Montella esonerato: storia tattica del suo Milan

Serie A

Fabio Barcellona (in collaborazione con "l'Ultimo Uomo")

Da questa mattina Vincenzo Montella non è più l'allenatore del Milan. L'esonero a sorpresa dopo lo 0-0 col Torino. Al suo posto Gennaro Gattuso. Dietro la scelta c'è anche la difficoltà di plasmare tatticamente i frutti del sontuoso mercato estivo. Dall'inizio di quest'anno l'allenatore rossonero aveva cambiato diverse volte sistema di gioco, ma i problemi sono stati sempre gli stessi

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La fragorosa campagna acquisti del Milan sembrava aver messo a disposizione di Vincenzo Montella una rosa di giocatori non solo qualitativamente migliore, ma anche più adatta alle idee di calcio del tecnico. Lo scorso anno Montella era dovuto scendere a compromessi con il materiale a disposizione, disegnando una squadra duttile, che però si esprimeva al meglio quando poteva aspettare gli avversari nella propria metà campo e ripartire in verticale. Pur non abbandonando del tutto i cardini del proprio calcio, ispirato ai princìpi del gioco di posizione, l’allenatore rossonero aveva per tutto il campionato cercato di trovare il modo migliore di sfruttare i giocatori a disposizione.

Gli acquisti di Bonucci, Musacchio e Rodríguez in difesa e Biglia a centrocampo parevano avere regalato al Milan gli elementi necessari a ripulire la costruzione dal basso e a consentire così ai rossoneri di risalire il campo palleggiando, assecondando così la visione di calcio di Montella. E allora cosa non ha funzionato? Perché il Milan continua a presentare problemi, tanto nel gioco quanto nei risultati?

L’inizio col 4-3-3

Il tecnico rossonero ha cominciato la stagione ripartendo dal 4-3-3 dell'anno passato. A Crotone, nella prima giornata di campionato, il Milan ha schierato però ben sette giocatori di movimento nuovi, più Patrick Cutrone, che aveva giocato appena 5 minuti nello scorso campionato. I sopravvissuti dalla passata stagione erano, oltre al portiere Donnarumma, i soli Locatelli e Suso, con il primo in campo solo per l’infortunio di Biglia. A posteriori Vincenzo Montella ha dichiarato che il passaggio alla difesa a 3 era nelle sue idee sin dall’inizio della stagione, per sfruttare le migliori caratteristiche della rosa, e in particolare di Leonardo Bonucci e Andrea Conti, poi infortunatosi al legamento crociato del ginocchio.

Nonostante ciò, il Milan ha giocato le prime 3 partite del campionato dando continuità al 4-3-3. Il 4-3-3 delle prime tre giornate ha mostrato la volontà di Montella di costruire dal basso adattando lo schieramento posizionale alle strategie di pressing avversarie e la ricerca di una riconquista del pallone in posizione più avanzata della scorsa stagione. Contro il Cagliari, che pressava la prima costruzione del Milan con le due punte del rombo, i rossoneri, in fase di costruzione bassa, hanno alzato il terzino destro Conti per disegnare una linea arretrata di impostazione a 3, con Rodríguez al fianco di Bonucci e Musacchio e Kessiè che si affiancava al mediano Montolivo a centrocampo, così da mettere in mezzo il trequartista avversario.

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Lo schieramento del Milan in fase di impostazione

La linea a 3 in impostazione contro il Cagliari contro le due punte sarde. Con il trequartista avversario che si orienta su Montolivo, Kessié si abbassa a supportare la risalita del pallone.

Più avanti, la mezzala sinistra Calhanoglu è avanzato per occupare l’half-space di sinistra, con Suso stretto dentro il campo a occupare quello di destra. Tenendo Conti e Borini larghi, il Milan si è schierato in fase di possesso palla con una sorta di 3-4-2-1.

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Le posizioni medie del Milan contro il Cagliari

La pass-map della gara contro il Cagliari mostra come il 4-3-3 muti fluidamente in fase di possesso in un sistema a 3 difensori per meglio rispondere alle strategie di pressing avversarie.

Contro la Lazio, che lasciava il solo Immobile a disturbare la prima costruzione avversaria, il Milan ha trovato la superiorità numerica solamente coi due centrali, Bonucci e Musacchio; i due terzini si sono alzati per occupare l’ampiezza; a puntellare la risalita palleggiata del pallone era, oltre al mediano Biglia, il movimento verso l’esterno di una delle mezzali.

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Le posizioni medie del Milan contro la Lazio

Invece, contro la pressione del solo Immobile, il 4-3-3 del Milan non abbassa uno dei due terzini e la pass-map è quella tipica di un 4-3-3.

La partita contro il Crotone, la prima del campionato, è stata giocata in superiorità numerica per 85 minuti e ha regalato poche indicazioni sullo stato del processo del Milan. Il 2-1 casalingo contro il Cagliari ha acceso qualche spia, ma la situazione è precipitata alla terza giornata, quando la Lazio ha rifilato un secco 4-1 alla disastrosa fase di transizione difensiva del Milan. A funzionare poco, oltre alla transizione difensiva, anche la ricerca di recupero del pallone in posizione avanzata.

Il passaggio al 3-5-2

La sconfitta contro la Lazio ha funzionato da catalizzatore per il previsto passaggio a una difesa a 3. Montella ha scelto un 3-5-2 che, nelle sue idee, avrebbe dovuto costruire un blocco centrale compatto, utile a proteggere la squadra sia in fase di transizione difensiva che in quella di difesa posizionale. Il 3-5-2 ha in più permesso la convivenza tra due grandi acquisti dell’estate, Kalinic e André Silva, che hanno giocato in coppia 2 delle 5 partite giocate in campionato con il nuovo modulo di gioco; nelle restanti tre è stato Suso a occupare il ruolo di seconda punta.

Dopo due vittorie casalinghe di fila contro Udinese e SPAL, il 3-5-2 di Montella ha perso tre partite consecutive contro Sampdoria, Roma e i cugini dell’Inter. Fornendo involontariamente l’ennesima conferma che i moduli di gioco hanno spesso un’importanza relativa, buona parte dei problemi del Milan rimanevano invariati anche dopo l’abbandono del 4-3-3. In particolare, nonostante l’abbassamento medio del baricentro successivo all’adozione del 3-5-2, il Milan continuava a non trovare, in fase di pressing, il modo di proteggere i fianchi del mediano Biglia. Con il 4-3-3 la pressione avanzata delle mezzali lasciava spazi invitanti per le ricezioni alle loro spalle.

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Le ricezioni ai lati del mediano concesse dal Milan

Contro il Cagliari il Milan è schierato con il 4-3-3. La pressione portata in avanti in maniera imprecisa dalle mezzali Kessié e Calhanoglu lascia a Montolivo troppo spazio orizzontale da difendere. La palla raggiungerà, con un passaggio taglia-linee di Joao Pedro, il fianco sinistro di Montolivo.

Le cose, insomma, non sono migliorate con il 3-5-2: anche con il nuovo modulo di gioco la coordinazione spazio-temporale del pressing del Milan ha mostrato diverse pecche. Le uscite verso l’esterno delle mezzali lasciavano a Biglia troppo spazio da difendere e favorivano le ricezione negli half-space degli avversari. I problemi in transizione difensiva e nella protezione del centro dell’area sono rimasti invariati.

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Lo spazio concesso tra le linee dal Milan

Contro l’Udinese il Milan è schierato con il 3-5-2, ma continua a lasciare troppi spazi in fase di pressing. La mezzala sinistra Bonaventura esce in pressione sul terzino destro dell’Udinese, lasciando solo Biglia, troppo distante da Barak.

In fase offensiva, la struttura posizionale del 3-5-2 non era in fondo troppo dissimile da quella più volte adottata con il 4-3-3, con un rombo di costruzione e l’occupazione di tutta la larghezza del terreno di gioco alle spalle del centrocampo avversario, con i due esterni alti a occupare l’ampiezza e le mezzali e/o la punta a occupare gli half-space. Come con il 4-3-3, le mezzali, in caso di necessità, potevano supportare la costruzione dal basso affiancandosi a Biglia o smarcandosi esternamente, lasciando la profondità agli esterni.

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Lo schieramento del Milan contro la Sampdoria

Contro la Sampdoria, partendo dal 3-5-2, la mezzala sinistra Bonaventura si alza, una delle punte si apre sul centro-destra e Kessié si affianca a Biglia. Il Milan occupa contemporaneamente l’ampiezza e gli half-space.

L’approdo al 3-4-2-1

Bisogna partire da un presupposto: Suso è il giocatore dal maggiore valore tecnico ed è l’elemento in grado di dare imprevedibilità al gioco offensivo del Milan. Con il 3-5-2 la sua posizione è rimasta troppo schiacciata rispetto a quella del centravanti. Nell’intervallo del derby Montella ha sostituito Kessié con Cutrone ed è passato a un 3-5-2 più fluido, con Suso schierato in posizione di mezzala destra. Partendo da una posizione più arretrata e più aperta, lo spagnolo ha alzato il proprio rendimento, ricevendo finalmente palla nella sua posizione preferita, quella del mezzo spazio di destra e realizzando il gol del momentaneo pareggio.

Oltre a consentire a Suso di ricevere nella sua comfort-zone, l’arretramento dello spagnolo è sembrato risolvere un altro dei grossi problemi della squadra, emerso fino ad allora con ogni modulo di gioco. Dall’inizio della stagione il Milan non è stato capace di riuscire a legare bene la fase di costruzione bassa a quella di rifinitura. Anche per un problema di caratteristiche delle mezzali, nessuna particolarmente brava a palleggiare e a raccordare i reparti. L’impiego da mezzala, pur fuori ruolo, di Suso, nel secondo tempo della partita contro l’Inter, ha ovviato al problema, fornendo alla squadra un riferimento davanti al rombo di centrocampo su cui appoggiarsi. Le ricezioni e le successive pause e conduzioni dello spagnolo hanno fornito poi al resto della squadra i riferimenti spaziali e temporali per occupare in modo puntuale e pericolosa gli spazi offensivi.

Nella partita successiva alla sconfitta nel derby, Montella ha virato verso il 3-4-2-1. Escluso l’impiego stabile da mezzala pura di Suso, il 3-4-2-1, con la sua naturale occupazione degli half-space poteva fornire a Montella la soluzione ideale per raccordare la costruzione bassa alle fasi d’attacco più avanzate. A occupare il ruolo alle spalle di Kalinic sono stati Suso a destra e Calhanoglu a sinistra, con lo spagnolo più impegnato a muoversi orizzontalmente e il turco, in accordo con le sue caratteristiche, ad accompagnare maggiormente i movimenti di Kalinic spostandosi verticalmente dalla sua posizione originaria.

Come centrale di sinistra del 3-4-3 è stato scelto Rodríguez, che grazie alle qualità tecniche del suo sinistro ha ripulito la costruzione bassa e, col suo gioco lungo, ha trovato spesso in ampiezza i cambi gioco verso l’esterno opposto. Anche in questo caso, lo schieramento posizionale in fase di possesso non era troppo diverso quello spesso mostrato con gli altri moduli di gioco, con l’occupazione dell’intera larghezza del fronte d’attacco.

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Il 3-4-2-1 del Milan contro il Chievo

Il 3-4-3 occupa naturalmente tutti i corridoi offensivi in fase di possesso palla.

In fase di non possesso, la soluzione con il doppio interno poteva costruire una buona rete di protezione centrale, lasciando la pressione in fascia agli esterni e quella alta ai trequartisti, supportando Biglia nel compito di copertura della linea difensiva. Il 3-4-2-1 è stato in sostanza ingiudicabile al suo esordio contro il Genoa a causa della precoce espulsione di Leonardo Bonucci, mentre ha funzionato bene contro il Chievo. Opposto al 4-3-1-2 di Maran, in fase difensiva il Milan ha rischiato la superiorità numerica in zona difensiva con i suoi 3 centrali e in fascia, gli esterni, non hanno rischiato l’inferiorità numerica contro il gioco stretto del centrocampo avversario. In fase offensiva, la posizione aperta di Calabria e Borini è stata difficile da gestire per il rombo del Chievo e le due mezzepunte hanno trovato facilmente spazio ai lati del mediano avversario.

Contro la Juventus, però, il Milan è tornato a perdere, la quarta sconfitta nelle ultime sei partite di campionato. Tralasciando le difficoltà legate al valore degli avversari, i rossoneri hanno comunque mostrato evidenti problemi tattici. Per contrastare i bianconeri Montella ha progettato un sistema fluido, che ha utilizzato uno schieramento posizionale tipico del 3-4-2-1 ed è transitato al 4-4-1-1 in fase di non possesso palla. L’idea era, probabilmente, quella di contrastare meglio le catene di gioco laterali della Juventus.

I problemi emersi, nonostante il cambio di modulo, sono rimasti gli stessi. In mezzo al campo, nonostante un prudente 4-4-1-1, il pressing contro le rotazioni di centrocampo del trio Pjanic-Khedira-Dybala, ha più volte aperto varchi ai fianchi di Biglia, preparando il terreno per le ricezioni di Dybala che hanno poi indirizzato il risultato della partita. Il trequartista, Calhanoglu, è rimasto troppo spesso indeciso tra il controllo di Pjanic e la pressione alta sui centrali avversari, invitando così Kessié a pressare in avanti e, a catena, lasciando solo Biglia in mezzo a Khedira e Dybala. In fase di possesso palla, annullato Suso dalla gabbia pensata da Allegri, ancora una volta è mancato un giocatore in grado di raccordare la costruzione bassa con la manovra più avanzata.

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Le difficoltà tattiche del Milan nel difendere gli spazi ai lati di Biglia

Calhanoglu rimane su Pjanic, Kessié si alza su Chiellini: nonostante le alchimie di Montella, Biglia rimane ancora una volta troppo solo, tra Khedira e Dybala.

Gattuso, che fare?

Sassuolo, Napoli e Torino non hanno invertito la tendenza: una vittoria, una sconfitta e un pareggio. Che ha segnato anche il capolinea tattico del Montella milanista. Nonostante i frequenti cambi di modulo i problemi del Milan sono sempre gli stessi. Si è forse più parlato dei problemi in transizione difensiva e in fase di non possesso, ma la fase offensiva mostra problemi probabilmente ancora maggiori. Con una media di 1.13 Expected Goals fatti a partita, il Milan occupa il decimo posto nella classifica della produzione offensiva, dietro anche al Torino, al Chievo e all’Atalanta, oltre che a tutte le squadre che lo precedono in classifica in Serie A. Nonostante la campagna acquisti, troppe delle fortune offensive dei rossoneri passano esclusivamente dal sinistro di Suso. Sembra mancare un centrocampista o, se il modulo di gioco scelto sarà ancora il 3-4-2-1, un trequartista in grado di dividere con lo spagnolo le responsabilità creative, di gestione dei tempi dell’attacco e di raccordo della manovra dalla fase di costruzione bassa a quella di rifinitura. Questo sembra l’ostacolo più grosso che Gattuso dovrà affrontare per far salire di livello le prestazioni della sua squadra.

In fase di non possesso, le imprecisioni in fase di recupero palla nascono da qualche equivoco sulle regole di pressione da seguire, ma anche dalle caratteristiche di giocatori come Calhanoglu e Kessié, abituati a difendere correndo in avanti, e che si scontra con altri compagni che alle loro spalle preferiscono una difesa più posizionale. Il lavoro del nuovo allenatore del Milan dovrà quindi concentrarsi nel fornire dei princìpi certi per il recupero del pallone, provando il più possibile a incanalare i calciatori all’interno di un disegno difensivo coerente.

In un calcio di princìpi come quello di Montella i moduli di gioco hanno dimostrato di non avere troppa importanza. Il tecnico rossonero ci ha provato, mostrando estrema fluidità e schieramenti posizionali indipendenti dal modulo di partenza. Il 3-4-2-1 potrebbe comunque costituire una buona base di partenza per Gattuso, garantendo ampiezza, due trequartisti potenzialmente in grado di legare il gioco in fase offensiva e un buon blocco centrale per una prudente fase di transizione difensiva. Serve però tanto lavoro per affinare i meccanismi in ogni fase del gioco e assemblare una rosa interamente nuova e non coerente in ogni sua parte. A Vincenzo Montella non è stato concesso il tempo per farlo.