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02 dicembre 2017

Napoli-Juventus, 6 azioni per capire la grande partita di Douglas Costa

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Contro il Napoli il brasiliano ha mostrato il suo grande talento forse per la prima volta in stagione, risultando decisivo anche se in modo non così appariscente

 

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Per qualcuno il fatto che non avesse segnato dopo le prime sette giornate di campionato (e otto presenze in campo considerando anche le coppe e gli scampoli di partita) era segno del fatto che in Serie A era difficile per tutti adattarsi, che neanche una tecnica eccezionale come la sua è sufficiente fare la differenza in Italia. Non basta avere un controllo “al velcro” e un’esplosività sui primi metri, unita a una velocità pura in allungo, che sarebbe più semplice paragonare a un grande felino piuttosto che a un calciatore comune. Neanche Douglas Costa può venire in Italia e fare il bello e il cattivo tempo, neanche in un campionato in cui talenti fisici e tecnici così unici scarseggiano. Per qualcuno, questa era l’interpretazione migliore da dare sui primi mesi del nuovo acquisto della Juventus.

Da una parte è un equivoco che riguarda direttamente Douglas Costa, che non ha mai segnato moltissimo - sette gol nelle sue stagioni migliori - e semmai sta ancora finendo il suo adattamento nel calcio dell’Europa Occidentale, iniziato quando è arrivato al Bayern Monaco dopo aver passato cinque anni in Ucraina e il resto della sua formazione in Brasile. Dall’altra invece va tenuto conto delle difficoltà della Juventus in questo inizio di stagione, la ricerca della formula magica che ad Allegri quest’anno sta richiedendo più tempo rispetto al passato è che è fondamentale per mettere i singoli giocatori nelle condizioni di esprimersi al meglio.

Nelle ultime settimane il tecnico bianconero ha sperimentato anche una difesa a 3 in fase offensiva e non è detto che la ricerca sia completata, ma sembra sempre più chiaro che per arrivare alla migliore Juventus possibile Allegri debba trovare un posto in squadra a Douglas Costa. Intanto, la partita con il Napoli ha confermato le incredibili qualità del brasiliano in transizione, oltre che la capacità di Allegri di preparare la strategia migliore nella singola partita.

 

La prima grande occasione della Juventus

Il giorno dopo la vittoria al San Paolo (0-1) si parla quasi solo della grandissima partita difensiva giocata dalla squadra di Allegri, ma in realtà nel primo quarto d’ora la Juventus ha mostrato di avere le idee chiare anche in fase offensiva. In particolare, come aveva anticipato Fabio Barcellona nella sua analisi pre-gara, la Juventus ha cercato da subito il cambio di gioco da sinistra a destra, in modo da «spostare orizzontalmente i blocchi difensivi del Napoli, sempre piuttosto orientati sul lato forte, per stirare le distanze tra i giocatori partenopei e trovare fuori equilibrio la struttura difensiva avversaria».  

È quello che è successo poco dopo tre minuti di gioco, quando la Juventus ha iniziato l’azione a sinistra con un lancio di Buffon controllato male da Asamoah. Nel momento in cui Higuain recupera palla su Jorginho, Douglas Costa è già altissimo sulla linea dei difensori napoletani, chiamando palla con la mano alzata. Riceve sulla trequarti e, dopo una breve accelerazione che spinge Hysaj fino al limite dell’area, Douglas Costa accorcia il passo, minacciando il dribbling e costringendo Koulibaly al raddoppio, contribuendo così a creare lo spazio per la corsa di Higuain in profondità.

Nell’azione immediatamente precedente il Napoli non era arrivato al tiro con Hamsik per questione di centimetri (dopo che Allan aveva strappato il pallone a Pjanic), e adesso invece è stata una grande uscita di Pepe Reina ad impedire alla Juventus di andare in vantaggio. Sono momenti cardine, quando la partita può prendere una direzione come l’altra. La differenza tra due squadre di alto livello spesso la fanno i dettagli.

 

Il gol che ha deciso la partita

Ma la capacità di Douglas Costa di ribaltare il campo come se si trattasse di un piano basculante su un asse orizzontale, costringendo i giocatori del Napoli a correre come se la loro porta si trovasse in fondo a una discesa, si vede in maniera inequivocabile nell’azione che ha portato al gol del vantaggio. A inizio azione si nota anche la grande applicazione difensiva portata in campo dal brasiliano, che si era abbassato al raddoppio su Mertens, con De Sciglio, seguendo poi la palla e raddoppiando su Insigne insieme a Khedira. Insigne forza il passaggio in una zona di campo dove, per una squadra come il Napoli, è forse più pericoloso perdere palla rispetto alla propria metà campo e Douglas Costa deve solo aprire il gas e mangiarsi i primi metri di campo.

Quando lo affrontano Jorginho e Allan a fare la differenza è la leggerezza con cui Douglas Costa mantiene l’equilibrio e il contatto con il pallone a una velocità così elevata. Prima spezza l’anca a Jorginho, poi anticipa l’intervento di Allan con un tocco sotto che lancia Dybala in campo aperto contro la difesa di Sarri. Va sottolineato come, pur dribblando Jorginho cambiando direzione e rallentando, Douglas Costa non abbia perso la frequenza della sua corsa né allontanato il pallone dal suo piede, arrivando perfettamente coordinato al duello con il secondo avversario. Poi conclude l’azione con un taglio profondo tra i centrali del Napoli, a incrociare la traiettoria di Higuain: una corsa apparentemente inutile, in realtà fondamentale per attrarre Koulibaly quel tanto che basterà al centravanti argentino per controllare e trasformare in gol.

 

Douglas Costa ha un’accelerazione da extraterrestre

La capacità di Douglas Costa di ribaltare l'azione è legata alla sua tecnica di corsa, al modo con cui riesce a dosare accelerazioni e rallentamenti minimi per adattare la propria corsa allo spazio a disposizione. In genere si fanno poche distinzioni quando si parla della velocità di un calciatore, ma pochissimi al mondo raggiungono le punte di Douglas Costa mantenendo una simile sensibilità sul pallone. Un buon esempio dalla partita di ieri è arrivato al ventesimo del primo tempo, dopo che la Juventus era uscita dalla pressione del Napoli sul lato sinistro con Chiellini che è riuscito a passarla proprio al brasiliano.

Douglas Costa era un paio di metri più largo di Hamsik, ma ha puntato palla al piede il centro del campo, la tasca di spazio tra la linea del centrocampo napoletana e quella difensiva, che stava scappando all’indietro. Con la palla al piede va più veloce di Hamsik e quando già sembra alla massima velocità compie un’altra piccola accelerazione per tagliargli davanti. A quel punto rallenta per una frazione di secondo - una frazione di frazione, anzi - e si mette con il corpo frontale a Koulibaly che gli si sta piantando davanti, per questo poi deve toccarla con l’esterno prima di servire Higuain che non riesce a chiudere l’azione con un cross rasoterra per Dybala.

Higuain si è arrabbiato alla fine dell’azione, ma Douglas Costa ha esitato quella frazione di secondo per capire se ci fosse o meno lo spazio per mettere direttamente Dybala fronte alla porta e, una volta capito che il pallone non sarebbe passato tra Koulibaly e Hysaj è riuscito comunque a servirlo in una posizione molto pericolosa. In questo caso si è comportata bene la linea difensiva del Napoli, che è rimasta compatta in orizzontale e ha coperto velocemente la profondità.

 

Tunnel ad Hamsik sulla riga laterale

Douglas Costa dà l’impressione di poter portare palla sospeso su un filo, o sull’orlo di un burrone, senza mai perdere l’equilibrio. Anzi, di poter accelerare e cambiare direzione a piacimento, sospeso su un filo e con l’uomo addosso.

Un giocatore di questo tipo è fondamentale in una squadra come la Juventus, con un ritmo sempre molto compassato. Un giocatore di rottura, al tempo stesso sensibile abbastanza da non giocare da solo, può fare la differenza anche in partite diverse rispetto a quella di ieri. Contro il Napoli, però, Douglas Costa era particolarmente funzionale alla partita pensata da Allegri per la Juventus. Tutti sanno ormai che il lato forte del Napoli, quello su cui preferisce costruire le azioni, è il sinistro (anche se l’assenza di Ghoulam si sta facendo sentire) e giocare contro un giocatore come Douglas Costa da quel lato significa rischiare ad ogni palla persa, giocare con una spina nel fianco - anche per questo il Napoli ha giocato più del solito dall’altra parte del campo, dove Matuidi rappresentava una minaccia tecnica decisamente inferiore. Allegri ha creato una maggiore densità con Khedira, proprio con la speranza che la Juventus avrebbe recuperato qualche pallone da quella, con Douglas Costa si è garantito poi la possibilità di attaccare il Napoli ancora fuori equilibrio, con Mario Rui molto alto.


La sensibilità del piede sinistro di Douglas Costa

Il talento di Douglas Costa è stato utile alla Juventus anche per sfuggire alla pressione del Napoli, l’altra situazione preparata da Allegri. La sua sensibilità non si vede solo nei dribbling o nelle accelerazioni, ma anche nella precisione e nella creatività dei suoi passaggi.

Qui sopra sbaglia il primo tentativo di trovare Dybala sulla fascia sinistra, ma non il secondo. In una zona di campo delicata DC resta calmissimo e con un filtrante di interno potente e preciso taglia fuori quattro giocatori del Napoli, mettendo Dybala alle spalle persino di Jorginho, che poi è bravo a recuperare e a non farsi saltare dall’argentino verso l’interno del campo.

 

Come difende Douglas Costa

Douglas Costa ha una sensibilità eccezionale in tutte le parti del suo piede sinistro - interno, esterno, collo - e anche se non è sempre preciso si può permettere passaggi che davvero pochissimi giocatori al mondo potrebbero anche solo pensare. Oltre a questo, con un primo controllo come il suo, i terzini possono pressarlo alle spalle quanto vogliono senza ottenere grandi risultati.

La Juventus vista contro il Napoli ieri sera ha ricordato per lunghi momenti il primo Atletico Madrid di Simeone, con le due linee da quattro strette e un’attenzione maniacale dei singoli giocatori nel lasciare la propria posizione per affrontare l’avversario in possesso del pallone. Senza palla non è riuscita a giocare tutta la partita alla stessa intensità ma il gol di vantaggio le ha permesso di concentrarsi solo sui compiti difensivi. Un esterno di centrocampo, come Douglas Costa contro il Napoli, non dovrebbe essere lodato per aver svolto dei normali compiti difensivi, ma nel suo caso faremo un’eccezione. Salvo qualche piccola sbavatura ha mostrato uno spirito e una concentrazione che saranno importantissimi per permettergli di continuare ad adattarsi nel calcio europeo di alto livello.

Secondo Pep Guardiola, il primo dei tre allenatori che Douglas Costa ha avuto negli ultimi tre anni, aveva il potenziale per diventare uno dei primi cinque esterni d’attacco più forti al mondo. “Non diventare come Messi, perché di Messi c’è solo uno”, gli diceva Pep. «Puoi fare altre cose, cose che nessun altro può fare». Douglas Costa è prima di tutto un giocatore istintivo, con una tecnica e un fisico tali da poter improvvisare e inventare qualcosa di pericoloso ad ogni azione, ma lo scorso anno con il Bayern si è visto che lasciarlo isolato in fascia, in un perenne uno contro uno con il terzino avversario, non è il modo migliore di sfruttarne il talento.

Adesso è presto per dirlo, ma la sfida di Allegri consiste proprio nel far diventare Douglas Costa un giocatore di sistema. Se così sarà, potremo ricordare la partita di Napoli come l’inizio della sua nuova evoluzione, quello che lo porterà davvero tra i migliori giocatori al mondo.

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