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Allegri è il secondo miglior allenatore al mondo. Quarto Conte, Sarri out dalla top 20

Serie A

Il “Coach reputation ranking” è la classifica aggiornata dei migliori allenatori del mondo. Più di cento variabili e dieci categorie. Dalle vittorie in carriera alla reputazione nell’universo sportivo. Dalla gestione dei media a quello dei social network. Vince Guardiola. Secondo Allegri, quarto Conte. Out dalla top 20 Maurizio Sarri

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Pep Guardiola è l’allenatore più influente del momento. Nessuno come lui, primo in una speciale classifica davanti a Massimiliano Allegri, Zinedine Zidane e Antonio Conte. Il catalano è il re degli allenatori, uno che nel frattempo col City sta stravincendo la Premier League. La classifica del “Coach reputation ranking” è stilata da uno studio di “Comunicar es ganar”, azienda di comunicazione specializzata in consulenze sportive, e attiva in Spagna e negli Stati Uniti. Un lavoro mastodontico, che prende in considerazione più di cento variabili e suddivide in dieci categorie le qualità fondamentali dell’allenatore moderno: non solo il campo, anche l’abilità col mondo dei media, i social network e la responsabilità sociale. Il periodo di riferimento varia ogni quattro mesi, e tra ottobre 2017 e gennaio 2018 al primo posto ci finisce proprio Guardiola, sesto nell’ultima misurazione, e con un punteggio di 78.4 su 100. Unici due italiani in graduatoria Allegri e Conte, rispettavate secondo e quarto con 77.5 e 71.8 in classifica. Out dalla top 20 Maurizio Sarri. Perde due posizioni Zidane che, fino a poco tempo fa, era in testa.

I parametri al dettaglio

Sono dieci in totale le categorie che determinano la qualità dell’allenatore moderno. Tutte a fornire il dato finale, ma - attenzione, specificano gli stessi autori dello studio - non tutti e dieci i campi hanno nel risultato definitivo lo stesso peso. Si parte allora dalla “carriera”, dove in gioco entrano gli anni di esperienza come allenatore, i titoli vinti, i premi personali, quante e quali esperienze in più club diversi e in campionati diversi sono state fatte. E ancora: i gol segnati, il tempo passato in carica e l’efficienza nella gestione dei calciatori. Vero, quasi scontato, si tratta in questo caso degli elementi basilari per giudicare un allenatore. Dunque, poi, vengono i “social media”, ossia l’abilità nel gestire i vari Facebook, Twitter e Instagram (presenza sui social, frequenza di pubblicazione, numero di follower, quantità di interazioni e così via). “Website” è invece la terza voce che misura la qualità (se presente) di un proprio sito personale. Dalla quantità di aggiornamenti, fino alla navigabilità e al numero di lingue disponibili sul sito. Il campo “relazione coi media” è dunque di fondamentale importanza, basti pensare alla qualità di uno come Mourinho (6° in classifica) in questo campo. In ballo ci sono: frequenza di interviste, lingue parlate e qualità di comunicazione con la stampa. Non troppo diverse anche le voci “Messaggi” e “Comunicazione non verbale”, un mix tra chiarezza del parlato, capacità nel saper usare diversi registri verbali a seconda delle situazioni e coerenza nell’uso del corpo, nella mimica facciale, nel tono di voce e nell’abbigliamento. “Sponsor” misura invece la presenza o meno di sponsorizzazione legate agli allenatori, come la loro partecipazione diretta in eventuali campagne pubblicitarie ed - eventualmente - la fama del brand. Per “responsabilità sociale” entrano poi in gioco tutte le varie associazioni di beneficenza e campagne di sensibilizzazione in cui gli allenatori posso essere coinvolti. “Branded content” analizza dunque tutti i contenuti mediali prodotti: ossia, ad esempio, il numero di pubblicazioni (libri o articoli) che li vedono come protagonisti. Infine, ultimo parametro è la “leadership”, altro dato fondamentale: l’influenza e la reputazione di cui si gode all’interno di tutto il mondo dello sport.  

Top 10

Ne esce così una classifica accuratissima, stando ai parametri scelti, con dei punteggi specifici da 0 a 10 in ognuna delle dieci categorie. Ecco allora che Guardiola, leader della classifica, svetta per carriera e sponsorizzazioni (9 su 10), ma anche in tutti gli altri parametri scende difficilmente sotto l’8. Per Max Allegri stesso punteggio di Pep circa la carriera, ma pecca (7 su 10), tra le altre, nella comunicazione non verbale e nelle sponsorizzazioni. Nessun 9 in pagella, invece, per Conte, che - anzi - ottiene a malapena la sufficienza nella sua relazione coi media: 6. Tuttavia, dati alti (8 su 10) anche per lui nella voce relativa alla carriera a alla leadership (in quel campo, meglio di lui, solo Zidane e Simeone). Chiudono la top ten proprio Simeone al sesto posto, dunque in fila Mourinho, Emery, Pochettino, Valverde e Lopetegui.  

Passato 

La classifica, come detto, viene aggiornata ogni quattro mesi. Tra giungo e settembre 2017, periodo dell’ultima misurazione, Zidane era in testa a tutti. Seguito dall’orgoglio tricolore: Ancelotti, Allegri e Conte, tre italiani nei primi quattro. Dunque Simeone stabile al quinto posto e Guardiola. Un ulteriore passo indietro, aprendo il compasso tra gennaio e giungo 2017, fa invece comparire il Luciano Spalletti romanista in classifica, al 17° posto. Dunque prima ancora, esattamente un anno fa, era proprio Antonio Conte il primo in classifica. Con la 16^ e la 19^ posizione occupate da altri due italiani: Vincenzo Montella e Claudio Ranieri.