3 azioni che raccontano la grande partita di Calabria contro la Lazio

Serie A

Federico Aquè

Calabria_Getty

Dopo un lungo periodo di anonimato, il terzino del Milan sembra rigenerato da quando c'è Gattuso in panchina, e la partita di domenica è stata la più grande conferma

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Davide Calabria si era rivelato a San Siro in una partita contro il Palermo del settembre 2015. Aveva già esordito con la maglia del Milan qualche mese prima, nei minuti finali dell’ultima giornata del campionato 2014/15, ma quella contro il Palermo si può considerare la sua prima vera partita da professionista. La prestazione fu così incoraggiante da raccogliere il massimo riconoscimento per un terzino del Milan: i complimenti di Paolo Maldini, per il quale era stato il migliore in campo.

Sono passati oltre due anni, ma all’esordio così folgorante non è seguita una rapida ascesa verso il posto di terzino destro titolare del Milan. Nelle ultime due stagioni Calabria ha giocato soprattutto grazie alle assenze di Abate e De Sciglio, guadagnando in tutto 21 presenze. Il suo ruolo da riserva era chiaro anche all’inizio di quest’anno, e nemmeno il grave infortunio di Andrea Conti gli aveva garantito maggiore spazio. Dopo il passaggio alla difesa a tre, Montella aveva infatti riconvertito a esterno a tutta fascia Borini, in grado di interpretare il ruolo in maniera più offensiva rispetto a Calabria o Abate.

La promozione di Gattuso dalla panchina della Primavera a quella della prima squadra ha però cambiato gli scenari. Il ritorno al 4-3-3 e il ribaltamento delle idee di Montella in direzione di un gioco più prudente e meno fondato sul possesso hanno regalato il posto fisso a Calabria, che per la prima volta in carriera può considerarsi il terzino destro titolare del Milan. Nelle undici partite con Gattuso in panchina, Calabria ha giocato da titolare per sette volte, di cui quattro consecutive nelle ultime quattro giornate di campionato, nelle quali il Milan ha conquistato 10 punti e messo in fila tre vittorie, la miglior striscia stagionale.

Il rendimento di Calabria è cresciuto insieme a quello della squadra e ha raggiunto il punto massimo nella partita contro la Lazio, che per il Milan è stata probabilmente la vittoria più convincente dell’anno. Il terzino è stato decisivo con l’assist per il gol di Bonaventura, ma quel cross è paradossalmente un dettaglio, la ciliegina di una torta composta soprattutto da interventi fondamentali nel limitare una delle migliori squadre d’Europa dal punto di vista offensivo. A fine partita risaltano infatti i 9 contrasti vinti, le 7 spazzate e i 4 passaggi intercettati, statistiche nelle quali è stato il migliore in campo. D’altra parte il suo contributo offensivo, assist a parte, è stato praticamente nullo. «Sugli assist sto lavorando. Continuo a provarci anche in settimana, perché tutti mi punzecchiano», ha detto a fine partita.

Ripercorrendo all’indietro l’azione, si scopre che tutto nasce proprio da un suo recupero del possesso dopo un duello vinto con Lulic. Il suo passaggio a Biglia innesca quindi la ripartenza, con il filtrante successivo di Suso verso Calhanoglu che fa arrivare il Milan nella trequarti della Lazio. La squadra di Gattuso gira quindi la palla in orizzontale da un lato all’altro del campo fino ad arrivare a Calabria, rimasto in posizione nonostante la ripartenza si sviluppi inizialmente a destra. A quel punto, però, la Lazio è schierata e Calabria è quasi costretto a crossare, oltretutto da una posizione sfavorevole. Anche se alza la testa per dare uno sguardo ai movimenti dei compagni, è difficile dire se si sia limitato a mirare il centro dell’area crossando con forza come fa di solito o abbia cercato di proposito l’inserimento di Bonaventura. In ogni caso la combinazione è perfetta e si rivelerà decisiva per la vittoria.

L’azione raccoglie alcuni dei cambiamenti più significativi portati da Gattuso: la prudenza dei terzini, che salgono solo a possesso ampiamente consolidato, quando la palla arriva sull’esterno ed è necessaria una sovrapposizione per facilitare lo sviluppo della manovra, cambiando così i meccanismi sulle catene di fascia; e gli inserimenti dei centrocampisti, in particolare di Bonaventura, che hanno parzialmente risolto i problemi ad attaccare in profondità mostrati con Montella e forniscono un’alternativa in impostazione, con i lanci in diagonale di Bonucci.

Calabria interpreta con naturalezza le richieste di Gattuso. Pur avendo le qualità base richieste a un terzino - velocità, capacità di sostenere gli sforzi su lunghe distanze, disinvoltura nell’utilizzo di entrambi i piedi -, non ha particolari caratteristiche tecniche o fisiche così superiori alla media da permettergli un’interpretazione del ruolo più moderna, da regista occulto o da ala, che dà ampiezza in zone avanzate e può essere isolato contro il terzino avversario. Difficilmente fa la differenza con un dribbling, infatti, ma ha anche mostrato qualche difficoltà a recuperare la posizione dopo essersi spinto in avanti.

Per questo ha imparato a camminare sul filo sottile imposto dai suoi limiti, dando sempre la sensazione di giocare sul bordo delle proprie possibilità. Preferisce avanzare appoggiandosi ai compagni, ha sviluppato un ottimo tempismo nelle sovrapposizioni e, pur essendo un giocatore istintivo, riesce ad avere un buon controllo sotto pressione, sforzandosi di mantenere la qualità necessaria a restituire palloni puliti ai compagni dopo averli recuperati, anche con soluzioni piuttosto creative, come ad esempio lo scavetto col sinistro verso Calhanoglu con cui consolida il recupero nell’azione qui sotto dopo aver intercettato il passaggio di Felipe Anderson.

La partita era ai minuti finali, Calabria era stato spostato a sinistra ed è stato sollecitato spesso, con il Milan ormai schiacciato nella sua metà campo a difendere il vantaggio. Simone Inzaghi aveva scelto di occupare in massa gli ultimi venti metri inserendo sia Felipe Anderson che Nani e avanzando stabilmente Milinkovic-Savic, rinunciando a un po’ di lucidità nella risalita del campo.

Calabria poteva soffrire l’impatto sulla partita di due giocatori freschi e imprevedibili come Felipe Anderson e Nani, ma si è aggrappato a ogni risorsa per annullare il gap fisico, accentuato dalla stanchezza, e tecnico con i suoi avversari. Nell’azione mostrata in alto c’è sia il senso della posizione quando respinge il lancio di Lulic e poi intercetta il passaggio di Felipe Anderson che la capacità di portare il proprio corpo ai limiti dopo che perde la palla pressato da Nani e la recupera immediatamente allungandosi all’estremo.

La consapevolezza con cui gioca sui limiti imposti dal suo corpo ne ha definito lo stile difensivo così aggressivo e portato all’anticipo. È obbligato ad alzare costantemente l’intensità e a ridurre gli intervalli di tempo in cui intervenire ed è più incline all’errore quando temporeggia come nell’occasione del gol di Barella. Ovviamente capita ancora che la aggressività gli si ritorca contro, come in questa scivolata a vuoto su Lulic, ancora molto distante dalla porta e in una situazione facilmente controllabile dalla difesa milanista, ma in generale ha affinato notevolmente il tempismo negli interventi, tanto che in stagione non ha ancora ricevuto un cartellino giallo.

Un girone fa la Lazio aveva esibito i limiti del Milan con un pesante 4-1 che aveva posto i primi dubbi sulle reali ambizioni della squadra di Montella e aveva originato il passaggio in pianta stabile alla difesa a 3. Calabria era stato tra i peggiori in campo, e fa strano rivedere oggi la sua fatica a inseguire Luis Alberto nell’azione del 4-0 o la facilità con cui Lulic lo aveva saltato innescando il terzo gol di Immobile. In quel Milan, però, gli veniva chiesta un’interpretazione più offensiva di quella che è nelle sue corde.

Le prospettive, adesso, sembrano essersi ribaltate. Battendo la Lazio, il Milan ha confermato il buon momento di forma e Calabria è stato tra i migliori in campo, nonostante sia stato sollecitato dal lato più pericoloso della Lazio, quello sinistro, e si sia trovato di fronte giocatori dominanti atleticamente come Lulic e Milinkovic-Savic. La sua prestazione ha avuto un ruolo fondamentale nel limitare una delle squadre più brillanti d’Europa a livello offensivo, specie nel secondo tempo, quando il Milan è stato progressivamente schiacciato all’indietro e il terzino rossonero si è trovato a gestire i sovraccarichi cercati dalla Lazio sul suo lato.

Dall’arrivo in panchina di Gattuso, diversi giocatori hanno alzato gli standard di rendimento, un miglioramento indispensabile per riportare il Milan ad ambire alle posizioni che valgono l’Europa League. Calabria è tra questi, e con le sue caratteristiche sembra assolvere piuttosto bene i compiti chiesti dal nuovo allenatore ai suoi terzini. Ha già giocato 16 partite e con quasi metà stagione davanti gli manca poco per raggiungere il numero di presenze (21) accumulate negli ultimi due anni. I prossimi mesi saranno fondamentali per l’evoluzione della sua carriera.

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