibile, ha un'importanza maggiore perché senza il loro contributo sarebbe stato difficile per me, un po' disordinato, ritrovare le cose a posto come mi hanno sempre messo. Parlo dei ragazzi in cucina, delle donne delle pulizie, di quelle persone che viaggiano a fari spenti per i corridoi di Trigoria e che, come ho detto prima, ci fanno trovare a posto le cose che noi rovesciamo. Poi i calciatori, la società, il mio staff, tutti gli staff che ci sono. Oltre ai calciatori ci sono tanti grandi professionisti. Grazie a loro ora si lascia una Roma sicuramente forte".

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