I migliori panchinari della Serie A

Serie A

Emanuele Atturo

BabacarCope

Nel calcio attuale le riserve sono importanti quasi quanto i titolari. Da Babacar a Caprari: quali sono i migliori giocatori a entrare e a decidere le partite in corso?

 

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La maggior parte degli allenatori oggi ci tiene a ricordare che le rose sono composte da almeno 22 giocatori titolari, sfumando la distinzione tradizionale tra titolari e riserve. È una cosa che si dice per tenere alta la tensione e far sentire tutti parte di un progetto; ma anche perché il calendario fitto obbliga le squadre a ruotare molto gli uomini a disposizione. Nonostante ciò, ci sono ancora giocatori che il più delle volte partono titolari e altri che invece siedono soprattutto in panchina. In questa seconda categoria rientra una tipologia particolare di calciatori: quelli che giocano quasi ogni partita ma partendo quasi sempre dalla panchina.

Nel linguaggio calcistico anglosassone esiste una parola che li definisce: supersub. Un termine preso in prestito dal cricket, dove però il supersub gode di privilegi regolamentari specifici, può entrare in campo in qualsiasi momento per prendere il posto di qualsiasi giocatore. In sport diversi dal cricket si usa questo termine per indicare un giocatore capace di essere spesso decisivo entrando a partita in corso. Nella storia del calcio ci sono stati veri e propri specialisti: Ole Gunnar Solskjaer, ad esempio, che nel Manchester UTD ha segnato 28 gol partendo dalla panchina, o Vincenzo Montella, che Capello nella Roma dello Scudetto faceva sempre risultare decisivo nel secondo tempo.

Ogni supersub lo è per motivi diversi - tecnici, fisici, mentali - e questa diversità è un altro modo per raccontare come funziona il calcio. In questo pezzo ho raccolto i giocatori che, dopo 14 partite di Serie A, stanno facendo la differenza partendo dalla panchina. Per questo non ho considerato quelli che sono entrati diverse volte a partita in corso ma che hanno comunque fatto meglio da titolari - Brozovic, Bernardeschi - o che entrano solo come puro fattore di caos, tipo Eder, entrato 11 volte ma con il solo effetto, per ora, di concedere altrettante standing ovation a Mauro Icardi.

 

Jordan Lukaku

Presenze da titolare: 1

Ingressi dalla panchina: 10

Gol: 0

A 25 minuti dalla fine del derby di Roma, sul risultato di 2 a 0 per i giallorossi, Simone Inzaghi ha tolto Senad Lulic e inserito Jordan Lukaku. È una sostituzione ormai scritta nella storia di questa stagione della Lazio: Lukaku ha già messo insieme 10 presenze in Serie A, ma solo una da titolare. In pochi minuti Lukaku mette a ferro e fuoco la fascia sinistra, risultando incontenibile per Florenzi e costringendo Di Francesco a un cambio non solo di uomini ma anche tattico. Il tecnico ha dovuto togliere Florenzi e inserire il più fresco Bruno Peres, ma in più - con un po’ di preoccupazione - ha tolto un attaccante e inserito un difensore in più, Juan Jesus, che si avvicinava a Bruno Peres per raddoppiare Lukaku.

La stagione di Lukaku del resto era cominciata con l’ingresso a un quarto d’ora dalla fine nella Supercoppa Italiana contro la Juventus. Alla fine di una partita pazza, che stava per andare ai supplementari, Lukaku supera De Sciglio nell’uno contro uno e serve a Murgia l’assist per il gol vittoria del 3 a 2. Proprio per questa capacità di incidere sulle partite Lukaku fa spuntare la domanda spontanea: “se è così efficace perché non gioca dal primo minuto?!” che è la domanda più ricorrente quando si parla di supersub.

Nel 3-4-2-1 della Lazio i laterali di fascia sono chiamati a un lavoro fisico estremamente dispendioso. Se in fase difensiva ripiegano fino a formare una linea a 5 pura, in fase offensiva si lanciano subito in attacco per ricevere in zone anche molto avanzate del campo. Non aiutano la costruzione bassa del gioco ma contribuiscono invece molto in fase di rifinitura.

I laterali della Lazio in questa prima parte di stagione sono stati Lulic a sinistra e Marusic a destra. Quando Lukaku entra (che non a caso è anche uno dei giocatori più "buggati" dell'ultimo FIFA) può sfruttare la propria freschezza atletica e farla risultare determinante contro la stanchezza dei diretti avversari sulla fascia sinistra. Entrando poi spesso in situazioni in cui la Lazio deve spingere in attacco, non è chiamato a un grande contributo difensivo, dove del resto non eccelle.

Lukaku è tra quei giocatori così superiori fisicamente al contesto che metterli a partita in corso - quando quindi il loro predominio atletico diventa ancora più schiacciante e meno gestibile - diventa troppo invitante per esaltarne le qualità e nasconderne i pregi.

 

“El Khouma” Babacar

Presenze da titolare: 0

Ingressi dalla panchina: 12

Gol: 3

In una normale logica di squadra, un giocatore che entra dalla panchina e fa bene dovrebbe poi guadagnarsi un posto da titolare, prima o poi. Babacar è fra i pochi che, pur facendo bene da anni partendo dalla panchina, non ha mai manipolato le gerarchie e continua ormai a giocare solo da subentrato. Col fatalismo e la rassegnazione di chi sembra aver perso ogni speranza di diventare un giorno titolare.

Del resto la sproporzione fra sue prestazioni da subentrato e quelle da titolare si mantiene così profonda, e da così tanto tempo, che ormai sembra far parte della persona di Babacar quanto i tiri di piatto a giro mezzi smorti e l’iconica scritta “El Khouma” dietro la maglia. È davvero tutta una carriera così. Dal 2009 al 2011, per dire, Babacar ha giocato 3 volte da titolare e 20 partendo dalla panchina. Lo scorso anno ha segnato 10 gol, quasi tutti però partendo dalla panchina, risolvendo un gran numero di situazioni compromesse. Il gol dell’1 a 0 di Fiorentina Bologna; il 2 a 1 contro il Palermo - segnato al 93’; doppietta contro l’Inter in un’inconcepibile 5 a 4; il 2 a 2 contro la Sampdoria; il pareggio contro la Lazio, in una partita vinta poi 3 a 2.

Quest’anno la Fiorentina avrebbe potuto puntare su di lui, ma non sembra mai il momento giusto per farlo, e così i “viola” hanno preferito Simeone. Babacar così deve ancora fare la sua prima presenza da titolare, nonostante abbia segnato già (3 gol) quasi come Simeone (4): un paradosso vivente.

L’unica stagione giocata titolare da Babacar è quella 2013/14 col Modena. Se sommiamo le ultime due stagioni Babacar ha una media di circa un gol ogni due ore di gioco, simile ad attaccanti tipo Mertens o Dzeko. È impossibile stabilire se è più facile o più difficile segnare più in gol in poche briciole di partite - alterando quindi la media realizzativa: se da una parte si può approfittare di spazi ampi, squadre stanche o atteggiamenti al contrario spregiudicati; dall’altra bisogna subito entrare in temperatura partita. Babacar in realtà non sembra far niente per entrare bene in campo: sembra sempre svogliato, sull’orlo della depressione, si infastidisce subito. In questo senso il suo impatto in termini realizzativi è inspiegabile, magico. In compenso tira un numero scandaloso di volte in porta, in questa stagione la sua media è di 5 tiri ogni 90 minuti.

Per certi versi Babacar è il contrario del supersub del tipo Lukaku. Se il terzino della Lazio viene inserito in corsa per massimizzare il suo strapotere fisico; Babacar subentra perché sembra che solo contro squadre stanche la sua intensità agonistica - fiacchissima - è sostenibile. Babacar ha l’aria di un centravanti d’altri tempi, disinteressato a tutti gli aspetti del gioco che non riguardino il gol e il suo appagamento egocentrico. In questo è l’esatta anti-tesi di Simeone, generoso in ogni situazione, concentrato nell’offrire il massimo contributo al collettivo, ma senza un rapporto troppo diretto con la porta avversaria.

Per Pioli allora è troppo semplice scegliere Simeone dal primo minuto, per poi far entrare Babacar quando gli avversari sono stanchi quanto lui, o quando la squadra deve aggrapparsi alla sua capacità realizzativa.

 

Giampaolo Pazzini

Presenze da titolare: 7

Ingressi dalla panchina: 8

Gol: 4

Giampaolo Pazzini è uno dei supersub specialisti del campionato italiano. Per certi versi è la versione invecchiata e disillusa di Babacar, cioè un giocatore che ha perso i suoi migliori anni dietro ad attaccanti considerati migliori di lui, in attesa che arrivasse il suo momento.

Pazzini era così disperatamente alla ricerca di un’occasione da titolare che lo scorso anno ha preferito scendere in Serie B piuttosto che giocarsi il posto in una squadra di Serie A, a rodersi ancora dentro per la competizione interna. Pazzini  era stanco e in Serie B ha ritrovato la serenità e i gol,  che hanno portato il Verona in Serie A. L’ironia di questa storia è che, una volta tornato nella massima serie, Pazzini è tornato al suo posto, in panchina.

Nei suoi 4-3-3 e 4-4-2 Pecchia se l’è inventate tutte per non farle giocare: mettere Bessa seconda punta, far giocare Moise Kean prima e unica punta nonostante sia chiaramente troppo acerbo. Alzare Romulo e Valoti sulla linea degli attaccanti. “Il Pazzo” non sembra più avere l’intensità per rimanere efficace sotto porta nel campionato italiano, forse avrebbe dovuto provarci in gioventù. Ora fa un po’ di campo e un po’ di panchina, in una squadra che ha davanti una stagione complicato, borbottando e segnando nell’unico modo che gli è rimasto, su calcio di rigore. Dove, però, per qualche ragione, è infallibile.

 

Orji Okwonkwo

Presenze da titolare: 0

Ingressi dalla panchina: 8

Gol: 3

Okwonwko ha 19 anni e questo è il principale motivo per cui in questo momento della sua vita è più in panchina che in campo. Alcuni supersub sono semplicemente dei giovani che vengono inseriti in squadra gradualmente, in contesti protetti, senza la possibilità di fare danni. Mettendoli a partita in corso non hanno niente da perdere e possono far leva sulla loro voglia di stupire.

Va detto che Okwonwko ha anche le caratteristiche tecniche di un buon supersub. È veloce, elettrico in area di rigore, reattivo negli spazi stretti. Buono sia per attaccare l’area in situazioni compromesse, che per lanciarsi in transizione quando gli avversari aprono i propri spazi. Quest’anno ha già segnato 3 gol in appena 109 minuti, 8 presenze di cui nessuna da titolare. Quasi tutte le sue reti sono state decisive per sconvolgere il punteggio. Ha segnato su tap-in l’1 a 0 al novantesimo contro il Sassuolo, in una partita di grande sofferenza per il Bologna; il 2 a 2 contro il Verona, che ha fatto da preludio al 3 a 2 di Donsah e il gol del 3 a 0, della sicurezza, contro la Sampdoria. Nelle ultime settimane Donadoni lo ha fatto entrare anche come esterno d'attacco.

In molti lo vorrebbero titolare, e forse contro la Juventus questa domenica verranno accontentati (Palacio è in dubbio), ma Okwonkwo rischierebbe poi la fine di Pietro Pellegri, supersub di inizio stagione (doppietta contro la Lazio da subentrato) che si è guadagnato il posto da titolare solo per dimostrare di essere troppo giovane per sostenerne il peso.

 

Gianluca Caprari

Presenze da titolare: 5

Ingressi dalla panchina: 7

Gol: 3

Quello del trequartista è uno dei ruoli più delicati del sistema di Marco Giampaolo. La Sampdoria ama attaccare molto, in maniera insistita e quasi ossessiva per vie centrali, e il trequartista è chiamato quindi a toccare tantissimi palloni in zone sensibili del campo. È costretto a giocare spesso sotto pressione, spalle alla porta, a ripulire palloni e a inventare tracce di passaggio in spazi risicatissimi. Quando può deve allargarsi sulla fascia per regalare un minimo d’ampiezza che dai terzini arriva troppo raramente.

Per tutti questi motivi, e la complessità del suo lavoro, Giampaolo non può permettersi un giocatore esclusivamente tecnico. Serve un profilo molto dinamico - come era Bruno Fernandes lo scorso anno -, bravissimo a smarcarsi di continuo per cercare le zone buone per ricevere; oppure molto fisico, com’è Gaston Ramirez quest’anno. L’uruguaiano ha preso molti chili in Premier League, ed è tornato in Italia massiccio e resistente nei duelli corpo a corpo.  Raramente Giampaolo rinuncia a lui come vertice alto del suo rombo. Ma Ramirez ha concluso solo 1 delle sue 10 presenze da titolare. Il resto delle volte ha quasi sempre lasciato il posto a Gianluca Caprari, che Giampaolo vede come la soluzione migliore per i secondi tempi. È quasi riduttivo definire Caprari un supersub, sarebbe quasi meglio definirlo “il titolare del secondo tempo”.

Se Ramirez garantisce più solidità nelle partite bloccate e intense dei primi tempi, quando i ritmi calano, la fisicità diminuisce e gli spazi la verticalità di Caprari risulta più utile. È un tipo di gestione che Giampaolo ha adottato anche lo scorso anno quando faceva giocare Bruno Fernandes nel primo tempo per poi inserire Schick a partita in corso, sfruttando la sua capacità di conduzione palla al piede.

Caprari è un giocatore particolare, di cui ancora non si è capito del tutto il ruolo in campo. Ha iniziato da ala pura nella Roma primavera ma nel tempo si è progressivamente accentrato e avvicinato alla porta. È rapido, tecnico e ha un ottimo istinto nella rifinitura e nella conclusione. Sarebbe un’ottima seconda punta, ma in un calcio così fisico le sue carenze spalle alla porta lo rendono insostenibile alla lunga. Il suo ruolo allora se lo è ritagliato nel regno calcistico meno intenso e fisico, quello dell’ultima mezz’ora di partita, dove il calcio retrocede di qualche anno.

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