Napoli, ecco tre azioni per capire come valorizzare il talento di Insigne

Serie A

Federico Aquè (in collaborazione con "l'Ultimo Uomo")

Nell'anticipo contro il Milan il talento del Napoli ha giocato una delle sue migliori partite e ha aumentato i rimpianti per averlo visto poco in Nazionale. Il modo in cui ha giocato ha però confermato che Insigne ha bisogno di un preciso contesto tattico per rendere al meglio

La partita giocata da Lorenzo Insigne contro il Milan ha confermato il suo grandissimo stato di forma, rianimando prevedibilmente il dibattito sul ruolo marginale avuto nel playoff contro la Svezia e nella Nazionale di Gian Piero Ventura in generale. Sabato Insigne ha aperto le marcature e ha avviato con una corsa palla al piede la ripartenza che ha portato al 2-0 di Zielinski, giocate che hanno ovviamente offerto la sponda ideale per rafforzare le critiche alle scelte dell'ormai ex CT, che gli ha concesso circa un quarto d’ora nella gara d’andata e lo ha tenuto in panchina nella decisiva sfida di ritorno a San Siro.

Lo scarso utilizzo di Insigne è una delle accuse più ricorrenti mosse all’ex CT azzurro dopo la mancata qualificazione ai Mondiali e la sua grande prestazione contro il Milan, nell’interpretazione più diffusa tra la stampa sportiva, non ha fatto altro che aumentare il rimpianto per quanto successo contro la Svezia. A fine partita il diretto interessato ha comunque preferito evitare la polemica: «A me è dispiaciuto di più non andare al Mondiale rispetto a non aver giocato. Non voglio fare polemica, ho accettato le scelte del mister. Per Ventura quelli erano gli uomini giusti, ma io sono stato orgoglioso di aver fatto parte di quel gruppo. Dispiace molto, ma ora devo pensare al Napoli».

Insigne è senza dubbio tra i migliori giocatori che esprime il calcio italiano in questo momento e sta attraversando un momento di forma eccezionale. Sono le argomentazioni più forti per giustificare e condividere le critiche sul suo scarso utilizzo nelle due partite più importanti della storia recente dell’Italia.

 

Qual è il contesto attorno a Insigne

D'altra parte la sua prestazione contro il Milan ha semplicemente ricordato quanto siano importanti l’organizzazione e il contesto tattico mutevole di ogni singola partita per far esprimere al meglio il talento di un calciatore, e non può essere presa a esempio di come avrebbe potuto cambiare le cose nella sfida di ritorno contro la Svezia. Insigne ha giocato in maniera diversa rispetto non solo ai pochi minuti concessi a Solna, in cui è entrato a situazione compromessa con il ruolo di salvatore della patria in una strana posizione, molto lontana dalla porta avversaria, ma anche alle abitudini col Napoli, in cui solitamente ha un ruolo chiave nello sviluppo della manovra sulla catena sinistra, quella su cui la squadra di Sarri costruisce preferibilmente l’azione e che si sta adattando al grave infortunio subito da Ghoulam, sostituito da Mário Rui.

Insigne è stato utilizzato principalmente come rifinitore o finalizzatore ricevendo in posizione avanzata dopo aver tagliato alle spalle della difesa del Milan. Per la prima volta in campionato il Napoli ha tenuto la palla meno dell’avversario, ma non ha mai perso il controllo sulla partita adattandosi alla pressione disorganizzata dei rossoneri con una manovra più verticale del solito e mirata ad attaccare velocemente la profondità, visti gli ampi spazi concessi dal Milan dietro la propria linea difensiva.

Prima ancora del gol, la strategia offensiva preparata da Sarri si era messa in evidenza con un’azione in verticale conclusa con il classico lancio di Insigne per l’inserimento di Callejón sul lato debole. Tutto parte da Koulibaly, che trova un gran filtrante per Mertens alle spalle del centrocampo del Milan. Musacchio esce in ritardo sull’attaccante belga, il cui tocco mette Allan nelle condizioni di condurre un 4 vs. 3 con la linea difensiva milanista priva di Musacchio. Insigne resta largo a sinistra, riceve smarcato e sceglie l’abituale soluzione del cross per Callejón sul secondo palo. L’assist è leggermente lungo e resta l’unica volta in cui l’intesa tra i due produce un’occasione da gol, a conferma di un contesto tattico diverso dalle abitudini per il Napoli.

L’azione del gol si sviluppa in maniera molto simile, anche se è l’altro difensore centrale, Albiol, a sfruttare i buchi nello schieramento del Milan per trovare Mertens alle spalle di Montolivo con un passaggio taglia-linee. Insigne inizia a scattare nel momento in cui l’attaccante belga appoggia all’indietro a Jorginho, individuando il buco lasciato da Musacchio, uscito in marcatura su Mertens. Il successivo lancio del regista azzurro per Insigne chiude una combinazione tipica del Napoli, il cui possesso palla si regge su questi passaggi avanti e indietro su linee sfalsate che liberano il terzo uomo alle spalle delle linee di pressione avversarie. I tempi sono praticamente perfetti: Insigne è al limite del fuorigioco sul lancio di Jorginho e la regolarità del gol viene confermata dal VAR.

Il particolare scenario tattico della partita contro il Milan potrebbe aver fornito un segnale su un possibile cambiamento degli equilibri sulla catena sinistra napoletana in assenza di Ghoulam. Mário Rui, infatti, oltre ad avere caratteristiche tecniche e fisiche diverse dal terzino algerino, è entrato all’improvviso in squadra dopo un lungo periodo di inattività e la sua interpretazione del ruolo non combacia con quella di Ghoulam. In particolare, Mário Rui non garantisce per ora la presenza costante nella trequarti avversaria fornita da Ghoulam, spingendo di conseguenza Insigne a ricevere largo piuttosto che tra le linee.

Contro il Milan sono diversi i fattori che hanno limitato i movimenti dentro il campo di Insigne: il possesso palla milanista, ad esempio, che pur senza creare pericoli ha progressivamente schiacciato all’indietro il Napoli, soprattutto nel secondo tempo, oppure la manovra meno palleggiata del solito della squadra di Sarri, che puntava ad attaccare velocemente la profondità senza passare da fasi di consolidamento del possesso che avrebbero dato tempo a Mário Rui di salire.

I principali riferimenti di Insigne sono stati così Jorginho e Hamsik, i giocatori da cui ha ricevuto il maggior numero di passaggi e a cui ha passato più volte il pallone. Poco prima dell’intervallo abbiamo avuto una dimostrazione di come potrebbe cambiare lo sviluppo della manovra a sinistra senza Ghoulam . Il Napoli sta occupando la metà campo milanista, ma Mário Rui resta dietro a Insigne, che riceve palla dal terzino calpestando la linea laterale. I compagni sono fermi e la manovra sembra non avere sbocchi, ma Insigne si appoggia a Jorginho e si propone per un doppio scambio prima con il regista azzurro e poi con Hamsik, chiudendo l’azione con una conclusione a giro parata da Donnarumma.

Compensare l'assenza di Ghoulam

È probabilmente il momento in cui le qualità di Insigne si mostrano con maggior brillantezza. L’esterno napoletano dà il meglio di sé quando ha vicino compagni con cui può associarsi e scambiare velocemente il pallone: sa come smarcarsi leggendo i buchi nello schieramento avversario, ha una tecnica eccezionale nello stretto e una visione di gioco che gli permettono davvero di fare ciò che vuole una volta entrato dentro il campo da sinistra: dare continuità al possesso servendo un compagno meglio piazzato, rifinire o concludere l’azione in prima persona.

Dovrà passare qualche settimana per capire come si adatterà la catena sinistra del Napoli all’assenza di Ghoulam, ma contro il Milan si è vista una possibile direzione, che punta ad accrescere le responsabilità sul triangolo formato da Insigne, Hamsik e Jorginho.

La partita contro lo Shakhtar Donetsk, decisiva per la qualificazione agli ottavi di Champions League (il Napoli è a sei punti di distanza dagli ucraini: è obbligato a vincere e a sperare in una sconfitta dello Shakhtar contro il Manchester City nell’ultima giornata), fornirà ulteriori indicazioni. Sempre che Insigne giochi: è in forse per un problema al ginocchio ma lui farà di tutto per esserci. All’andata, le difficoltà del Napoli nel giocare la classica manovra palleggiata all’interno dello schieramento avversario aveva spinto Insigne a ricevere largo a sinistra o basso, fuori dal blocco difensivo ucraino per fornire una linea di passaggio in uscita dalla difesa. La necessità di trovare spazi per entrare frequentemente a contatto con la palla, l’attitudine che più definisce il suo stile di gioco, l’aveva allontanato dalla porta avversaria, ma anche in una circostanza sfavorevole per lui e per il Napoli (che alla fine uscì sconfitto per 2-1) Insigne era comunque stato decisivo con il lancio per Mertens che aveva portato al rigore trasformato da Milik.

Al ritorno sarà il Napoli, più dello Shakhtar, a dover cambiare atteggiamento per girare il contesto tattico a proprio favore (Sarri in conferenza stampa ha ammesso che la sua squadra si prenderà qualche rischio e si è detto preoccupato per la pericolosità in ripartenza degli ucraini). Insigne avrà ovviamente un ruolo chiave, sia facilitando la manovra partendo largo a sinistra (immaginando che lo Shakhtar riuscirà a intasare gli spazi tra le linee come fatto all’andata) sia agendo più da rifinitore o finalizzatore di una manovra verticale e rapida ad attaccare gli spazi dietro la linea difensiva avversaria come contro il Milan. Insigne al San Paolo ha già segnato sia al Feyenoord che al Manchester City: completare il discorso bucando anche lo Shakhtar sarebbe ovviamente fondamentale per tenere vive le speranze di qualificazione agli ottavi.

L’organizzazione della squadra di Sarri ha finora permesso al talento di Insigne di esprimersi al proprio meglio nonostante i normali aggiustamenti ai diversi quesiti tattici proposti da ogni avversario. La rigidità del calcio di Ventura, al contrario, ha costretto Insigne a snaturarsi adattandosi a un sistema che ne sacrificava le migliori qualità: gli ultimi minuti della gara di Solna sono stati emblematici.

La partita contro il Milan si è giocata in un contesto tattico molto diverso rispetto a quello affrontato dalla Nazionale nella sfida di ritorno con la Svezia. Insigne ha avuto ampi spazi in cui esibire le proprie qualità e non ha dovuto risolvere una situazione complicatissima con una giocata individuale, nascondendo le difficoltà di squadra nel muovere una Svezia ormai schiacciata nella propria metà campo. Immaginare ciò che sarebbe potuto accadere con Insigne in campo prendendo come esempio la grande prestazione contro il Milan (e ogni altra grande partita che giocherà il numero 24 napoletano) può essere consolatorio, ma ha ormai poco senso. Molto meglio pensare a come metterlo al centro della nuova gestione azzurra, costruendogli attorno un sistema che lo aiuti a esprimersi ai livelli a cui si sono abituati a Napoli.

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