Dal quasi addio alla rinascita, la Roma riscopre Gerson

Serie A
Gerson, centrocampista della Roma (getty)

A gennaio era pronto a firmare con il Lille, ma il padre si impuntò. Domenica la doppietta alla Fiorentina: dopo un anno difficile, con Di Francesco Gerson sembra rinato. Ripercorriamo la sua storia giallorossa

Vederlo esultare così, oggi, non sembra neppure vero. Soprattutto perchè, a Roma, Gerson non sarebbe neanche più dovuto esserci: appena un anno fa sembrava essere stato tutto fatto per il suo passaggio al Lille: 5 milioni per il prestito, 13 per il riscatto. E invece no. Papà Marcao - come una sessione di mercato prima, quando il figlio sarebbe dovuto andare in prestito a Frosinone - all’ultimo si oppose al trasferimento e non se ne fece nulla. Da gennaio a novembre, come cambia il mondo: (quasi) addio dimenticato e oggi, con Eusebio Di Francesco in panchina, il brasiliano sembra aver acquisito una nuova dimensione all’interno del gruppo giallorosso. E la doppietta di Firenze (non segnava dal novembre del 2015) ne è la diretta conseguenza.

18 milioni di aspettative

Appena due anni fa, l’arrivo a Roma di Gerson - se lo ricorderanno i tifosi giallorossi - era stato accompagnato da grandi aspettative. Dopotutto, quei 18 milioni spesi per strapparlo alla Fluminense nascondevano al loro interno il reale valore di un ragazzo davvero futuribile. Un colpo alla Sabatini, che era stato capace di battere la concorrenza di mezza Europa: a fare sul serio per il giovane brasiliano c’erano, tra le altre, anche Juventus e Barcellona. Il club catalano era più che convinto di affondare il colpo, tanto che per mesi si parlò di una clausola economica in favore dei blaugrana nel caso in cui Gerson avesse vinto il Pallone d’Oro. L’allora direttore sportivo della Roma, per convincere il giocatore e il padre, mandò addirittura in Brasile una maglia giallorossa, con tanto di nome e numero… 10. Un gesto che bastò a portare il classe 1997 in Italia, anche se la “10” - ovviamente - non la ebbe mai.

Un crack che non lo è stato

L’impatto con il calcio italiano, però, fu tutt’altro che semplice per Gerson. Arrivato a gennaio 2016, dopo sei mesi trascorsi ancora alla Fluminense, il brasiliano ha subito incontrato difficoltà legate all’ambiente in cui crescere: a un ragazzo così giovane serviva fare esperienza altrove. Quell’altrove sarebbe dovuto essere Frosinone, se non fosse stato per papà Marcao, che si oppose al trasferimento: come un pacco, allora, Gerson fu rispedito in Brasile. Al suo ritorno ad attenderlo c’era Luciano Spalletti, che cercò di prenderlo sotto la sua ala e di fargli fare esperienza. Sarebbero poi state 11 le presenze nella sua prima, vera, stagione in giallorosso: pochi squilli, però, insufficienti a giustificare quei 18 milioni spesi appena un anno prima. E le critiche non sono mancate, soprattutto dopo prestazioni negative, come quella allo Juventus Stadium, in cui il brasiliano, lanciato nella mischia, fu sostituito dopo appena 45’, letteralmente dominato da Alex Sandro. 

La redenzione

Oggi, Gerson, sembra definitivamente cambiato. Di Francesco lo sta pian piano inserendo nei suoi meccanismi e il lavoro di un intero anno di Serie A sembra stia adesso fruttando. Il brasiliano ha acquisito personalità, sta cominciando a capire i ritmi del calcio italiano. La doppietta alla Fiorentina è solo il segnale che, forse, quei 18 milioni può valerli davvero: 7 le presenze finora in campionato, a cui vanno sommate le 2 in Champions contro i campioni d’Inghilterra del Chelsea. Risposte positive che possono soddisfare il suo allenatore, ora pronto a lanciarlo con più continuità nella mischia.

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