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20 dicembre 2017

I limiti dietro la recente crisi di risultati della Sampdoria

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gianmarco ferrari, duvan zapata, ivan strinic, karol linetty

La squadra di Giampaolo non vince da quattro partite e sabato incontrerà il Napoli capolista di Maurizio Sarri. Quali sono i limiti del gioco della Samp dietro questa flessione negativa nei risultati?

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La parabola discendente della Sampdoria è iniziata esattamente dopo aver toccato il punto più alto: cioè dopo la vittoria contro la Juventus. Nel mese successivo i blucerchiati hanno collezionato tre sconfitte e un pareggio a Cagliari in campionato, hanno perso l’imbattibilità casalinga venendo sconfitti sia dalla Lazio che dal Sassuolo e sono stati eliminati dalla Fiorentina in Coppa Italia.

L’incostanza aveva già caratterizzato la scorsa stagione della Samp e, anche quest’anno, era comunque nascosta tra le pieghe del grande inizio di campionato: la sconfitta per 4-0 contro l’Udinese o il blackout di un’ora vissuto a Milano contro l’Inter, in cui ha subito tre gol. Ma anche in alcune partite vinte in maniera larga, come ad esempio quelle contro l’Atalanta (3-1) e il Chievo (4-1), la Samp aveva sofferto e concesso tante occasioni, riuscendo comunque a girare a proprio favore l’inerzia della sfida. La squadra di Marco Giampaolo stava insomma rendendo ben oltre le aspettative e i segnali della crisi attraversata nell’ultimo mese erano già visibili nonostante i grandi risultati messi in fila fino alla partita contro la Juventus. Anche Marco Giampaolo sembrava averla prevista: «Quando la squadra vinceva dissi che quello era tutto fieno da mettere in cascina perché i momenti di magra ci stanno».

Il Doria ha un’identità tattica forte, princìpi di gioco riconoscibili che non cambiano mai e, quindi, pregi e difetti molto marcati. Le fragilità blucerchiate non erano nascoste nemmeno nei momenti migliori, ora sembrano più evidenti perché le strategie adottate dagli allenatori avversari stanno avendo maggiore successo e hanno riportato a livelli più normali l’efficienza offensiva e difensiva della Samp. Dopo aver viaggiato ben oltre la media per diverse giornate, sia nella finalizzazione che nei gol subiti dalle occasioni lasciate agli avversari (i blucerchiati sono tuttora ultimi per percentuale di tiri concessi in area di rigore, il 57%), nelle ultime 4 giornate Quagliarella e compagni hanno segnato solo 3 gol e ne hanno subiti ben 8.

Una delle debolezze più appariscenti l’ha individuata Dennis Praet dopo la sconfitta contro il Sassuolo: «Dobbiamo trovare altre soluzioni quando ci chiudono il centro». Lo sviluppo centrale della manovra, favorito dalla disposizione a rombo del centrocampo, è uno dei marchi di fabbrica blucerchiati. I difensori centrali non si allargano, ma restano vicini e palleggiano in maniera prolungata con Torreira e le mezzali per attirare la pressione avversaria, aprire spazi all’interno dello schieramento e favorire quindi il tipico palleggio tra le linee che è la via preferenziale per risalire il campo e creare occasioni.

La protezione del centro non è ovviamente una novità per le squadre che affrontano la Samp, e Giampaolo ha naturalmente studiato soluzioni alternative in fase di costruzione quando è impossibile manovrare all’interno dello schieramento avversario. Ad esempio la palla lunga su Duván Zapata, il cui dominio fisico rappresenta una scorciatoia invitante per risalire velocemente il campo, oppure le ricezioni esterne del trequartista o di un attaccante, in particolare Zapata e Ramírez, più a loro agio rispetto a Quagliarella nel partire larghi per dare un riferimento a chi imposta da dietro.

Non sono comunque previste catene di fascia per costruire l’azione quando il centro è occupato. La Samp arriva solitamente negli ultimi 30 metri con una palla lunga, un lancio o una verticalizzazione taglia-linee, dopo essersi aperta degli spazi palleggiando da dietro. Il passaggio alla fase di rifinitura non è graduale e accompagnato da più giocatori e chi riceve sulla trequarti deve essere quindi bravo a gestire il possesso dando tempo ai compagni di alzarsi.

Le squadre affrontate nell’ultimo mese hanno utilizzato diverse strategie per sabotare la fase intermedia tra la costruzione da dietro e la rifinitura, e tutte hanno praticamente avuto successo nel limitare la pericolosità della Samp. Il Bologna, ad esempio, ha occupato il centro tenendo molto stretti gli esterni d’attacco, Verdi e Palacio, con un’attenzione particolare al controllo di Torreira, attraverso la schermatura di Destro o l’uscita di un centrocampista, e alle ricezioni delle mezzali, pressate alle spalle quando si abbassavano per facilitare l’uscita della palla.

Anche la Lazio ha aspettato i blucerchiati occupando il centro e spostando la loro manovra sulle fasce, pur concedendo maggiore libertà a Torreira. Il Cagliari ha invece giocato una partita più aggressiva alzandosi a pressare la Samp nella sua metà campo, mentre il Sassuolo ha preferito marcare Torreira a uomo con Politano e lasciare l’uscita a destra su Bereszynski.

lucas torreira, matteo politano, sampdoria sassuolo

Il piano del Sassuolo era chiaro fin dai primi secondi: Politano va a marcare Torreira e Bereszynski viene lasciato solo.

La risposta della squadra di Giampaolo si è adattata al diverso contesto tattico affrontato di volta in volta. Col Bologna ha preferito lanciare lungo, non solo sugli attaccanti, ma provando anche a trovare l’inserimento centrale di Barreto, con la Lazio e il Sassuolo si è appoggiata su Bereszinsky tentando successivamente di tornare al centro per rifinire l’azione, col Cagliari ha lanciato lungo con Viviano direttamente sugli attaccanti: un’arma a doppio taglio, che da un lato ha favorito la doppietta di Quagliarella e dall’altro ha causato il gol rocambolesco di Farias, centrato dal portiere nel tentativo di rinviare.

Oltre che dal successo delle strategie difensive degli avversari, la pericolosità del Doria è stata limitata dal calo di forma di Zapata (che oltretutto si è infortunato e dovrebbe saltare la sfida col Napoli), insieme a Torreira il giocatore più influente nella fase di possesso blucerchiata, dall’assenza di Strinic, più pulito di Murru nelle scelte e più preciso nella gestione dei tempi di sovrapposizione, e da quella di Linetty. Rispetto al polacco, Barreto garantisce maggiore fisicità e movimenti senza palla più vari: inserimenti centrali e tagli sull’esterno per facilitare la ricezione tra le linee di un attaccante o del trequartista, ma il suo contributo al palleggio è decisamente più limitato.

Il responsabile dell’area tecnica, Pradè, e Giampaolo hanno poi chiamato in causa le condizioni del campo del Ferraris: «Abbiamo giocato più lungo che corto, il campo non è in perfette condizioni e magari ci toglie un po’ di fiducia nel giocare la palla corta per paura che ti possa rimbalzare male e far sbagliare il controllo», ha dichiarato il tecnico blucerchiato al termine della partita contro il Sassuolo.

La minore brillantezza in fase di possesso si è ovviamente ripercossa sulla solidità difensiva. Il gioco della Samp, in ogni fase, si basa sulla capacità di avere molti uomini attorno alla palla, sia per facilitare il palleggio che per innescare il pressing o i tentativi di riconquista immediata dopo un errore. Il maggior ricorso a giocate lunghe ha però complicato l’addensamento attorno al pallone. Un problema soprattutto a palla persa: se non ha abbastanza giocatori in zona per tentare la riconquista immediata ed è costretta a scappare verso la propria porta, la Samp si apre con facilità, lasciando spazi sia tra le linee che sulle fasce, il difetto strutturale delle squadre schierate col 4-3-1-2.

bologna sampdoria, fase difensiva sampdoria

Poli non ha pressione tra le linee e sia a destra che a sinistra il Bologna ha giocatori liberi di ricevere. Da qui i rossoblù conquisteranno il calcio d’angolo che porta al gol di Mbaye.

Il Bologna è probabilmente la squadra che ha sfruttato meglio di tutte i difetti blucerchiati in transizione difensiva e nella copertura del campo, attaccando esclusivamente con lanci lunghi e cambi di gioco, per risolvere alla radice i problemi posti dal pressing della Samp e sfruttare lo spazio che concede sul lato debole. Alzare il pallone e occupare stabilmente l’ampiezza resta una strategia vincente per togliere riferimenti al Doria e sfruttare i suoi difetti se non si hanno la qualità e la fiducia necessaria a sfidarne l’aggressività manovrando palla a terra.

Ogni squadra affrontata nell’ultimo mese ha comunque sottolineato i problemi strutturali dei blucerchiati: le difficoltà della linea difensiva nelle scalate laterali e nella copertura della profondità, la scarsa protezione garantita dai centrocampisti, lenti a ripiegare in transizione e portati a scoprire il centro dalle uscite previste quando pressano, lo spazio concesso sul lato debole.

La partita contro la Lazio ha inoltre sottolineato il prezzo pagato alla fisicità per la scelta di fondare la squadra su giocatori tecnici e bravi nel palleggio: Milinkovic-Savic ha letteralmente dominato e ha trascinato i suoi compagni alla vittoria con un gol e un’azione travolgente poco oltre il novantesimo sovrastando prima Verre e poi Torreira.

Milinkovic-Savic è appena passato sopra Verre e Torreira e va a innescare il gol di Caicedo.

La grande stagione della Samp fino alla vittoria contro la Juve si è sostenuta su un rendimento molto al di sopra delle aspettative, e la crisi dell’ultimo mese è quindi fisiologica e prevedibile. Prima o poi i blucerchiati avrebbero affrontato un periodo di normalizzazione e, forse, non è un caso che sia iniziato quando alle sfide in campionato si sono accumulate gli impegni infrasettimanali in Coppa Italia. Per il suo stile di gioco, il Doria non può concedersi cali di concentrazione o di intensità: la ricorrenza dei gol subiti negli ultimi minuti in queste settimane non fa pensare a semplici coincidenze.

La classifica resta comunque ottima, il sesto posto è stato conservato e permette di guardare con fiducia al futuro. Quello di Giampaolo resta uno dei laboratori tattici più particolari della Serie A, e adesso si trova in un momento di evoluzione, in cui il tecnico dovrà scegliere se forzare ancora di più la mano sull’identità costruita finora o ripiegare in soluzioni d’emergenza in attesa che i risultati migliorino. In ogni caso, lo sviluppo della Samp merita di essere seguito.

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