Roma, Totti si racconta: "Da dirigente è cambiato tutto. Il calcio resterà sempre la mia vita"

Serie A
Francesco Totti, dirigente della Roma (lapresse)
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A tutto Totti sulle colonne del Corriere della Sera: "L'impatto con la nuova vita non è stato semplice. Il mio addio? È andato oltre al calcio, non me l'aspettavo". Una vita in giallorosso: "Potevo andare al Real. Difficile l'ultimo periodo con Spalletti. Scudetto? Se non lo vince la Roma spero nel Napoli". Italia fuori dal Mondiale: "Surreale. Vorrei Montella CT e Tommasi presidente"

La nuova vita di Francesco Totti è ormai cominciata. Dall’addio al calcio di maggio, l’ex capitano della Roma si è trasformato in dirigente, e ora lavora al fianco del ds Monchi per far crescere l’inter mondo giallorosso. Dopo 25 anni da calciatore, al Corriere della Sera Totti ha parlato dei suoi primi mesi lontano dal campo e con questa nuova veste: “Prima intervista da dirigente. Fa un po’ effetto. È diversa. Ma dopo 25 anni da calciatore ti devi abituare. È cambiato tutto. La vita, la testa, il fisico”, ha commentato malinconicamente. "Ero abituato a fare sempre le stesse cose: sveglia presto, colazione, allenamento. Come una macchina. Adesso devo programmare la giornata. L’impatto non è stato semplice. Ho chiesto alla società se potevo ricaricare le batterie per un po’. Avevo voglia di dare un taglio, liberare la testa, godermi i miei figli. Me lo hanno concesso e li ringrazio, così ho potuto cominciare con il piede giusto il nuovo percorso. Sono rimasto nel calcio, che per me è la vita. È tutto". E per Totti non è certo un periodo di prova: “Il mio lavoro resterà sempre nel calcio. Ne sono convinto. Ho la fortuna di poter stare con la squadra, con l’allenatore e con i dirigenti. Divido le partite con loro. Vado sul pullman. Vado in ritiro. Lavoro a 360 gradi. Sono stato calciatore e conosco tutte le dinamiche. So come trattare un giocatore. Dentro lo spogliatoio può starci davvero solo chi ne conosce le parole, gli sguardi, i momenti giusti. Ho questa fortuna rispetto ad altri dirigenti, ho vissuto le dinamiche dello spogliatoio. Ci vado ogni giorno, come prima. Solo che adesso non mi spoglio. All’inizio parlavo da solo, come un matto: sono infortunato, sono squalificato, adesso rientro. Però adesso mi sono abituato. Si soffre di più in tribuna, perché in panchina speri sempre di poter entrare. In tribuna ascolti cose pazzesche. Tutti allenatori”.

"Il mio addio al calcio? Qualcosa che è andato oltre"

Facendo un passo indietro: il 28 maggio l’addio al calcio, che ha commosso tutto il mondo calcistico: “Così non me lo aspettavo nemmeno io - ha ammesso Totti - Qualcosa oltre il calcio. È stato emozionante per il mio sentimento verso di loro e il loro sentimento verso di me. Non ero Totti o il capitano della Roma, ero il fratello di tutti. Le facce della gente, piene d’amore, erano per me. Dirò una cosa che può sembrare brutta, perché la Roma conta più di tutto e l’ho sempre messa davanti a me: di quel risultato, ho capito, non importava tanto alla gente". E il rapporto con Pallotta si è ricucito: “All’inizio rapporti titubanti, ma ci siamo chiariti. Lui vedeva bianco e io rosso. Poi abbiamo trovato un colore in comune per il bene dalla Roma. Io allenatore? Diciamo che adesso non è una mia priorità”. Spostandosi sul tema stadio: “Lo stadio di proprietà è fondamentale. Migliorerebbe anche il comportamento dei tifosi. Ora parcheggi a tre chilometri di distanza e devi passare dieci tornelli. Così ti passa la voglia”.

"Potevo andare al Real. Gli ultimi mesi con Spalletti complicati"

I 25 anni di carriera di Totti sono stati memorabili, conditi da trofei importanti come il Mondiale del 2006. In fatto di club, un’unica fede: la Roma. Ma le occasioni per cambiare ci sono state… “La prima volta potevo andare al Real Madrid, perché non avrei vestito mai un’altra maglia italiana. Il cuore e la testa mi hanno fatto scegliere e non mi sono mai pentito”. E c’è stata anche una seconda volta: “Gli ultimi mesi con Spalletti sono stati complicati. Avevamo un bel rapporto, prima che se ne andasse nel 2009. Quando è tornato, mi sono messo a disposizione. Avrei preferito giocare di più, visto che era l’ultimo anno, però non ho nessun rimprovero da fargli. Ho accettato dignitosamente le sue decisioni. Mi è dispiaciuto, ma so che le scelte le fa l’allenatore e poi, semmai, ne paga le conseguenze. Ho ricevuto proposte per andare negli Emirati o negli Stati Uniti. Mi avrebbero ricoperto di soldi, ma avrei rovinato 25 anni d’amore. Poteva essere un’esperienza, non ero ben visto dall’allenatore in quel contesto. Però anche questa volta ho scelto la Roma”.

"Sono un padre modello: insegno rispetto ed educazione"

L’ex capitano giallorosso fa un’ulteriore passo indietro, raccontando i momento in cui ha capito che sarebbe diventato calciatore: “A 16 anni, quando ho firmato il primo contratto da professionista. Ho capito che era diventato un lavoro serio”. E suo figlio, Cristian, ora ne ha 12 e gioca: “Sono un padre modello. Gli insegno quello che mi hanno insegnato i miei genitori: rispetto, educazione. Certo, ha questo cognome pesante. Gioca e la gente spera che io vada a vederlo. Lo lascio fare, non gli dico niente. Tra 3 o 4 anni vedrò di che stoffa è fatto veramente". In casa le gerarchie sono così rigide: “Chanel ha il potere di controllare il telecomando per i cartoni animati. Se devo guardare la partita vado in un’altra stanza perché alla fine ha sempre ragione la donna, anche se in casa i pantaloni li porta l’uomo. In alcune case, almeno. Però, per non discutere…". Sulle scelte in tv: “Guardo Gomorra, Suburra, Narcos. La tv ormai è questa. Ma chi mi emoziona davvero è Roger Federer. Lo guardo, lo studio, a volte penso che mi somiglia. Che talento! Quando gioca manco suda”.

"Italia fuori dal Mondiale, è surreale. Nuovo CT? Montella"

Tornando al campo. La disfatta dell’Italia con la Svezia è stata una delusione enorme: “Non pensavo che succedesse questo dramma calcistico. A giugno accenderò la tv e non vedrò l’Italia, è surreale”, ha continuato Totti al Corriere della Sera. “Con me Insigne giocava dal primo minuto, è uno dei pochi che poteva risolvere la partita”. Idee per ripartire in Federcalcio: “Da Damiano Tommasi. Primo perché è amico mio e secondo perché è competente. Una bella figura: giovane, trasparente, pulito. Se vai all’estero con lui fai bella figura. Come CT? A questo punto, Montella. Rifaccio la Roma dello scudetto”. Potrebbe essere l’anno dell’addio al calcio anche di Gigi Buffon: “Se deve continuare o smettere? A 39 anni puoi giocare meglio che a 22, è questione di testa. Ma in Italia ragioniamo con la carta d’identità. Buffon, quando para, non ha 39 anni”. Per il Pallone d’Oro lotta a due: “Messi o Cristiano Ronaldo. Però preferisco Messi". Rimpianto calcistico: “Non aver giocato con Ronaldo, quello dell’Inter. Il mio sogno, ma anche il suo. Ha segnato tanto, ma con me segnava ancora di più”.

"De Rossi, cose che succedono. Di Fra è tosto. Scudetto? O Roma o Napoli"

È il primo anno della sperimentazione Var, tra luci e ombre: “Mi piace, ma bisogna vedere come si usa. Chi decide?”. Il calcio a Balotelli in un famoso Inter-Roma il video più cliccato su Totti: “Lì non c’era bisogno del Var. Era una cosa accumulata da anni, per quello che diceva sui romani. Dai e dai… Comunque è stato brutto quello che ho fatto”. A proposito di Mario: “Arrivare è facile, mantenersi difficile. Senza testa resti al massimo bravo giocatore. La famiglia mi ha insegnato i valori e il rispetto nello sport e nella vita. Senza famiglia non vai da nessuna parte”. In chiusura di intervista si parla di Roma, a partire dall’ultima espulsione di De Rossi: “Cose istintive, che purtroppo in campo succedono. Dopo dici: è impossibile che abbia fatto una cosa così. Lui è il più avvilito di tutti, adesso bisogna stargli vicino e basta. Di Francesco? Con lui sono tutti contenti, c’è un gruppo solido. È aperto al dialogo, non ha peli sulla lingua. È tosto, è un abruzzese. Dice quello che pensa”. Per lo Scudetto ancora tutto da decidere: “Ci sono tre quattro squadre sullo stesso livello, ma qualcosa in più ce l’ha sempre la Juve. Il Napoli? È la squadra più bella da vedere, può vincere lo scudetto se non avrà troppi infortuni”. E venerdì Napoli-Juve: “Tifo per un pari, così prendiamo punti a tutte e due. Se lo Scudetto non andasse alla Roma? Preferisco a quel punto il Napoli, così per cambiare. A Torino si saranno stancati di festeggiare. A Napoli ci camperanno per altri cent’anni pure loro. Mi piacerebbe uno scudetto al Sud”. E c’è anche l’ipotesi Inter… “Eh, no, all’Inter no”, ha concluso Totti.

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