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13 febbraio 2018

Da Adidas a Puma: la storia delle maglie del Milan vista dai suoi sponsor tecnici

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Oltre cent’anni di storia e una nuova svolta. Dopo venti stagioni il Milan passerà da Adidas a Puma. La storia delle maglie del Milan passa anche dagli sponsor tecnici. Sette in totale, da quelli famosi che hanno accompagnato le grandi vittorie ai soliti ignoti indossati in Serie B

IL MILAN CAMBIA PELLE, PUMA NUOVO SPONSOR

In principio c’erano soltanto le righe, rosse e nere. “Rosso come il fuoco, nero come la paura che incuteremo nei nostri avversari”. Tanto per citarne uno importante. Uno, che è poi Herbert Kiplin. Consegnato alla storia come il primo presidente del Milan. Due colori e un simbolo. Una squadra di diavoli, anche se sulle prime casacche ci sarà solamente uno scudetto, crociato. La croce rossa su sfondo bianco che è simbolo di Milano, cucito a mano su divise pesanti. Quasi delle giacche, con tanto di bottoni. Perfette nella loro imperfezione. Poi però più niente, sia sul fronte che sul retro: solo righe. Solo il rosso e il nero. Dal 1899 fino al… 1939. Il primo spartiacque è lì, al principio di una guerra che avrebbe fermato il campionato per due anni. I giocatori scendono in campo con una novità: un numero, sulle spalle. Dall’1 all’11, perché all'epoca non esistevano panchina e riserve pronte a entrare in campo. Da lì in poi la gloriosa tradizione dei numeri di maglia: simbolo e scaramanzia. Dalla classe dei 10 al killer instinct dei 9, ma questa è un’altra storia.

Tre strisce

Uno sponsor tecnico che curi il fascino della divisa non ci sarà per il Milan infatti fino al 1978. In due anni i rossoneri rivoluzionano la maglia: prima compare il logo Adidas sul petto, a destra. L’anno dopo arriva lo scudetto, il decimo. E appare per la prima volta anche il simbolo tricolore. Il verde, il bianco e il rosso: vanto dei campioni. L’esordio è proprio con Adidas, alfa e omega rossonera, o quasi. Perché il Milan dalla prossima stagione passerà a Puma, spezzando un cerchio perfetto aperto e chiuso con la società della Baviera, quelli delle tre strisce. In mezzo, tra Adidas e Adidas, altri sei sponsor tecnici. Su maglia rossonera e su maglia bianca – la prima prodotta nel 1910 – quella delle finali, quella che il Milan ha sempre richiesto di utilizzare quando in palio c’era la gloria.

Ennedue sarà sponsor del Milan tra il 1982 e il 1984, in due stagioni la promozione dalla B alla A e un sesto posto in campionato (foto LaPresse)

Con Rolly Go il Milan gioca la stagione 1984-85, i rossoneri finiranno quinti in Serie A. Nella foto Mark Hateley e Ray Wilkins (foto Getty)

I soliti ignoti

Quattro in sei anni, un punteggio mozzafiato, se solo si parlasse di scudetti. Ma in realtà i numeri si riferiscono agli sponsor tecnici. Dopo Adidas, il primo, i rossoneri alternano un poker di marche. Da Linea Milan a Rolly Go, passando per Ennedue e… Gianni Rivera. La cui linea fu sponsor del Milan per una stagione, quella 1985-86. Sciagurata? Nemmeno troppo, pensando alle ultime annate più attuali: settimo posto in campionato. Ma il Milan aveva fatto ancora peggio con gli altri. Linea Milan per esempio, il cui logo è appoggiato sul risvolto del colletto, compare sulle casacche di una squadra che nell’80-81 gioca in Serie B, non certo un orgoglio. Peggio ancora però andrà l’anno dopo, in A, ma terzultimi, e di nuovo sprofondati nell’inferno della retrocessione. Con Ennedue - una N e una R sulla divisa (perché in origine fondata come Ennerre) - la nuova promozione e un sesto posto in campionato. Dunque nell’oblio di metà classifica anche con Rolly Go e Rivera. Ma la svolta, circa sponsor e risultati, è ormai molto vicina. 

Il primo Milan di Berlusconi vestirà Kappa, vincendo il primo scudetto nel 1988 e il bis di Coppe dei campioni ’89 e ’90 (foto Getty)

Il ritorno di fiamma con Adidas dura dal 1990 al 1993: il Milan vincerà due scudetti in tre anni (foto Getty)

Maglie da collezione

A quel punto il Milan cambia tutto: Kappa, ancora Adidas per tre anni, poi Lotto e di nuovo Adidas. Nel lungo matrimonio di cristallo: vent’anni insieme, e quanti trofei. Perché la maglia, col passare del tempo, non sembra più essere messa lì soltanto per distinguere le due squadre. Piano piano diventa infatti qualcosa di più: si trasforma in storia che diventa mito, tradizione e collezionismo, quasi un cimelio da appendere alla parete. Vestirà Kappa il primo Milan di Berlusconi. Che plana col suo elicottero sull’Arena di Milano promettendo l’utopia più grande: primi nel mondo, in pochi anni. Con Sacchi e i tre olandesi arriva lo scudetto contro il Napoli di Maradona e le due Coppe campioni, di fila. Kappa è lì, sul petto, leggermente spostato sulla destra: un uomo e una donna seduti schiena contro schiena, perché quella squadra è talmente bella da guardare che va vista da ogni direzione. Con Adidas, poi, il ritorno di fiamma, e altri due scudetti. Con Lotto - e i due rombi sovrapposti - altri due titoli nazionali e un’altra Champions, tra il 1993 e il 1998.

Il Milan vestirà Lotto tra il 1993 e il 1998, due scudetti vinti e la Champions contro il Barcellona ad Atene (foto Getty)

Il matrimonio con Adidas durerà per vent’anni, quelli più recenti: tre scudetti vinti più altre due Champions League in bacheca (foto Getty)

Verso il futuro

Puma sarà il nuovo sponsor tecnico del Milan, dopo il legame 1998-2018 con Adidas, alla terza chiamata sulle divise rossonere. Il terzo esordio fu valido subito per lo scudetto del centenario con Zaccheroni in panchina. Dunque qualche anno buio e il ritorno di Ancelotti: uno scudetto più altre due Champions, prima dell’ultimo tricolore del 2011 con Allegri in panchina e Ibra in attacco. Puma è il futuro. Puma è la nazionale italiana, oltre che Bordeaux, Newcastle e Rennes. Ma se guardiamo in grande anche Arsenal e Borussia Dortmund, oltre ad altre stelle del calcio europeo come Antoine Griezmann, Sergio Agüero, Fàbregas, Balotelli, Reus o lo stesso Gigio Donnarumma, che Puma lo è da sempre: dalle scarpe ai guantoni. Proprio Donnarumma che del nuovo Milan deve e vuole diventare (anche lui) un simbolo, dopo tutte le turbolenze estive ormai risolte. Nuovo, perché è di meno di un anno fa la svolta epocale. Il passaggio di società: dall’utopia di Berlusconi agli investimenti asiatici. L’altra svolta, ora, sta sulla maglia. Il futuro è Puma. Animale veloce, famelico e pericoloso. Un vestito ancora lontano dal Milan del campo - nonostante gli ultimi passi avanti - e comunque pur sempre un buon obiettivo a cui mirare.

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