17 dicembre 2017

Torino-Napoli, la squadra di Sarri è tornata: tre azioni che dimostrano la ritrovata brillantezza

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Il Napoli è arrivato a Torino dopo un periodo di preoccupante sterilità offensiva. Anche grazie al contesto tattico della partita, la squadra di Sarri è tornata a brillare e si è ripresa la testa della classifica

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Il Napoli arrivava alla partita contro il Torino dopo un inusuale periodo di aridità offensiva. Nelle cinque partite giocate tra novembre e dicembre gli azzurri avevano segnato appena 3 gol, e contro il Chievo, la Juventus e la Fiorentina erano rimasti a secco. Una crisi inaspettata, per la brillantezza che ha contraddistinto la squadra di Maurizio Sarri e le medie tenute a inizio stagione, che aveva fatto perdere al Napoli il primo posto in classifica.

Le motivazioni a supporto erano molteplici: il grave infortunio subito da Ghoulam e i problemi fisici di Insigne che hanno menomato la catena sinistra, la più importante nello sviluppo della manovra; un possibile calo fisico (smentito però dalle statistiche, secondo Sarri) o mentale, giustificato dal calendario e dagli impegni decisivi in Champions League; la scarsa profondità della rosa e la mancanza di alternative tattiche. La riconoscibilità del gioco napoletano era stata utilizzata dalle avversarie per esporre i suoi difetti strutturali: Juventus e Fiorentina, in particolare, avevano limitato la pericolosità del Napoli comprimendo gli spazi tra difesa e centrocampo e orientando la manovra azzurra sulla fascia destra con scalate asimmetriche che incanalavano da subito le azioni napoletane sul lato più debole in costruzione.

A Torino, il Napoli non doveva soltanto dimostrare di aver superato i problemi, ma si giocava anche la possibilità di tornare al primo posto, grazie alla sconfitta dell’Inter contro l’Udinese. Entrambi gli obiettivi sono stati centrati: vincendo 3-1, la squadra di Sarri è tornata in testa alla classifica e ha ritrovato la brillantezza che sembrava smarrita nelle ultime settimane.

Innanzitutto va però disegnato il contesto tattico che ha aiutato il Napoli a ritrovare i suoi riferimenti offensivi. A differenza di Juventus e Fiorentina, il Toro non ha scelto di indirizzare il possesso napoletano a destra. Non erano previste infatti scalate che ostruissero il lato sinistro e liberassero l’uscita verso Hysaj. Molto più semplicemente, a ogni centrocampista granata era stato assegnato un avversario da marcare: Baselli si alzava su Jorginho, Rincón controllava Hamsik, Valdifiori seguiva invece Allan. I due esterni d’attacco, Berenguer e Iago Falque, tenevano una posizione stretta per ostruire le verticalizzazioni di Albiol e Koulibaly e uscivano solo in un secondo momento sui terzini azzurri, Hysaj e Mário Rui.

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Baselli, Rincón e Valdifiori marcano a uomo Jorginho, Hamsik e Allan. Berenguer non si orienta su Hysaj, ma si preoccupa di ostruire la linea di passaggio in verticale ad Albiol.

E il Napoli ha saputo manipolare in diversi modi la strategia difensiva studiata da Mihajlovic.

Facendo avanzare Albiol, ad esempio, che non avendo marcature dedicate poteva portare la palla e sfruttare i corridoi aperti dai movimenti dei compagni per innescare direttamente gli attaccanti. In più di un’occasione il difensore centrale spagnolo ha verticalizzato in diagonale verso Zielinski, permettendo al Napoli di arrivare sulla trequarti senza grossi sforzi. Oppure riducendo le distanze tra i giocatori in modo da attirare la pressione e imporre delle scelte agli avversari in marcatura, se seguire il proprio riferimento o lasciarlo a un compagno e cambiare marcatura.

Il Napoli, insomma, ha messo a nudo i limiti della difesa a uomo, manipolando le posizioni dei granata, suscitando continui dubbi nelle loro marcature e sfruttando gli spazi aperti per tagliare facilmente le linee.

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Qui è addirittura Mertens ad abbassarsi come vertice basso di centrocampo. Valdifiori ha lasciato Allan e l’ha seguito, ma poi è costretto a uscire su Albiol. Baselli e Rincón sono impegnati da Jorginho e Hamsik, e il Napoli si è così aperto lo spazio per risalire il campo con uno scambio veloce tra Mertens e Jorginho.

Gli uno contro uno disegnati da Mihajlovic non sono nemmeno serviti per avere la meglio nei duelli per la conquista del possesso una volta che il Napoli veniva forzato a lanciare lungo. Nei secondi che precedono il gol di Zielinski, gli azzurri consolidano il possesso dopo un momento piuttosto confuso in cui la palla vola da un lato all’altro del campo. Quando Mário Rui la controlla unendo in unico gesto il passaggio a Zielinski, il Napoli è in netta superiorità, mentre i centrocampisti granata sono lontani dai loro riferimenti in marcatura. Il retropassaggio di Callejón ad Albiol concede qualche secondo al Toro per riposizionarsi, ma Jorginho ormai è smarcato, può alzare la testa e verticalizzare. Hamsik nel frattempo si è posizionato in maniera intelligente di fianco a Zielinski, prende in mezzo De Silvestri e lo tiene bloccato. Mertens si muove incontro attirando entrambi i difensori centrali granata, Burdisso e N’Koulou, Zielinski fa il movimento opposto in profondità senza essere seguito da nessuno e può battere comodamente Sirigu.

Il secondo gol del Napoli

L’azione racchiude alcuni tratti caratteristici del gioco napoletano: la superiorità numerica a palla recuperata, che facilita la gestione del possesso e apre la possibilità di attaccare con la squadra avversaria scoperta, oppure la verticalizzazione alle spalle della difesa grazie ai movimenti coordinati tra il centravanti che accorcia e l’esterno d’attacco che va in profondità.

Anche il 3-0 di Hamsik viene costruito con una dinamica simile: il Napoli consolida il possesso a palla riconquistata, Jorginho è libero di alzare la testa e servire il taglio di Mertens alle spalle della difesa, Hamsik entra in area senza essere seguito da nessuno. Non si può ovviamente ignorare la pessima prestazione della difesa del Toro, in difficoltà nel leggere le situazioni e scollegata come se ognuno difendesse individualmente, a cui va aggiunta l’incapacità dei centrocampisti di accorciare velocemente sui portatori di palla adeguandosi ai repentini cambi di possesso. Un mix di mancanza di pressione e spazi concessi che non poteva salvare i granata da una squadra con la qualità del Napoli.

In vantaggio di tre gol prima della mezz’ora, le condizioni erano insomma ideali perché gli azzurri tornassero a mostrare il loro lato migliore. A un certo punto del secondo tempo il Napoli sta occupando la metà campo granata e forza il rinvio di Sirigu, intercettato da Zielinski. Ancora una volta la squadra di Sarri è in netta superiorità attorno alla palla e può gestire il possesso giocando con i tentativi di pressione dei granata. Prima Mário Rui, Hamsik e Koulibaly palleggiano a sinistra, poi viene coinvolto anche Jorginho, che come al solito attira la pressione e libera i difensori centrali. Koulibaly scambia quindi con Mertens, che si porta dietro N’Koulou, e poi esce a sinistra, sfruttando i sincronismi perfetti della catena mancina: Hamsik è rimasto basso, Mário Rui si è alzato e con Zielinski prende in mezzo De Silvestri.

La scelta di quest’ultimo è di seguire il polacco, Rui ha così spazio e tempo per ricevere e vedere l’inserimento di Allan, che ha preso il posto di Mertens. Allan rifinisce di prima per Zielinski, ma il tiro del polacco è sciatto e impedisce di scrivere il lieto fine a un’azione splendida.

Splendida azione, conclusa male da Zielinski

In questo palleggio prolungato ha avuto un ruolo importante anche Mertens, il cui calo di forma raccontava in maniera molto chiara i problemi offensivi del Napoli. Il belga era tra i più attesi, e anche se non ha segnato per la sesta giornata consecutiva, ha dato netti segnali di ripresa giocando una partita strepitosa spalle alla porta, con la chicca di una sponda di petto che solitamente associamo ad attaccanti ben più alti e grossi. Mertens si è mosso molto per essere coinvolto nella manovra, aiutando il Napoli a saltare la pressione granata e facendo crollare il fragile sistema di marcature pensato da Mihajlovic.

C’è un’azione nel secondo tempo che racchiude la sensibilità tecnica e la visione di gioco che lo rendono un attaccante raffinato anche spalle alla porta. Il Toro ha trovato da pochi minuti il gol del 3-1 grazie all’ingresso di Ljajic, che ha dato maggiori soluzioni in attacco e ammorbidito la rigidità delle marcature viste nel primo tempo.

Su una rimessa laterale il serbo si perde facilmente Jorginho alle spalle, Baselli a sua volta esce in ritardo e il regista azzurro può far proseguire il possesso verso Mertens, che ha accorciato ed è stato seguito da N’Koulou. Burdisso nel frattempo è stato attirato da Allan e si fa sorprendere dallo scatto alle sue spalle del brasiliano: pur dando la schiena al compagno, Mertens lo vede e lo serve con un tocco dolce d’interno che gli apre una metà campo verso Sirigu. Allan, però, si fa recuperare da Molinaro e non riesce a tirare in porta.

La qualità di mertens

La trasferta a Torino lascia a Sarri diversi motivi per sorridere: la sua squadra ha ritrovato la brillantezza e il primo posto, Insigne è rientrato ed è sembrato in buona forma, Mertens ha dato segnali incoraggianti anche senza sbloccarsi, Hamsik ha finalmente eguagliato il record di gol di Maradona anche per le fonti statistiche che non gli assegnano due reti contro il Cagliari e il Cesena.

La sconfitta dell’Inter aveva caricato d’importanza la partita, e le risposte date dal Napoli non hanno tradito le aspettative. L’equilibrio al vertice imponeva una risposta immediata ai problemi offensivi che l’hanno bloccato nelle ultime settimane: sta agli azzurri, già a partire dalla prossima sfida contro la Sampdoria, dimostrare che non si è trattato solo di un fuoco di paglia alimentato dalla fragilità del Toro, ma di un reale momento di svolta che ha fatto superare le difficoltà affrontate di recente.

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