Serie A, le migliori giocate della 19^ giornata

Serie A

Daniele Manusia, Marco D'Ottavi e Dario Saltari

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Dybala, Nainggolan, Rafael Toloi e l'Udinese di Massimo Oddo sono tra i protagonisti delle migliori giocate dell'ultima giornata di campionato del 2017

Giusto ieri Alfredo Giacobbe e Fabio Barcellona scrivevano che l’Udinese in questo momento una squadra da Scudetto. Con la vittoria di ieri a Bologna sono cinque vittorie consecutive in campionato e 15 punti, per una squadra che nelle precedenti 13 gare ne aveva fatti 12 e che adesso si ritrova a una sola vittoria di distanza da un piazzamento valido per l’Europa League. Va detto che nessuno poteva immaginare che il cambio di allenatore avrebbe avuto risultati così immediati e clamorosi, neanche la dirigenza friulana o lo stesso Massimo Oddo. Ma è sul piano del gioco che il cambiamento è davvero eccezionale: raramente un tecnico prende in mano una squadra con le idee così chiare ed efficaci su come modificarla in corsa; se possiamo dare per scontato che Oddo avesse studiato a fondo l’Udinese di Del Neri, il mezzo miracolo è che anche i calciatori sembrano aver introiettato il nuovo gioco con una naturalezza che nel calcio è molto difficile da ottenere.

Per carità, non durerà per sempre (oppure tra qualche settimana ci ritroveremo a parlare dell’Udinese come possibile outsider per la corsa alla Champions League) ma Oddo ci ha regalato l’illusione che coordinare undici persone non sia in fondo così difficile. E il gol della vittoria segnato ieri da Kevin Lasagna è un compendio della fase offensiva del 3-5-2/5-3-2 della sua squadra.

Non è una giocata, ma l’attacco in ampiezza con 6 giocatori che occupano tutti i corridoi è da manuale del calcio.

Casi di provincia di questo tipo, ancora più delle 18 vittorie consecutive del Manchester City di Guardiola, dovrebbero far riflettere chi ancora oggi sostiene che l’allenatore nel calcio di alto livello non è importante, che alla fine contano solo i valori dei giocatori. Nel calcio le cose non sono mai così nette e l’allenatore serve, tra le altre cose, a far esprimere al meglio i giocatori stessi. Buttate uno squalo al centro del vostro salotto e non riuscirà a mangiare neanche le briciole del panettone cadute a terra, dimenticatevi i rubinetti dell’acqua aperta per qualche giorno e la situazione cambia. Insomma, il contesto è importante e i giocatori dell’Udinese si esprimono in maniera più brillante anche sul piano individuale, da quando c’è Oddo.

Il secondo gol di Lasagna, però, è un omaggio alle idee del Mister e contiene i principi del gioco offensivo della sua Udinese: comincia dalla costruzione bassa che coinvolge anche il portiere; prosegue con la conduzione palla al piede in verticale di Danilo, che da centrale della difesa a tre sale nello spazio che gli lascia il Bologna; va sull'esterno e sfrutta la coordinazione della catena di fascia con la mezzala, con il taglio di Jankto che invita Adnan ad aprire il piatto e servirlo sulla corsa; e arriva in porta in maniera estremamente diretta: con tre passaggi di prima (tra cui due tunnel) e il tiro di Lasagna che non ha bisogno neanche di stopparla prima tanto è esatto il movimento e la distanza tra lui e De Paul. Massimo Oddo non ha rimesso mano solamente all’Udinese, ma anche a quelle idee con cui si è presentato in Serie A con il Pescara, e i successi ottenuti in queste prime giornate sono un elogio al relativismo nel calcio, dove non c’è un’idea migliore di un’altra in assoluto, ma dove lo studio, la ricerca, la sperimentazione, sono valori tanto importanti quanto quelli tecnici che i singoli giocatori mettono a disposizione.

I tre difensori dell’Atalanta di Gasperini hanno grandi responsabilità non solo in fase difensiva, nelle marcature preventive, ma anche in costruzione: devono salire con la palla fin dentro la metà campo avversaria e giocare traccianti verticali per il trequartista o la punta, triangolare con l’esterno di fascia e aggiungersi al centrocampo anche senza palla. Ai difensori dell’Atalanta è richiesta creatività e intelligenza tattica di alto livello. Qui però Toloi fa gli straordinari, anche per ragioni di orgoglio probabilmente, eseguendo lui direttamente una giocata da trequartista. La sensibilità di questa palla non sta tanto nel tocco sotto che non è particolarmente elegante, quanto nella lettura della profondità tra difesa e portiere avversario. Certo, il filtrante è invitato dal passo in avanti della difesa già molto alta del Cagliari, e dalla postura del Papu che è già pronto a correre sul filo del fuorigioco, ma Toloi sente lo spazio dove può far cadere la palla e scegli il tempismo giusto con cui far passare la palla sopra le teste degli avversari. In fondo è la stessa sensibilità tecnica e spaziale con cui Toloi interpreta la fase difensiva, che gli permette di anticipare i suoi avversari e contendergli la palla in tackle (è uno dei giocatori ad eseguirne di più di tutta la Serie A, 3.5 in media ogni 90’: un’enormità).

Ieri Toloi ha giocato un’ottima partita anche in fase difensiva. All’undicesimo del primo tempo ha stoppato Farias lanciato splendidamente da Cigarini con un’ottima lettura e tempismo nella scivolata. Un difensore meno tecnico non sarebbe uscito vincitore da quella situazione

Come tutti i calciatori dell’Atalanta (basta pensare all’opinione comune su Bryan Cristante, che sta facendo un campionato eccezionale) Rafael Toloi soffre lo stereotipo secondo cui i giocatori di Gasperini rendono particolarmente bene perché all’interno del sistema. Siamo d’accordo i giocatori abbiano sempre bisogno di un sistema (vedi quanto scritto per il secondo gol dell’Udinese presente in questa classifica) ma vanno anche riconosciuti i meriti ai singoli calciatori. E di Toloi si parla troppo raramente quando si nominano i migliori difensori del campionato, specialmente in un periodo in cui si tende a considerare come inversamente proporzionali la capacità in impostazione di un difensore e la sua abilità in marcatura. Toloi è un osso duro, sempre attento e vicino agli attaccanti, ma è anche uno di quei difensori a cui piace la palla. Anche nei suoi contrasti è un difensori di quelli tecnici, che va per la palla anche se non si rifiuta di sfruttare il proprio corpo per raggiungerla.

Nel calcio contemporaneo i valori tecnici e fisici dei giocatori tendono a livellarsi sempre di più e risaltare per queste caratteristiche è ormai quasi impossibile, soprattutto quando si gioca ad alti livelli. Eppure quando si vede giocare Nainggolan si ha come l’impressione che sia sempre il più veloce, il più elastico, quello con più equilibrio, tra tutti e 22 i giocatori in campo; e non c’è una volta in cui non faccia almeno una cosa eccezionale, che ai giocatori normali vediamo fare con cadenza trimestrale. La partita di ieri di Nainggolan di questo tipo di cose ne ha contenute diverse, ed è stato difficile sceglierne una. Nell’azione scelta qui sopra, il centrocampista belga va in raddoppio su Politano insieme a Juan Jesus, vicino alla linea del fallo laterale, recuperando la palla quasi immediatamente. L’ala del Sassuolo prova a recuperarlo, cercando di intervenire da dietro, ma Nainggolan pianta il corpo a difesa della palla facendolo schiantare. Politano rimbalza via come se avesse provato a dare un calcio a un’incudine e di lì a poco abbandona la corsa sconsolato, buttando le braccia e il collo in avanti, come se si fosse fatto male scontrandosi con una superfice corporea troppo dura, a cui non è abituato.

Una delle qualità più incredibili di Nainggolan è proprio la capacità di estendere il proprio corpo a difesa della palla a velocità e in modi che di solito è impossibile vedere su un campo di calcio. Quando su di lui cerca di accorciare Falcinelli, il belga riesce nuovamente a frapporsi tra il pallone e l’avversario con la schiena, nonostante avesse sbagliato leggermente il controllo e un attimo prima stesse rincorrendo la palla, che rallenta con la punta del piede in maniera impercettibile. Non è una vera e propria veronica, Nainggolan si trasforma in una porta girevole che manda a vuoto la corsa di Falcinelli, che lo tiene lontano come se il pallone fosse protetto da uno scudo magnetico. Allo stadio il pubblico è già in piedi senza nemmeno rendersene conto, e quando Nainggolan supera con uno scavino anche l’intervento di Magnanelli, che aveva accorciato su di lui a tutta velocità, inconsapevolmente gridano “Olè!”, come se il belga fosse un torero e il Sassuolo composto da undici tori che provano ad incornarlo. Vedere Nainggolan difendere il pallone è un’esperienza che provoca lo stesso senso di invincibilità, di ineluttabilità della vittoria finale.

Ci sono almeno due cose che Caceres fa, prima di segnare, che basterebbero a rendere questo gol, un bel gol. Fate caso, nel momento in cui Matuidi sbaglia il passaggio, che in alto a sinistra la posizione dell’uruguaiano non è la posizione migliore, ma la sua lettura è la più pronta, la più reattiva. Nello spazio di cinque metri ne recupera tre su Khedira, che forse è un po’ lento di suo; e poi, in corsa, ha la lucidità di fermarsi appena prima del contrasto, e fare quello che in un romanzo sudamericano chiameremo “un passo di tango”, per mandare l’avversario per campi. Poi la costruzione del tiro: da manuale e non scontata soprattutto per un giocatore che prima di tutto è un difensore. Caceres si allunga il pallone con la punta del piede destro, fa due passi più corti e uno lungo per arrivare al tiro con i tempi giusti. Il fatto che poi, proprio mentre sta calciando, scivoli, e che questo scivolare invece che fargli fare brutta figura e spedire il pallone in curva, gli permetta di imprimere maggiore forza e precisione al tiro, be’: questi sono i misteri del calcio, della vita, di Martin Caceres e della sua capacità di giocare bene a pallone e servono solo a rendere dei gol belli ancora più belli.

I cinque minuti a cavallo tra il 72’ e il 75’ della partita tra Verona e Juventus sono forse quelli in cui Paulo Dybala ha preso in considerazione quanto anche il suo piede destro possa diventare un’arma letale nel gioco del calcio. Prendiamo il secondo gol dell’argentino: Dybala riceve un pallone sulla trequarti, lo mette giù di petto - o forse sarebbe meglio dire se la porta avanti di petto, visto che quello è un controllo orientato - e con un cambio di passo evita quanto basta il recupero dei due giocatori del Verona alle sue spalle. La sua accelerazione equivale a una leggera apertura del gas con cui una moto si infila tra due macchine nel traffico (in questo caso le due macchine sono le due linee della struttura del Verona): senza farsi tamponare da quella dietro ma senza neanche andare a sbattere con quella davanti. Poi Dybala punta la difesa al limite dell’area, è pronto ad effettuare la sua classica giocata di andare verso sinistra e calciare sul palo alla destra del portiere a giro ma c’è Heurtaux che gli chiude la strada in orizzontale e Caracciolo che è pronto a chiuderlo in diagonale da quella parte, con il corpo orientato già sulla corsa verso sinistra. Sono preoccupati di non concedergli spazio proprio sul sinistro, anzi sono proprio terrorizzati e pensano solo a non lasciargli nessuno spiraglio sul sinistro che già ha regalato tante gioie alla Joya.

In un attimo, però, Dybala ha la lucidità di capire che la strada verso la sua azione preferita è sbarrata, e l’equilibrio necessario a cambiare direzione mantenendo un controllo perfetto del pallone: con una sterzata va sul destro, dove ad aspettarlo non c’è nessuno. Sembra una scelta banale, ma soprattutto per un mancino è una decisione difficile, scegliere coscientemente di dover concludere con il destro. Ma Dybala ha qualità e anche se Caceres prova un disperato recupero e lui calcia cadendo per anticipare il movimento, il suo tiro di destro finisce comunque per battere Nicolas.

La Fiorentina sta vivendo una stagione strana e quella di ieri non è stata certo la sua partita migliore, né quella dell’acquisto estivo forse di maggior valore: Jordan Vertout. È arrivato a Firenze con un curriculum da promessa non mantenuta, da giovane di belle speranze fermo un gradino prima dell’ingresso nel salotto del calcio che conta: campione del mondo Under 20 insieme a Pogba e Umtiti e altri che stanno faticando ad esprimersi con continuità come Thauvin e Kondogbia; un anno buttato in Inghilterra all’Aston Villa e uno di rehab con il Saint-Etienne prima di scegliere la scommessa del calcio italiano.

In Serie A stiamo vedendo un Veretout leggermente diverso rispetto a quello di Nantes, maturato fisicamente (anche se forse ha perso un po’ di agilità dei tempi in cui facevano fare anche il trequartista e all’occasione la seconda punta) e tecnicamente a suo agio nel ruolo di mezzala versatile che occupa nel sistema di Stefano Pioli. Veretout è un giocatore verticale con grande sensibilità sulla palla e una splendida tecnica di tiro. Per rendergli omaggio abbiam scelto questo cross di destro, con una traiettoria a rientrare da sinistra che spiove sul secondo palo, che per poco non si è trasformato in un assist per Gil Dias. Se fosse così facile far cadere la palla alle spalle del terzino opposto ne vedremmo più spesso, ma la maggior parte dei centrocampisti del nostro campionato non possono permettersi di pensarla neanche una palla del genere. Una punizione in movimento, calciata in effetti da uno specialista dei calci piazzati. Jordan Veretout è sicuramente una delle belle notizie della Fiorentina di questa stagione, forse quella meno attesa.

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